sabato 14 dicembre 2013

Vigilia di Natale 2013

. vigilia di  NATALE 2013

Tra pochi giorni il Santo Natale. Il panettone e lo spumante oramai sono alla portata di tutti. Anche di quelli che non lo possono comperare in offerta speciale al supermercato. Tanto ci sta sempre qualcuno che te lo regala. Personalmente preferisco un piatto di spaghetti coi lupini, frutti di mare che costano molto meno delle più richieste vongole. Il prezzemolo fresco non deve mancare perché rende la modesta pietanza più bella e ricca. Naturalmente stiamo parlando del pranzo o del cenone della vigilia di Natale. Tavola apparecchiata con la tovaglia artisticamente ed artigianalmente ricamata dalla nonna tanti anni fa e come centro tavola il peretto di vino. Non importa se bianco o rosso. Basta che sia fatto in casa da questo o quel parente. Dopo gli spaghetti coi lupini, poiché siamo in vigilia, si prosegue col pesce. Baccalà fritto o in tante altre maniere o una bella frittura di alici  appena pescate  dei mari del Cilento. Pane fatto in casa il giorno prima alla maniera antica, cotto nel forno a legna. Una passatina di casericotta di puro latte di capra e per finire dolci natalizi caratteristici del Cilento. I migliori, a mio avviso sono li scauratieddi che richiedono molta mano d opera  ma sono i migliori di tutta la gastronomia cilentana. Le aziende agrituristiche del loco fanno o gara a offrirfli buoni, secondo la tradizione, per prendere per la gola gli ospiti del Cilento nelle vacanza invernali o estive . Dei vini non me parliamo perché sono tra i migliori del mondo ed anche se volete entrare nel mondo dei superalcolici, vi consiglio la grappa di castagne della colline di Palinuro. E dopo la grappa il pranzo è finito. Mi sembra che basti anche per stomaci capienti. L’enogastronomia è uno dei tanti motivi per venire nel Cilento. Se qualcuno dovesse riscontrare il contrario faccia reclamo all’ufficio personale: catellonastro@gmail. com  oppure alla pagine di Catello Nastro su Facebook. Risposta garantita. Auguri e buon Natale a tutti ed anche felice anno nuovo 2014.


Catello Nastro anche a nome della Famiglia Cilentana

domenica 1 dicembre 2013

Così vedo la fine...

COSI’ VEDO LA FINE
di Augusto De Conciliis
di Prignano Cilento

Da tempo non riesco a riposare,
da quando una visione mi ossessiona,
Dio voglia che non sia realtà
Ma sia il mio cervello che non  ragiona.
Vedo la terra un rogo diventare
Ove l’umanità la si dimena
cercando scampo da quell’orrendo foco
I monti par che si vogliono accasciare,
tutto brucia, brucia anche il mare,
nulla più rimane sulla terra,
tutto è finito, tutto è incenerito.
Vedo il sole diventare opaco,
la terra freddarsi lentamente
il ghiaccio che man mano si stende
dove ieri il gregge pascolava.
Sento grida venir da loco strano,
cerco di capir la provenienza…
e poi capisco!
E’ gente rifugiata  per non morir bruciata,
corro in loco per dare loro aiuto,
ma nulla posso fare per salvarli.
Il fuoco ha sigillato quella buca.
Beati voi che nulla avete visto
chi mai può spiegarsi com’è triste
veder la terra com’è diventata.
Mentre m’allontano da quel luogo
ove quella gente è sotterrata,
cerco di capire l’accaduto,
cerco di capire chi l’ha  provocato.
L’uomp è vanitoso, pazzo, non ha coscienza,
però la massima colpa è della scienza!!!
Augusto De Conciliis
(Poeti del Cilento)

