VOLGI LO SGUARDO
Volgi lo sguardo alle stelle:
potresti trovare anche la tua.
Nella notte profonda,
sia nella primavera
che nell’autunno della vita terrena,
nell’oscurità del cosmo infinito,
agli umani percepibile,
volgendo lo sguardo in alto,
puoi capire tante cose.
Puoi essere un microbo
quasi impercettibile,
un gigante col conto corrente
in una banca segreta in Svizzera,
oppure un semplice essere umano:
un uomo che sa commuoversi
di fronte alla incommensurabile
bellezza e grandezza del creato.
Solo allora potrai attingere
pensieri ed emozioni
dal libro dell’Universo
e meditare sulla Pace.
Catello Nastro
Le poesie del Terzo Millennio di Catello Nastro, in italiano e dialetto cilentano.
lunedì 24 gennaio 2011
domenica 23 gennaio 2011
I TUOI PASSI
I TUOI PASSI
Torna sui tuoi passi,
non inseguire chimere
o falsi idoli di cartapesta.
Riprendi il cammino,
nel dolce paesaggio collinare,
all’ombra dei fronzuti castagni,
raccogliendo innocui ricci
creati a difesa del frutto
una volta passatempo degli avi
e genuino ingrediente
dei rari dolci della nonna
con le dita appiccicate
nello zuccheroso miele
che ricopriva la torta
e ti faceva leccare le dita
con la lingua che arrivava
fin sotto le narici per cogliere
l’ultimo attimo della festa.
Torna sui tuoi passi:
il dolce che gusti avidamente
è di matrigna malvagia,
uscita non dai libri di favole,
ma dalle pagine di cronaca nera.
Catello Nastro
Torna sui tuoi passi,
non inseguire chimere
o falsi idoli di cartapesta.
Riprendi il cammino,
nel dolce paesaggio collinare,
all’ombra dei fronzuti castagni,
raccogliendo innocui ricci
creati a difesa del frutto
una volta passatempo degli avi
e genuino ingrediente
dei rari dolci della nonna
con le dita appiccicate
nello zuccheroso miele
che ricopriva la torta
e ti faceva leccare le dita
con la lingua che arrivava
fin sotto le narici per cogliere
l’ultimo attimo della festa.
Torna sui tuoi passi:
il dolce che gusti avidamente
è di matrigna malvagia,
uscita non dai libri di favole,
ma dalle pagine di cronaca nera.
Catello Nastro
mercoledì 12 gennaio 2011
Guardami negli occhi
GUARDAMI NEGLI OCCHI
Guardami negli occhi,
non fingere fissando altrove,
non sostituire i tuoi pensieri marci
tingendoli di grigia ipocrisia,
non allontanarti dal tuo mondo,
anzi dal mondo che tu hai creato
raccogliendo brandelli di sentimenti
rosicchiati da topi famelici
dei quali rimangono solo le ossa.
Guardami negli occhi,
e denunzia al tribunale
dei sentimenti falliti,
buttati inesorabilmente
nel bidone della spazzatura,
senza raccolta differenziata,
i tuoi misfatti rinnovellati nel tempo
da una istintiva cattiveria morale
sancita dal tuo arido amore.
Catello Nastro
Guardami negli occhi,
non fingere fissando altrove,
non sostituire i tuoi pensieri marci
tingendoli di grigia ipocrisia,
non allontanarti dal tuo mondo,
anzi dal mondo che tu hai creato
raccogliendo brandelli di sentimenti
rosicchiati da topi famelici
dei quali rimangono solo le ossa.
Guardami negli occhi,
e denunzia al tribunale
dei sentimenti falliti,
buttati inesorabilmente
nel bidone della spazzatura,
senza raccolta differenziata,
i tuoi misfatti rinnovellati nel tempo
da una istintiva cattiveria morale
sancita dal tuo arido amore.
Catello Nastro
IL CANTO DEL SILENZIO
IL CANTO DEL SILENZIO
Non ha voce,non ha vita,
ha solo il sorriso di chi
lo sa percepire anche da lontano.
