martedì 30 novembre 2010

Nuove strategie nel Cilento

Nuove strategie nel Cilento

PSICANALISI E TRANQUILLITA’ SOCIALE


Oggi la psicanalisi riveste un ruolo di grande importanza per la tranquillità sociale. Tra la prevenzione e la punizione esiste una entità intermedia che potremmo definire “educazione”. Una seconda entità è rappresentata dalla “rieducazione”. La prima avviene nella famiglia, nella scuola, sul luogo di lavoro, nelle strutture del tempo libero e degli hobby vari: siano essi sportivi, culturali, di passatempo o di qualsiasi altro genere. Sia ben chiaro che la psicanalisi, unitamente ad altre discipline similari, può interagire fino ad un certo punto. Quando il suo processo è senza risultati positivi bisogna per forza procedere alla repressione e quindi alla punizione. In altre parole chi mostra la chiara intenzione di non gradire la redenzione deve per forza di cose subire una giusta repressione. A questo punto il compito non diventa più oggetto dello psicanalista, ma passa nelle mani del giudice che emette il suo verdetto per una adeguata punizione da scontare nelle patrie galere. I risultati ottenuti dalla psicanalisi nel tema sono comunque degni di rilievo. Molti crimini, come quelli sessuali ad esempio, possono trovare immenso ausilio in questa disciplina. Arrivare alla radice del perché di un crimine è importante. Per una giustizia più giusta ma anche perché, scavando in profondità nella psiche del reo, si può arrivare facilmente alla motivazione del comportamento anomalo dell’individuo, comunque essere umano. In termine generico vengono chiamati “complessi”. Dal primo, forse quello più studiato e più antico della storia troviamo il complesso di Edipo. Ma anche i complessi che portano alla omosessualità, sia maschile che femminile, hanno radici profonde e quindi sono difficili da sradicare. Queste “devianze”, che non costituiscono crimine, vengono comunque accettate da una società evoluta come la nostra. Lo scorso anno nella nostra cittadina si è verificato un atto di intolleranza sul litorale di S.Marco. Ma chi l’ha commesso era il vero colpevole e quindi andava punito. Anche l’intolleranza verso gli anziani, gli immigrati, i diversamente abili è, a mio avviso, un grosso atto di inciviltà che va represso e punito adeguatamente. Da ex studioso di psicanalisi non mi voglio certamente trasformare in giudice. Non mi vedo assolutamente con la toga addosso. Un altro significativo fenomeno è la fobia. Una rivalsa psicologica da ripescare nella memoria, anche della prima fanciullezza, verso il buio, una strada in salita o in discesa, oppure verso un animale, come un cane, un gatto o addirittura piccolo ed innocuo come una formica. Quando insegnavo in Piemonte, ad esempio, conobbi un collega molto disgustoso che addirittura odiava i meridionali. Psicanalisi spicciola ed elementare: la moglie lo tradiva con un meridionale. Certamente non c’è bisogno di scomodare la psicanalisi per spiegare certe reazioni umane. Anche lo scrivente, nato durante la seconda guerra mondiale, ad ogni allarme veniva ficcato sotto il letto, al buio, per trovare un minimo di protezione. Fino a dieci anni quando passava un aereo ero terrorizzato. Il destino ha voluto che iniziassi la mia carriera di docente nella scuola media di S.Francesco al Campo, situata proprio sotto la pista di decollo dell’aeroporto di Caselle Torinese. Comunque mi abituai…In un recente articolo ho trattato di “lesionismo” ed “autolesionismo”. In altre parole omicidio e suicidio. Togliere la vita ad un altro essere umano, magari per fregargli la fuoriserie o il portafogli, e senza dubbio un crimine atroce e punibile. Togliere la vita a se stesso, anche se non è punibile, è senza dubbio un atto terribile che può destare nell’uomo di studio solo un senso di cristiana pietà. Ebbene io penso che anche quest’ultimo tipo di crimine, fa traballare la tranquillità sociale, fa intasare le coscienze non solo delle persone a lui vicine, ma anche alla società cosiddetta civile. E casi del genere sono aumentati in questi ultimi anni. Molto dipende anche dal substrato culturale e da quello ambientale. In confronto ad altre realtà sociali di altre aree geografiche, la nostra, Agropoli e Cilento, è senza dubbio preferibile ad altre aree della regione in notevole degrado. In talune zone la tranquillità sociale è quasi latitante. Basta parlare di camorra, spaccio di stupefacenti, furti e rapine, malcostume politico, traffici illeciti, e l’elenco potrebbe anche continuare… La tranquillità sociale va innanzitutto ricercata ed equilibrata nell’area vicina, prossima alla nostra famiglia ed alla nostra attività lavorativa per poi espandersi al condominio, alla scuola, al traffico, al commercio, al tempo libero ed infine ai mass media che spesso pur di fare “audience” propongono per mesi addirittura, modelli negativi. Anche l’alcolismo e la droga, in ultima analisi, rientrano in questo breve enunciato. Intorno ad essi gravita un mondo che certamente la psicanalisi non può molto. Ma può, per quello che è possibile, sperimentare nuove strategie grazie anche alla nuova e moderna tecnologia. Lascio agli specialisti la continuazione di questo scritto.