COSI' VEDO LA FINE

giovedì 28 novembre 2013

BUONI E CATTIVI

BUONI  E CATTIVI

Si più essere belli dentro e fuori e buoni e cattivi dentro e fuori. In questo doppio dualismo si comprende la morale, la religione, la solidarietà, la tendenza verso il bene o verso il male, la lode a Dio e la bestemmia. Un grosso guazzabuglio dovuto ad una cattiva informazione dei mass media e, lasciatemelo dire, molto spesso alla famiglia, alla scuola, alla comunità nella quale si vive. “ “Chi pecura se face lu lupo se la magna.” Ed il lupo, cioè il cattivo, ha aguzzato la sua voracità approfittando dei recenti mezzi di comunicazione, come la TV, internet e similari ancora più sofisticati. Prendiamo ad esempio internet. Troviamo scritti che inneggiano alla pace cosmica, incluso la casa nostra, ed altri che non solo inneggiano alla violenza, ma trovano strade ripide e tortuose per evidenziare tutta lo loro cattiveria e malvagità anche verso esseri indifesi: minori, disabili, malati, anziani extracomunitari ed emarginati. Si sono creati due opposti eserciti, schierati uno di fronte all’altro e per di più muniti di armi e mezzi tecnologicamente avanzati che usano senza discriminazione. Quando l’oggetto di questa violenza è un bambino, un disabile, un degente, un anziano, un invalido, il reato subìto da queste categorie deboli, indifese ed a rischio, diventa di una gravità maggiore. L’essere cosiddetto “umano” forse perché lo tiene nel DNA, o forse perché cattive frequentazioni lo hanno spinto ad una metamorfosi morale, spesso diventa cattivo. Il fatto curioso che tale individuo faccia parte di una comunità di esseri cosiddetti umani, che non conoscono la morale e quando la conoscono si rifiutano di accettarla e praticarla  ci deve far riflettere. Molti programmi televisivi propinano programmi non solo non educativi, ma immorali. Non parliamo poi di internet…Ci sta gente che ne fa un ottimo uso e gente, in particolare modo giovani, che ne fa cattivo uso. Le leggi in merito ci sono…ma chi le applica…chi le fa applicare??? Molto spesso il buono diventa più buono ed il cattivo più cattivo. E qui non si tratta dell’assalto al forno di manzoniana reminiscenza. Si tratta di esternazioni di menti cattive o quanto meno malate. In una società civile come la nostra esistono della associazioni di solidarietà umana, come la Caritas, ad esempio, dove un tozzo di pane per sfamare qualcuno non manca mai. Ma esiste anche una società di un livello superiore (secondo loro) che si crede padrona della dignità dell’altro, dell’esercizio di funzioni statali, regionali, comunali, imprenditoriali e, raggruppando la cerchia, anche morale ed operando al di sopra della legge in vigore e della comune morale civile. Ritorniamo al binomio, già ampiamente dallo scrivente trattato, di diritti e doveri, impegno sociale e morale, appartenenza politica come impegno per diritti umani collettivi legali per pochi ed illegali per molti  che vivono ai margini di una socità umana che spesso umana non è.  A questo punto potrei fare un lungo elenco di attività produttive etiche, altre illecite, altre addirittura ai margini della legalità. Atte solo ad arricchire i ricchi e sfruttare i poveri. Unico contrappeso leggi eque, solidarietà. Oculata e controllata amministrazione della cosa pubblica. Il libro della parità dei diritti sempre aperto e consultabile, una coscienza bella uno spirito non brutto. I cicli ed i ricicli di Vichiana  reminiscenza, a distanza di anni ritornano.

Catello Nastro
(28 novembre 2013)


mercoledì 27 novembre 2013

SCRIVERE OGGI

SCRIVERE OGGI

Tralasciamo i vecchi detti che la scrittura è comunicazione, cultura, istruzione, propaganda, comunicazione, costruzioni di alti ed altri edifici virtuali. Tralasciamo il vecchio motto che la lettura, del quotidiano, della rivista specializzata o dei testi in libreria, se escludiamo, in parte quelli scolastici, e consideriamo la lettura come informazione (non sempre obiettiva) di eventi sportivi, politici, sociali o di vita mondana ( il cosiddetto gossip). Tralasciamo anche di parlare della scrittura in genere. A partire dagli ideogramma egizi, i geroglifici, il greco, il latino e poi l’italiano, per condurre e concludere l’itinerario col computer, internet, palmari ed altri figli della moderna tecnologia. Quando incominciai a scrivere ( le lettere dell’alfabeto di nostra lingua), usavo il pennino Cavallotti che mi è rimasto, nel tempo, il più simpatico proprio per il suo nome. Allora usavo la penna composta da un cilindretto di legno “lu’ spruocculo) colorato in rosa per le femmine ed in azzurro per i maschietti. Col tempo non si capiva più il colore. Sto parlando di circa settant’anni fa, quando imperversava il Secondo Conflitto mondiale. La stilografica ebbe diffusione solo dopo il 1950 ed era riservata ai figli di papà perché costava molto. Adesso si parla di banco da scuola provvisto di computer, con tastiera, video ed internet per spedire alla maestra, distante tre o quattro metri) il compito scritto su supporto informatico Arial 16 perché la maestra, pur essendo giovane non ci vede tanto bene. La scuola, a mio avviso (non perché nel secolo scorso ho fatto il professore) è il secondo istituto educativo dopo la famiglia. La vita e la coscienza completano l’opera. Scrivere, con qualsiasi tecnica, importante per far girare le proprie idee. In periodo elettorale fanno girare altre cose facilmente intuibili. Scrivere, ma anche leggere. Dall’articolo sportivo alla poesia. Il libro fa riflettere la TV nò. E forse è così. Qualche pessimista ( o ottimista) ha detto che ci sono più scrittori che lettori. E questo, a mio avviso, è un fatto molto positivo per una società in rapida evoluzione ( o involuzione per i pessimisti). Forse un giorno le librerie scompariranno. Come il vecchio, romantico pennino Cavallotti che la prima volta, con mano tremante, scrisse alla compagna di classe, seduta al secondo banco a sinistra il messaggio “Ti amo”.