Il silenzio canta con gli occhi
ed elabora musiche lievi
che solo uditi sensibili
sono in grado di percepire.
Il canto del silenzio
narra storie attuali,
visi solcati da lacrime,
sguardi profondi
proiettati nell’infinito,
con una orchestra di raggi di sole,
sibili di vento e bui notturni.
Il canto del silenzio si ascolta,
con tonalità malinconiche,
in una società consumistica
che, finta sorda, non ascolta
la voce di chi non ha voce.
Catello Nastro
Non ha voce,non ha vita,
ha solo il sorriso di chi
lo sa percepire anche da lontano.
Il silenzio canta con gli occhi
ed elabora musiche lievi
che solo uditi sensibili
sono in grado di percepire.
Il canto del silenzio
narra storie attuali,
visi solcati da lacrime,
sguardi profondi
proiettati nell’infinito,
con una orchestra di raggi di sole,
sibili di vento e bui notturni.
Il canto del silenzio si ascolta,
con tonalità malinconiche,
in una società consumistica
che, finta sorda, non ascolta
la voce di chi non ha voce.
Catello Nastro
venerdì 7 gennaio 2011
SORRIDO,MA...
SORRIDO, MA…
Sorrido,
ma non mi sforzo:
forse perché
non meriti
il mio sorriso,
forse perché
non ti ammiro,
non ti valuto,
non ti giudico,
non sei degno
della mia stima.
Sorrido, ma…
Non mi sforzo…
Forse sarà
perché ho la dentiera.
Catello Nastro
Sorrido,
ma non mi sforzo:
forse perché
non meriti
il mio sorriso,
forse perché
non ti ammiro,
non ti valuto,
non ti giudico,
non sei degno
della mia stima.
Sorrido, ma…
Non mi sforzo…
Forse sarà
perché ho la dentiera.
Catello Nastro
I campi di grano
I CAMPI DI GRANO
Estirpata la parassita gramigna,
purificato il terreno datore di vita,
germoglieranno e si svilupperanno
le spighe di grano indorate dal sole,
benedette dal Signore,
bagnate col sudore della fronte
dei laboriosi agricoltori
avvezzi solo a mangiare nel proprio piatto,
senza togliere il boccone di bocca
al bambino piangente che ha fame.
La superstite gramigna contrasterà
con l’elegante e bionda spiga di grano,
forse soccomberà all’ultimo gesto
del contadino con in mano la falce,
forse seccherà sotto i raggi
cocenti del solo d’agosto
mentre il profumo di pane
invade l’aria circostante l’aia
uscendo come incenso benedetto
dalla bocca del forno degli antichi avi.
E tutti – grandi e piccini –
sotto il verdeggiante pergolato
della casa di campagna
si ciberanno pensando agli antichi avi
che scacciarono i parassiti baroni,
come la gramigna dal campo di grano
indorato dal sole d’agosto cilentano.
Catello Nastro
Estirpata la parassita gramigna,
purificato il terreno datore di vita,
germoglieranno e si svilupperanno
le spighe di grano indorate dal sole,
benedette dal Signore,
bagnate col sudore della fronte
dei laboriosi agricoltori
avvezzi solo a mangiare nel proprio piatto,
senza togliere il boccone di bocca
al bambino piangente che ha fame.
La superstite gramigna contrasterà
con l’elegante e bionda spiga di grano,
forse soccomberà all’ultimo gesto
del contadino con in mano la falce,
forse seccherà sotto i raggi
cocenti del solo d’agosto
mentre il profumo di pane
invade l’aria circostante l’aia
uscendo come incenso benedetto
dalla bocca del forno degli antichi avi.
E tutti – grandi e piccini –
sotto il verdeggiante pergolato
della casa di campagna
si ciberanno pensando agli antichi avi
che scacciarono i parassiti baroni,
come la gramigna dal campo di grano
indorato dal sole d’agosto cilentano.
