venerdì 10 settembre 2010

VERSI NELLA NEBBIA (1969)

VERSI NELLA NEBBIA


NON PIU'

Non più
il dolce suono delle cicale,
non più
il notturno chiarore delle lucciole
non più
il pianto di un bambino che ha fame.

Che squallore!
Tra tanta ricchezza
mi hanno immiserito!

Che rumore!
Tra tanto benessere
mi hanno frastornato!

Che delusione!
Tra tante speranze
sono l'ultimo anello
della catena di montaggio...

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COME LA SABBIA

Come un granello di sabbia
alabastrina del mio paese,
dispersa a miriade sul lido
deserto di una notte d'inverno
quando cala la caliginosa sera
di un gelido autunno continentale
mi rattrista il pensiero
di essere simile ai miei simili.

Fratelli, siamo soli!
Amici, siamo derelitti!
Compagni, siamo abbandonati!

Ed il mare...
continua a percuoterci.

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RUGIADA

Rugiada campestre
che sgocciolavo
fanciullo
nelle mattinate
di primavera.

Or corrotta
anche tu
hai chinato
il capo
al comando.

E giaci
lì a terra
annerita.

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AL PO

Nerastro fiume
senza vita:
mi sembri l'Acheronte.

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AVVIZZITO

Avvizzito
dal lavoro e dal tempo
mi guardo allo specchio
e rivedo te:

dolce immagine
di candido fanciullo
che solevi giocare
nei boschi silvani
all'ombra di fronzuti castagni
o sull'arena cristallina
tra il luccicare delle conchiglie.

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TRISTO DESTINO

Tristo destino
che ‘si lontano
mi hai portato
da mia madre
e dal tetto natìo.

Ah! Forse un di'
pietoso alfine,
volgerai il tuo sguardo
e ti accorgerai di me.

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HO PENSATO ALLE RONDINI

Ho pensato alle rondini
che stanche in primavera
ritornavano al nido
sotto la grondaia
della casetta di campagna.

Ho pensato al risveglio
di primavera precoce
che copre i campi
di variopinte creaturine.

Ho pensato al fervore mattutino
del pollaio novello
ai colombi innamorati
svolazzanti tra i tetti.

Ho pensato a te, Padre,
che t'aggiravi tra le gemme, felice,
e con paterno amore
rialzavi i ramoscelli riottosi.

Sembrava la tua mano pietosa
rialzare me, fanciullo piangente
su un sasso non visto,
piegato sulle ginocchia
a guisa di preghiera.

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SQUARCI DI SOLE

Squarci di sole
illuminano
il triste giorno
d'inverno.

Scure nubi
s'addensano
nel cielo
già cupo:

e cala
la tenebra.

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TRASPIRATO

Traspirato
nell'arida nebbia
ho sentito il suono
di una chitarra.

Suonava,
piangeva.

Note tristi,
note gaie:
il cuore
lontano.

Volava
nell'aere cupo
un sentimento nascosto.

Suonava,
piangeva.

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A MIA MOGLIE

Paziente compagna
della mia illusione
itinerante e fallace.

Provvida
telepatica
serena
rasserenante.

Alle antiche promesse
non hai avuto
che nuove promesse.

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VECCHIA NAPOLI

Vecchia Napoli,
col tuo rumore umano,
mi torni al cuore
sempre quando piove.

E vivo e spero
di tornar da te,
quando un di' goliardo
ti godetti tutta.

Ma or sei lungi,
cara Partenopea:
m'assordavi, sì...
ma di rumori umani.

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LAMPARE

Lucciole marine
diffuse sul tavolato
animate
da braccia poderose.

Scintille
di vita umana sul mare
d'autunno
placido
cheto.

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LONTANO

Voci
di un fanciullo
innocente
su una spiaggia
deserta
triste
autunnale.
Voci
nel frastuono
dell'onde...

Ahimé...
lontano.

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A PORTA NUOVA

Fermi!
Pazzi!

Dove andate
coi vostri scatoloni
pieni di pane raffermo,
lardo, uova sode,
una bottiglia di olio
due di vino
ed arance
da portare al paesano.

Credete d'andare a teatro...

Ma i posti a sedere
sono esauriti...
...e lo spettacolo è già finito.

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SICCOME

Siccome
una rosa appassita
pallida
smorta
discinta
cadente.
m'appari:
gelida notte del nord.

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UN FIORE DAL SUD

Fratello
quando torni
col Treno del Sole
portami un fiore
un fiore dal Sud.

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L'INDIFFERENZA

Non un volto
che chiede amore
non una mano
che chiede passione
non un corpo
che ti chiama vicino
non un viso che t'ispira rancore

nulla rimane

l'indifferenza...

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Catello Nastro

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