Catello Nastro

giovedì 21 novembre 2013

Un'Italia migliore

UN’ ITALIA MIGLIORE


Vulimme fa’ un’Italia migliore,
simme tutte d’accordo, sissignore.
Ma ‘a primma cosa che s’ha da fa’
è ca cchiù nisciuno adda arrubba.
Acca’ se fotteno ‘e sorde acchiù belle
cumme si fossero caramelle
e nuje ‘e tasse hamma pajà
pure quanno jammo a cacà.
Accà ce sta ggente ca viaggia
cu’ ‘na putente Maserati
e puverielli ca’ nun ponno viaggià
manco ‘ngopp’à ‘na bicicletta scassata.
Nunn’arrubbate assaje milioni,
ca po’ è purtate nell’aute nazzione.
Accà ‘nge sta ggente ca’ po’ magnà
ogne jurno ‘o prezzioso caviale
e chi s’adda accuntentà e ‘na cora ‘e maiale.
Penzatece bbuono: l’Italia è ‘na nazzione
ca’ ‘e civiltà ha dato lezzione.
E mo’ nunn’è ditto
ca’ pe’ ‘na massa e fetienti
‘nge sta chi è ricco
e chi nun tene niente.

Catello Nastro




mercoledì 20 novembre 2013

LA VECCHIAIA

LA VECCHIAIA


Quant’è bella la vecchiaia,
quanto arrivi agli anni …anta
di speranza ce n’è tanta,
ma è l’unico raggio di sole.
Quando riscuoti la pensione
pensi di arrivare a fine mese,
ma ci sono tante spese
che ti fanno digiunar.
Meno male che ai supermercati
fanno le offerte speciali
e mangiar ne puoi quintali.
Tutto costa meno caro,
ma per il troppo aver mangiato,
ti capita una  cosa bella:
una solenne cagarella.
Ma per i malanni che tu tieni,
molto spesso ti trattieni
e solo allor ti accorgi ch’è bella
una solenne cagarella.


( da “POESIE DI MERDA” di Catello Nastro









lunedì 18 novembre 2013

SENI COSENI TANGENTI

SENI COSENI E TANGENTI


Non parliamo di geometria e matematica in genere per i seguenti motivi:
1)   Al Liceo classico, situato proprio sul porto di Agropoli, dove adesso sorge un importante Museo del mare  ed una sala convegni ed eventi culturali che il paese sognava da anni, lo scrivente  conseguiva,” illo tempore”,frequentando il Liceo Classico, discreti risultati nelle materie letterarie.
2)   In matematica, al contrario, i risultati erano del tutto negativi. Ma sommando i risultati delle varie materie, conseguì la maturità classica a stento, ma senza raccomandazioni.
3)   Imparò, comunque, a distinguere un cerchio da un quadrato, ma un quiz importante, a oltre mezzo secolo di distanza è rimasto ed è ancora  insoluto. Che cacchio sono seni, coseni e tangenti.
4)   All’età di tre quarti di secolo, sforzandosi con la memoria  defraudata non da Gennarino ‘o mariuolo”, ma da un nobile inglese, Mister Parkinson, che con Napoli non c’entra proprio e…poi non è stato nemmeno invitato, è giunto alla seguente conclusioni:
5)   I seni, sono le zizze normali che tutte le donne hanno ( chi più grande chi più piccole, le tangenti sono quelle che bisogna pagare per conseguire un  illecito guadagno a danno di tutta la collettività civile.
6)   I coseni sono i seni al silicone.
Seni, coseni e tangenti trovano ampio spazio televisivo. Non ci sta programma televisivo  che non faccia vedere donne scollacciate con seni artificiali ( al silicone, da cui co-seni),che non parli di tangenti presi di questo o da quello, creando una confusione di carattere matematico come quella che avevo io quasi sessanta anni fa. A questo punto il solito lettore pignolo potrà chiedersi “ Ma questo dove vuole arrivare???” Ebbene una volta capito cosa sono i seni, una volta capito cosa sono le tangenti, rimane da approfondire sui coseni. Anche essi sono gonfiati come certi appalti, anche essi sono soggetti a tangenti, anche essi succhiano il sangue del popolo che lavora e che produce, nelle piccole e medie imprese, che ancora riescono a mantenersi a galla in un mare inquinato  da liquami politici e pesticidi da sottobosco…