Catello Nastro
Botti di Capodanno 2011
BOTTI DI CAPODANNO 2011
Giovani scapestrati
sparano botti di Capodanno
sotto le finestre del Centro storico
della città capoluogo del Cilento,
ancora abitato da antichi vecchietti
al piano terra perché non hanno la forza
di salire le ataviche scale
di pietra non levigata
ereditata da antichi avi
che videro i moti del Cilento.
Rimbombano i botti,
ed il vecchio che ricorda
ancora lo sbarco degli Alleati,
sussulta nel letto tremante.
E i giovani scapestrati gioiscono
della loro barbarie quasi auspicando
il ritorno ad un mondo violento.
Catello Nastro
Giovani scapestrati
sparano botti di Capodanno
sotto le finestre del Centro storico
della città capoluogo del Cilento,
ancora abitato da antichi vecchietti
al piano terra perché non hanno la forza
di salire le ataviche scale
di pietra non levigata
ereditata da antichi avi
che videro i moti del Cilento.
Rimbombano i botti,
ed il vecchio che ricorda
ancora lo sbarco degli Alleati,
sussulta nel letto tremante.
E i giovani scapestrati gioiscono
della loro barbarie quasi auspicando
il ritorno ad un mondo violento.
Catello Nastro
giovedì 6 gennaio 2011
sabato 1 gennaio 2011
AUGURI DI UN FELICE 2011 CON DIGNITA'
LA DIGNITA’ : CHI E’ COSTEI???
Sono convinto che anche alcuni animali, come il cane, ad esempio, hanno una loro dignità. Forse gli è data dall’istinto, forse dalla fedeltà, forse dalla riconoscenza verso chi da loro da mangiare e da bere, lo porta a passeggio per fare la pipì, gli fa ogni tanto una carezza e cerca in tutti i modi di fargli capire qualcosa che gli esseri umani, pur riuscendo meglio di loro, non riescono a capire. Nella maggior parte, a mio avviso, si rifiutano di capire. Oramai siamo arrivati al secondo decennio del terzo millennio e persistono ancora, su questo pianeta, eventi e atteggiamenti certamente non dignitosi per l’uomo in genere. I campi in cui l’essere umano sembra quasi aver cestinato questa parola, apportatrice sicuramente di una migliore qualità della vita e di una tranquillità sociale di cui il mondo globalizzato ha tanto bisogno. L’interpretazione della politica, della religione, del lavoro, dell’ecologia, della fratellanza tra i popoli, del rispetto cosmico, della società allargata, della tolleranza anche per i diversi, della solidarietà intesa come riparazione ad un torto sociale sovente piovuto dall’alto dei vertici dirigenti i paesi cosiddetti industrializzati o quanto meno evoluti, la lotta ai fondamentalismi, all’odio razziale ed alla intolleranza religiosa, ci portano sovente a conflitti, più o meno allargati, che sanno di medioevo. Quando un essere umano ti porge la mano e tu la rifiuti sol perché ti ritieni superiore a lui, non hai capito niente della vita e del contesto sociale nel quale vivi ed operi. Come sarebbe bello, alla fine di ogni partita di calcio, che i tifosi della squadra vincitrice offrissero da bere agli sconfitti, Come sarebbe bello se i partiti politici, con uomini eletti da altri uomini, in una simbiosi di elettorato attivo ed elettorato passivo, brindassero tutti assieme al benessere del popolo e collaborassero mettendo da parte pregiudizi e le tessere del partito. Come sarebbe bello se i protagonisti dei programmi televisivi, prima di parlare, o sparlare, filtrassero i discorsi non alla ricerca di un errore grammaticale, ma alla ricerca di un errore di coscienza e conoscenza, di utilità sociale o di danno alla collettività, di convinzione etica di quello che stanno dicendo sovente per favorire, con veemenza prezzolata, il preferito di turno, pur conoscendo il grado di corruzione del lestofante sul palco. Dignità è guardare in faccia i propri figliuoli, non fare false promesse all’elettore, non procedere come gli untori di manzoniana reminiscenza licenziando in tronco i Bravi di Don Rodrigo, mandare in pensione Don Abbondio e non rompere le scatole a Renzo e Lucia. Certamente bisogna avere fiducia nella bontà dell’uomo che può sbagliare in buona fede, ma non in