Catello Nastro

giovedì 25 novembre 2010

UN VIAGGIO NEL PASSATO

UN VIAGGIO NEL PASSATO

Arrivati oramai alla soglia di settanta anni, peraltro vissuti intensamente, con interessi molteplici, si ha molto da raccontare. E Catello Nastro, giunto al suo 41° libro, anche se breve e coinciso, come d’altro canto almeno l’80% della sua produzione letteraria, ci narra delle vicende e delle esperienze vissute negli anni ’50 e ’60, in quel di San Marco di Agropoli, ancora non invasa dalla speculazione edilizia. Gli “Antichi mestieri del Cilento scomparsi” fanno oramai parte della nostra storia e della nostra cultura. Non esiste niente di più bello, per uno scrittore, che narrare delle vicende vissute o di avvenimenti dei quali è stato testimone. D’altro canto anche le più antiche vestigia del passato ci vengono tramandate dagli scrittori o dagli artisti in genere. La cultura in genere, ha contribuito a fare da collante tra un epoca e l’altra, le guerre, al contrario, hanno sempre costituito gli intervalli, più o meno disastrosi, per fare svoltare pagina alla storia. Più in senso negativo che positivo. Ancora una volta Catello Nastro, con questa sua opera, anche se di piccole dimensioni, ci presenta uno spaccato della vita e del mondo contadino della prima metà del secolo scorso toccando anche i primi due decenni. Giustamente egli si definisce uno “scrittore popolare”, prima perché viene dal popolo, secondo perché non si è mai definito uno storico, terzo perché ama la vita semplice e senza troppe complicazioni. Vederlo in giacca, camicia e cravatta, anche durante grossi eventi culturali, è alquanto difficile. Quello che colpisce, in questo suo quarantunesimo lavoro, è anche la sintesi dei concetti e la semplicità del linguaggio. Ma l’elemento più importante, è, a mio avviso, il messaggio educativo, che egli, vecchio professore in pensione, vuole lasciare ai giovani: conoscere il passato per vivere meglio il presente e progettare con coraggio il futuro. Sarà il suo un sassolino buttato nel mare, ma tanti sassolini possono anche creare un promontorio, una isola, una insenatura, un luogo di attracco e di ormeggio per giovani che spesso perdono la bussola in vista dei troppi orientamenti e della carenza di basi di lancio… In conclusione, ancora un libro per i giovani, affinché imparino come vivevano i loro nonni ed i loro bisnonni, come si sacrificavano per il lavoro e per la famiglia e per la casetta che li ospitava. Un vecchio professore può anche diventare un educatore permanente.

Renato Volpi

sabato 6 novembre 2010

I grappoli d'uva




I GRAPPOLI D’UVA

Pendenti dal pergolato,
dorati dai raggi del sole,
o vestiti a lutto da madre natura
per il disastro ecologico,
sopravvivono, bianchi e neri,
come gli antichi Guelfi
imbottigliati nella sotterranea
cantina di un vecchio cascinale
impolverati in pagine in disuso.
Molti soccomberanno,
altri continueranno imperterriti
a fornire nuovi argomenti
al disorientato scibile umano
inquinato dai diserbanti morali,
rarefatti nelle pagine dei poeti.

Staccati dalla vite e dalla vita,
altri, cadendo a terra, marciranno,
vittime di una politica sbagliata.

Catello Nastro

Radici cilentane

RADICI CILENTANE

Una vanga antica abbandonata,
appoggiata ad un muro esterno
di un vecchio casolare
isolato nel mare verde
delle colline cilentane,
dallo stelo scheletrito
rosicchiato da famelici tarli,
dalla staffa consumata
dai poderosi scarponi
di contadini non sindacalizzati,
riporta alla mente del poeta
le forti e motivate
radici cilentane.
Narrerebbe – forse –
storie semplici
di pane condito di sudore,
di sforzi inumani
per dissodare l’avara terra
sovente pronta a negare
quanto dall’uomo programmato,
nel corso dei giorni,
nello scorrere dei mesi,
nel passare degli anni.

Le radici cilentane
sono dure a morire.

Catello Nastro

mercoledì 3 novembre 2010

recensione

LA POESIA SEMPLICE DI SILVIA DEL GALDO

La poesia di Silvia Del Galdo, che vive in provincia di Milano già da alcuni anni, è semplice e genuina, quasi una lirica naive proprio per i temi attuali descritti in maniera chiara ma incisiva.
Il dolore, l’amore, ma anche la compartecipazione all’evolversi del mondo morale e spirituale sono temi frequenti nelle sue liriche. Tra queste spicca la poesia “14 AGOSTO 1999” che riportiamo integralmente non far torto all’autrice ed anche al fruitore della composizione.

14 AGOSTO 1999

Il viso sofferente
E gli occhi ormai velati
Non brillan più d’amore
Ma si legge il dolore,
e mentre io ti guardo,
il cuore mi si stringe
e il viso mio tirato
di lagrime si tinge.

Ormai più non respiri
Al Padre sei tornata
E nello stesso istante
Il cuore è lacerato.

Silvia De Galdo

Da notare in questi versi la drammaticità del tema trattato, la rassegnazione cristiana e la compartecipazione dignitosa al dolore per la dipartita di una persona cara. Inoltre, noti bene il lettore, che Silvia Del Galdo scrive in maniera incisiva. Ogni suo verso è quasi un capitolo di un lungo diario. Un’altra composizione semplice e senza ricercatezza di astrusi vocaboli è “IL PAESAGGIO”.





IL PAESAGGIO

Com’è bello il paesaggio
Dalla macchina l’osservo,
sembra quello del Presepe
con le capre e l’asinello
con le luci piccoline
come fossero stelline
e di notte è illuminato
come mai l’ho immaginato
con i boschi e con le siepi
con i campi coltivati
con le pinte di limoni
e il profumo di lamponi:

Silvia Del Galdo

La chiara ispirazione cristiana, la semplicità dell’esposizione, sebbene con un vocabolario non molto forbito e pregno di ricercatezza, spingono il critico a prendere in considerazione i versi di Silvia Del Galdo e proporli al lettore spesso sbandato in un clima di apatia o l contrario, di un novello barocchismo linguistico atto a meravigliare più per la forma che per il contenuto.

Catello Nastro

agropolicultura.blogspot.com