lunedì 11 novembre 2013

CCHIU' 'E RIECIANNE

CCHIU’  ‘ E RIECIANNE

Songo cchiù ‘e ricianne
ca’ navigo ‘ngoppa interette,
 ma nunn’ho saccio cchiù
pe’ ‘nu futuro ggià arrivato,
proprio comme se mette.
‘A memoria d’ò compiuterre è bbona assaje:
mai ch’avesse rifiutato
‘na recensione o ‘na poesia mia:
sia in italiano, oppure in cilentano
o nel nobbilo  dialetto napulitano.
Aggià n’aggio cagnate ‘na ricina
‘e chist’aggeggi ca’ fanno ‘o munno cchiù vicino.
Ma ‘o computerre se po’ cagnà,
ma ‘nu cerviello viecchio e cunzumato
cu’ tutt’à tecnologia che sta qui,
disgraziatamente nun se po’ sostituì.
‘Nge vulesse ‘nu tecnico speciale
pe’ cagnà a situazione, cioè ‘o Pataterno.
Ma chillo aggià è impignato
cu’ Grillo E Berluscone,
e certamente nun po’ penzà a me,
ca’ songo ‘nu bravo guaglione.
Aggia tirà annanze cumm’à ‘nu ciuccio pa’ sagliuta,
e m’aggia accuntentà ‘e fa ‘nu pass a vota,
cercanno ‘e nun care’ dint’à scarpata,
speranno nel mondo divino,
‘e ripurtà dduje sacche ‘e grano d’o mulino.

Catello Nastro


domenica 10 novembre 2013

CCHIU' ' 'E RICIANNE

CCHIU’  ‘ E RIECIANNE

Songo cchiù ‘e ricianne
ca’ navigo ‘ngoppa interette,
 ma nunn’ho saccio cchiù
pe’ ‘nu futuro ggià arrivato,
proprio comme se mette.
‘A memoria d’ò compiuterre è bbona assaje:
mai ch’avesse rifiutato
‘na recensione o ‘na poesia mia:
sia in italiano, oppure in cilentano
o nel nobbilo  dialetto napolitano.
Aggià n’aggio cagnate ‘na ricina
‘e chist’aggeggi ca’ fanno ‘o munno cchiù vicino.
Ma ‘o computerre se po’ cagnà,
ma ‘nu cerviello viecchio e cunzumato
cu’ tutt’à tecnologia che sta qui,
disgraziatamente nun se po’ sostituì.
‘Nge vulesse ‘nu tecnico speciale
pe’ cagnà a situazione, cioè ‘o Pataterno.
Ma chillo aggià è impignato
cu’ Grillo E Berluscone,
e certamente nun po’ penzà a me,
ca’ songo ‘nu bravo guaglione.
Aggia tirà annanze cumm’à ‘nu ciuccio pa’ sagliuta,
e m’aggia accuntentà ‘e fa ‘nu pass a vota,
cercanno ‘e nun care’ dint’à scarpata,
speranno nel mondo divino,
‘e ripurtà dduje sacche ‘e grano d’o mulino.


Catello Nastro

CCHIU' 'E RICIANNE

CCHIU’  ‘ E RIECIANNE

Songo cchiù ‘e ricianne
ca’ navigo ‘ngoppa interette,
 ma nunn’ho saccio cchiù
pe’ ‘nu futuro ggià arrivato,
proprio comme se mette.
‘A memoria d’ò compiuterre è bbona assaje:
mai ch’avesse rifiutato
‘na recensione o ‘na poesia mia:
sia in italiano, oppure in cilentano
o nel nobbilo  dialetto napolitano.
Aggià n’aggio cagnate ‘na ricina
‘e chist’aggeggi ca’ fanno ‘o munno cchiù vicino.
Ma ‘o computerre se po’ cagnà,
ma ‘nu cerviello viecchio e cunzumato
cu’ tutt’à tecnologia che sta qui,
disgraziatamente nun se po’ sostituì.
‘Nge vulesse ‘nu tecnico speciale
pe’ cagnà a situazione, cioè ‘o Pataterno.
Ma chillo aggià è impignato
cu’ Grillo E Berluscone,
e certamente nun po’ penzà a me,
ca’ songo ‘nu bravo guaglione.
Aggia tirà annanze cumm’à ‘nu ciuccio pa’ sagliuta,
e m’aggia accuntentà ‘e fa ‘nu pass a vota,
cercanno ‘e nun care’ dint’à scarpata,
speranno nel mondo divino,
‘e ripurtà dduje sacche ‘e grano d’o mulino.


Catello Nastro

venerdì 8 novembre 2013

'A VAVOSA

‘A VAVOSA

A vavosa è cumm’a
‘na maruzza senza guscio
e sulo a vedè ‘ngppa ‘nzalata
st’animale curnuto e muscio
ca’ quanno cammina
va crianno ca’ bava ‘nu struscio,
 te passa ‘a voglia ‘e cundì ‘a ‘nzalata
e te circhi n’ata purtata.
Ma ‘na cosa ara sape’.
‘A  vavosa è nata dint’à n’ uorto
senza cose chimiche o diossina,
o  scareche ‘e munnezza
chiene ‘e sustanze velenose
cu’ tutt’e diserbanti ogne  matina.
Pirciò nun fa ‘a schizzinosa
quanno vaje ‘o mercato.
addò’  ‘nge sta a vavosa
vuol dire sulamente ca è genuina
e t’ha può  magnà sera e matino.

Catello Nastro


lunedì 14 ottobre 2013

Mister Parkinson

MISTER PARKINSON

Nella mia vita ho incontrato barriere insormontabili rappresentate da persone o cose che stavano in netta contraddizione con la mia teoria dell’esistenza umana. Le battaglie  combattute sono state molte: contro nemici inesistenti, come  Don Chisciotte  contro i mulini a vento, come il bambino vittima delle favole del terrore che gli venivano propinate da avi ignoranti ed un poco stronzi. Avvicinandoci ai tre quarti di secolo tutti questi mostri passano in secondo piano. Vengono a lasciare ai nuovi mostri della cosiddetta terza età. Pinocchio, Cenerentola ed il Principe Azzurro se ne vanno  in pensione, mentre arrivano dalle nazioni straniere i nuovi mostri. Ultimo arrivato un nuovo mostro, forse preveniente dalla Britannia, che si chiama Parkinson. Certamente non è un nobile. Ci mancasse pure… Esso si impadronisce, come un immondo virus informatico, dei dati del nostro cervello, acquisiti in oltre settanta anni di ricerca, studio e conoscenze e li cancella a tal punto da farci dimenticare di comperare il pane quotidiano come ordinato dalla consorte, numeri di telefono, indirizzi di amici e parenti, portare nel portafogli i dieci euro per fare la spesa. Quando vedi un amico rivisto magari dopo venti anni e non lo riconosci, magari è giustificabile, ma quando questo amico il giorno dopo ti saluta e tu magari rispondi senza averlo riconosciuto, il problema diventa serio. Sia ben chiaro che ognuno di noi, arrivato ai tre quarti di secolo, di vicissitudini  ne ha passate parecchie, ma il nemico sopracitato diventa così subdolo da ferirti, cioè da farti fare delle magre figure con gli amici. Non si tratta di essere diventato uno smemorato di Collegno, oppure un diversamente abile nella conoscenza, specialmente quando ti trovi di fronte a delle persone, magari di storica antipatia che più volte ti annotano:” Possibile mai che non ti ricordi di me???”. Magari fosse una  bella donna sarebbe stata memorizzata anche con antivirus. Ma il tizio conosciuto magari alla sagra della porchetta di dieci anni fa, in un paese interno e collinare del Cilento, nel frastuono della banda musicale ed in mezzo a duemila persone affamate prima del pasto o ubriache di vino primitivo dopo, non può pretendere di essere riconosciuto, proprio perché Mr Parkinson consente la conoscenza solo entro certi limiti. L’essere umano è imprevedibile, come il suo futuro e la gestione delle sue azioni anche nella terza età. Sorretto dalla Fede e dalla Ragione deve combattere contro questo subdolo nemico. Per riconoscere la propria presenza cristiana, la sofferenza sia fisica che morale, il coraggio di continuare a lottare dalla parte del giusto anche se ha poche forze da schierare in campo. Anche gli esiti della battaglia sono in dubbio. Ma la dignità umana spinge a lottare fino alla fine.


Catello Nastro

sabato 12 ottobre 2013

DON PEPPO 'O PIZZAIUOLO

DON PEPPO ‘O PIZZAIUOLO


Don Peppo, ‘o pizzaiuolo arreta ‘o vico,
ha perze tutte ‘e cliente
e nun tene manco cchiù n’amico.
‘E  sere all’inverno appiccia ‘o furno,
ma sulamente per se scarfà.
Cerca ‘e sparagnà pure ‘ngoppa
‘o lignammo c’arde dint’ò furno.
‘E maligne vanno ricenno
ca’ usa pure ‘e cascie ‘e muorte
pe’ fa ‘o furno allummà.
Pure pe’ sparagnà accatta
‘a robba fracete da ra’ ‘a magnà.
Oramaie s’è sparza ‘a voce
dint’ò rione e pe’ tutto ‘o quartiere,
c’à pizza e don Peppo ‘o pizzaiulo
è arroventata overamente pazza.
Nun se sente cchiù addore bello
‘e mare r’alice fresca ‘e paranzella,
o addora ra’ pummarola fresca
appena coveta e ‘a muzzarella
ma ‘nu fetore e saraca fraceta
scurdate nu’ mese intero dint’à tiella.
Pure ‘a farina pe’ affà ‘a pasta,
meza ‘mbagliucculata e fraceta,
fete a tale punto che t’ara appilà ‘o naso.
Nun parlammo poi d’ò magazzino,
ca’ nun canosce ‘a pulizzia ogne matina.
Fete ogne cose dint’à  sta pizzaria,
 ca’ l’autr’iere,  ‘e notte, tre guagliuncielle,
hanno curretto  l’inzegna ca’ steva
‘ngoppa ‘a porta ammiezz’a via.
Hanno cagnato sulamente ‘a “i” ca’ “ u”:
e ‘o posto ‘e leggere “pizzaria”
chiaramente se leggeva “puzzaria”.

Catello Nastro
*******


venerdì 11 ottobre 2013

DON PEPPO 'O PIZZAIULO

DON PEPPO ‘O PIZZAIUOLO

Don Peppo, ‘o pizzaiuolo arreta ‘o vico,
ha perze tutte ‘e cliente
e nun tene manco cchiù n’amico.
‘E  sere all’inverno appiccia ‘o furno,
ma sulamente per se scarfà.
Cerca ‘e sparagnà pure ‘ngoppa
‘o lignammo c’arde dint’ò furno.
‘E maligne vanno ricenno
ca’ usa pure ‘e cascie ‘e muorte
pe’ fa ‘o furno allummà.
Pure pe’ sparagnà accatta
‘a robba fracete da ra’ ‘a magnà.
Oramaie s’è sparza ‘a voce
dint’ò rione e pe’ tutto ‘o quartiere,
c’à pizza e don Peppo ‘o pizzaiulo
è arroventata overamente pazza.
Nun se sente cchiù addore bello
‘e mare r’alice fresca ‘e paranzella,
o addora ra’ pummarola fresca
appena coveta e ‘a muzzarella
ma ‘nu fetore e saraca fraceta
scurdate nu’ mese intero dint’à tiella.
Pure ‘a farina pe’ affà ‘a pasta,
meza ‘mbagliucculata e fraceta,
fete a tale punto che t’ara appilà ‘o naso.
Nun parlammo poi d’ò magazzino,
ca’ nun canosce ‘a pulizzia ogne matina.
Fete ogne cose dint’à  sta pizzaria,
 ca’ l’autr’iere,  ‘e notte, tre guagliuncielle,
hanno curretto  l’inzegna ca’ steva
‘ngoppa ‘a porta ammiezz’a via.
Hanno cagnato sulamente ‘a “i” ca’ “ u”:
e ‘o posto ‘e leggere “pizzaria”
chiaramente se leggeva “puzzaria”.

Catello Nastro
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p.s. A Napoli la pizza è ottima in tutte le pizzerie per la concorrenza ed è pure economica per…la recessione.

La pizza rimane sempre la regina dell’arte culinaria napoletana e Campana in genere.

mercoledì 9 ottobre 2013

'O SCARRAFONE

 '0 SCARRAFONE

Quanno passo annanz’a munnezza
e te veco ‘o scarrafone,
me fa’ tanta ribrezzo
ca me vene ‘a voglia r’ò schiattà.
Quase, quase mo’ aizo ‘o pero,
e cu’ forza ho voglio scarpisà,
tanto quann’arrivo a casa
‘ngopp’à ll’evere ro’ ciardino,
‘a meza sola me l’aggia ‘mbruscinà.
Chillo appizz’antenne e pare ‘e ricere:
“Ammiezz’à tutta sta’ munnezza,
proprio cu’ mme t’ha vuo’ piglià.
Sient’à mme, vattenne a casa
e ‘a munnezza lassala sta’.
Rint’à munnezza ‘nge stammo
‘nu pucurille tutte quante.
Chisto pe’ me è ‘nu ristorante:
si ho chiureno addò vaco a magnà?”

Catello Nastro

martedì 1 ottobre 2013

'O SEMAFERO SCASSATO

‘O SEMAFERO SCASSATO

‘Nge’ sta troppa cunfusione
‘ngoppa ‘e ggiurnale
e dint’a ‘a dilivisione.
Aggiri ‘accà e aggiri allà
ma nun saje addo’ vaje,
pecchè chilli ca’ stanna a cummannà
songo overamente assaje.
Tutte parlano ‘e progresso
cu’ tanti raggiunamente
aa’ so’ bbuoni sulo dint’ò cesso.
E mentre ognuaruno espone la situazione,
nuje ci accurgimme ch’hanno ‘nguaiata sta’ nazzione.
Tutte teneno raggione e ponno fa’ ‘a culazzione.
Ma accà ‘nge sta ggente ca’ d’o magnà
se so so’ scurdate veramente a mente.
Nun v’arrubbate tutta ‘ pagnotta,
ch’accà ‘nge sta ggente ca’pa’ famma
nun pote  adddorme manco ‘a notta.


Catello Nastro

mercoledì 4 settembre 2013

SENTIMENTI di Silvia Del Galco

Recensione
“SENTIMENTI” – di SILVIA DEL GALDO

Ventiquattresimo volume della collana “Il Cilento nuovo”, diretta da Mario De Pascale, Antonio Infante e Catello Nastro, è stato pubblicato il libro “SENTIMENTI”, una antologia poetica di una cinquantina di pagine, vive e toccanti, come il precedente volume. Quattordicesimo della collana dal titolo “POESIE SEMPLICI “ DI Silvia Del Galdo pubblicato tempo addietro nella stessa collana, per la precisione il quattordicesimo della serie in stampa. Una poesia che presenta, con cristiana serenità, i propri sentimenti. Situazioni affettive vissute e narrate in poesia, in versi a volta ritmati, a volte sciolti, proprio per mettere in evidenza gli stati d’animo. Un libro fatto più per esternare i propri sentimenti e stati d’animo che con intenzione di creare poesia. Ma la poesia viene fuori dalla lettura delle liriche che affrontano i problemi spirituali della vita contemporanea. Antonio Infante, Presidente della Libera Università di arte e cultura del Cilento e Vallo di Diano nella presentazione ha scritto:”  E’ il secondo volumetto di poesie che Silvia De Galdo, originaria del Cilento, ma che vive ed opera da anni in Lombardia, affida alla collana letteraria  “IL CILENTO NUOVO” , sotto il patrocinio della Libera Università Letteraria del Cilento, della quale mi onoro di essere Presidente, con la fattiva collaborazione dell’amico Catello Nastro e di Mario De Pascale.  Una collana che ha pubblicato poeti e scrittori emergenti che si presentano ai lettori in veste tipografica economica proprio per permettere a tutti di attingere dalla cultura popolare i lati ed i dati salienti. La tematica di questa seconda pubblicazione nella nostra collana, non si dissocia di molto dalla prima.  “SENTIMENTI” è il titolo sintetico e schematico di questo volumetto  nel quale l’autrice si presenta, ancora una volta, nella semplicità descrittiva pur rappresentando temi ed argomenti di notevole interesse.  Essi sono stati analizzati e trasportati in progetto grafico, in tutta la loro purezza e la loro semplicità. Da annotare che il primo volumetto di poesie dalla medesima pubblicato dalla nostra collana, si intitolava “Poesie semplici”. Proprio ad indicare l’onestà descrittiva e la purezza dei temi trattati. Questa seconda raccolta sembra quasi il prosieguo della prima, sebbene i temi, di carattere spirituale, continuano ad essere i protagonisti dell’opera. Essere al servizio della cultura – non solo nostra ma anche degli emergenti, ci onora e ci incoraggia a proseguire su questa strada. (Antonio Infante). Catello Nastro che ha curato la stampa e le bozze ha scritto:”Commentare i classici,  grandi poeti del passato è molto facile. Talvolta basta fare una sintesi delle varie valutazioni per arrivare ad un giudizio cosiddetto personale. Ma personale non è proprio perché attinto a varie fonti letterarie sul tema, o anche tema ed autore diverso, per parlare di recensione critica personale. Assieme ad Antonio Infante, sto portando avanti un progetto di nuovi poeti. Validi o meno. Questa sta ai lettori giudicare. Un certo barocchismo, ripescato ed assemblato ad arte, figura spesso nelle altrui presentazioni ai tanti libri di poesie che cercano di inserirsi nel contesto culturale locale, per non dire regionale o addirittura nazionale. Di questo argomento ne abbiamo già discusso in alcune  pagine di libri della nostra collana che, almeno sembra, sia la più prolifica del territorio. Dare voce agli umili è anche un messaggio cristiano. E questa volta è proprio il libro in oggetto ch presenta queste caratteristiche. Innovazione nella poesia? Non è questo il nostro problema. Antonio Infante e Catello Nastro vogliono solo presentare ai lettori gli autori. Al resto deve provvedere il lettore attento ed oculato che si accinge alla lettura del volumetto. In questa ottica abbiamo iniziato, assieme a Mario De Pascale, la stesura dei testi, in questa stessa maniera è nostra intenzione continuare.   Catello Nastro. Grande merito all’autrice del libro, Silvia De Galdo, ma anche agli amici Antonio Infante e Catello Nastro che operano disinteressatamente in un contesto culturale atto solo a presentare valori in via di estinzione attraverso nomi nuovo dell’arte, della letteratura e della cultura in genere del territorio.


Renato Volpi

venerdì 9 agosto 2013

UN SORRISO
Un sorriso come amore,
come simpatia o attrazione
fisica o morale che sia.
Un sorriso come comunicazione sociale,
preludio di sentimenti  piacevoli,
comunicazione di pensieri
intriganti, nascosti e provocanti.
Un sorriso come saluto
al giorno che finisce
o alla notte che comincia.
Un sorriso di ricambio
a chi teneramente ti sorride.
Un bimbo, un giovane,
 un anziano solo nella sua solitudine,
un diverso che aspira ad una dignità
che gli è stata ingiustamente sottratta.
Un sorriso al mondo…

Catello Nastro


mercoledì 3 luglio 2013

PENSIERO N. 1

1 - Nel mondo ci sono molti esseri  umani che muoiono per aver mangiato poco e pochi  per aver mangiato troppo.

Catello Nastro

lunedì 27 maggio 2013

Il pensiero libero

PENSIERO LIBERO


Catello Nastro, autore di siti e blog vari, autorizza tutti gli utenti del web  a riprodurre e copiare i propri articoli gratuitamente, indicando l’autore, il nome del sito o blog da cui ha attinto, la data di riproduzione, il titolo originale e  la riproduzione totale, ma non parziale. Sono consentiti commenti nel rispetto delle regole legali vigenti. Viene consentita anche la traduzione in modo da permettere  al pensiero di viaggiare oltre frontiera. Per contattare l’autore catellonastro@gmail.com .

domenica 26 maggio 2013

NON E' IL SOLE

NON E’ IL SOLE…

Non è il sole,
è la luna
che ci abbraccia
nella notte buia
agitandoci nel letto
avvinti da eventi incontrollabili,
senza inizio e senza fine,
senza progettazione
e senza conclusione.
Il pensiero si arrampica
su una roccia scoscesa,
tra mille insidie
nascoste nei sentieri percorribili.
Quando arriva il sole all’orizzonte,
sembra tutto più chiaro.
Ma il nostro “ego”
non riesce a tradurre il messaggio
Illeggibile e senza senso.
Solo allora la coscienza di essere umano,
che ci ha sorretto per anni interi,
ci viene incontro e ci invita
alla pace cosmica, alla Fede, alla bontà,
al contatto sociale, alla solidarietà.
E’ solo l’inizio della vera vita!!!

Catello Nastro
poesiedelterzomillennio.blogspot.com

catellonastro@gmail.com

mercoledì 22 maggio 2013

DEPRESSIONE SUL MAR TIRRENO


DEPRESSIONE SUL MAR TIRRENO

Non annoto di depressione metereologica, ma di depressione psichica, morale, sociale, spirituale. Il Mar Tirreno c’entra perché sto scrivendo a poco più di cento metro dall’infrangersi delle sue onde sulla spiaggia del porto di Agropoli. Il raffronto non c’entra proprio un cavolo con questa dissertazione, ma forse può, in ultima analisi, servire come scena di sfondo sul palcoscenico della vita attuale. Ancora una volta è da tenere in alta considerazione tra i valori spirituali e quelli materiali. Da individuo nato nel 1941, cioè nel pieno svolgimento della Seconda Guerra Mondiale, avrei anche due scelte: vivere da pensionato statale  oppure vivere secondo le norme evangeliche. Ma sia il primo che il secondo caso, pur essendo terminato il conflitto bellico da oltre mezzo secolo, destano attenzione particolare ai vari momenti della vita di un anziano, o vecchio che dir si voglia, che come tale vive questi momenti che fortunatamente non sono bellici, ma pur destano attenzione e riflessione. Viviamo in un momento di recessione economica e di crisi spirituale che, se un secolo fa era prerogativa di un solo stato, oggigiorno, a causa della globalizzazione, diventa universale. Ci sono i telegiornali, obiettivi o di parte che ci propinano immagini ed eventi da vagliare attentamente e con oculatezza ed obiettività. E’ una parola!!! Potrà obiettare il lettore casuale o avvezzo alle mie senili esternazioni. In certo senso ha pure ragione perché, se ci addentriamo nell’argomento con espressioni di costume, notiamo subito che “la depressione sul Mar Tirreno” è solo una parte geografica limitata, nel contesto più ampio dei problemi, che sono coinvolti nella globalizzazione. Ma il pensiero può inquinare anche il Mar Tirreno??? Certamente. La depressione, senza scomodare la psicologia, la metereologia o la psicanalisi, è un male sociale quanto mai attuale in tempo di crisi economica e crisi spirituale Esseri umani depressi arrivano persino a soluzioni drastiche e definitive del loro processo di vita che non può essere in nessun modo avulsa dal rapporto sociale. L’interpretazione religiosa è senza dubbio valida abbracciando la Fede e la parola di Dio, aggiornata dai mass media, attraverso l’interpretazione di personaggi del mondo ecclesiastico e cattolico. In parole povere è la Fede che sorregge questi esseri barcollanti alla deriva sul mar Tirreno, ora quieto ora tempestoso. Ci sono eventi che ci portano a meditare su quello che scriviamo e comunichiamo attraverso il mezzo informatico ai lettori, assidui o casuali che siano. La depressione è un fatto metereologico ma anche psicologico. Materiale o anche spirituale. Singolo o anche collettivo. Familiare o anche sociale. Il tutto dipende dai punti di vista, dal coraggio, dalla volontà singola o collettiva, dall’onestà degli operatori in qualsiasi collocazione geografica, in qualsiasi situazione politica, in qualsiasi società, in qualsiasi famiglia. La Ragione, la Fede, la Solidarietà, il rispetto per il prossimo di qualsiasi razza o credo religioso, può portare la calma sul Mar Tirreno e sugli altri.


Catello Nastro