mala fede sapendo che un suo intervento sociale può danneggiare una collettività che credeva ciecamente della sua validità, nel suo operato, nelle sue azioni a livello nazionale tali di migliorare o peggiorare una società già di per se stessa precaria per una crisi quasi internazionale. Tutte le epoche della storia hanno avuto alti e bassi, problematiche diverse che hanno travagliato intere generazioni con calamità naturali, alle quali è difficile porre rimedio, ma le calamità causate alla società da uomini che si sono paragonati all’Onnipotente, o in suo nome hanno compiuto stragi di uomini, vecchi, donne e bambini, con la velleità di salvaguardare una razza, un territorio, una risorsa, una ricchezza. E non parliamo poi dei trafficanti di morte sotto le sporche spoglie di spacciatori di droga, di camorristi, di truffatori, di politici corrotti, i falsi idoli televisivi e di tanti e tanti altri esseri umani che umani non sono e che forse anche gli animali si riterrebbero offesi se li chiamassimo tali. Dignità innanzitutto…Io credo nella bontà dell’uomo ed ho subito la mia parte di mortificazioni. Certamente anch’io ho sbagliato nelle valutazioni. Ma senza alcun danno irreparabile. L’augurio che faccio per il nuovo anno e per il nuovo decennio è quello che ognuno si riappropri della propria dignità e la metta in pratica quotidianamente nel procacciare lavoro per se e per gli altri, per migliorare la qualità della vita, per incrementare il pacifico e non retribuito esercito della solidarietà, che non propini cattivi esempi approfittando del suo ruolo di “star” del mondo dello spettacolo, dello sport, della politica, del potere in genere. Mai più schiavi né padroni, ma libertà e dignità intesa come conseguimento di secoli di lotta per la civiltà e per il benessere morale e materiale, non solo di pochi, ma di tutti. Di qualsiasi colore della pelle, credo religioso, fede politica e perché no, anche calcistica. Buon 2011 a tutti nel segno della dignità umana.
Catello Nastro
Sono convinto che anche alcuni animali, come il cane, ad esempio, hanno una loro dignità. Forse gli è data dall’istinto, forse dalla fedeltà, forse dalla riconoscenza verso chi da loro da mangiare e da bere, lo porta a passeggio per fare la pipì, gli fa ogni tanto una carezza e cerca in tutti i modi di fargli capire qualcosa che gli esseri umani, pur riuscendo meglio di loro, non riescono a capire. Nella maggior parte, a mio avviso, si rifiutano di capire. Oramai siamo arrivati al secondo decennio del terzo millennio e persistono ancora, su questo pianeta, eventi e atteggiamenti certamente non dignitosi per l’uomo in genere. I campi in cui l’essere umano sembra quasi aver cestinato questa parola, apportatrice sicuramente di una migliore qualità della vita e di una tranquillità sociale di cui il mondo globalizzato ha tanto bisogno. L’interpretazione della politica, della religione, del lavoro, dell’ecologia, della fratellanza tra i popoli, del rispetto cosmico, della società allargata, della tolleranza anche per i diversi, della solidarietà intesa come riparazione ad un torto sociale sovente piovuto dall’alto dei vertici dirigenti i paesi cosiddetti industrializzati o quanto meno evoluti, la lotta ai fondamentalismi, all’odio razziale ed alla intolleranza religiosa, ci portano sovente a conflitti, più o meno allargati, che sanno di medioevo. Quando un essere umano ti porge la mano e tu la rifiuti sol perché ti ritieni superiore a lui, non hai capito niente della vita e del contesto sociale nel quale vivi ed operi. Come sarebbe bello, alla fine di ogni partita di calcio, che i tifosi della squadra vincitrice offrissero da bere agli sconfitti, Come sarebbe bello se i partiti politici, con uomini eletti da altri uomini, in una simbiosi di elettorato attivo ed elettorato passivo, brindassero tutti assieme al benessere del popolo e collaborassero mettendo da parte pregiudizi e le tessere del partito. Come sarebbe bello se i protagonisti dei programmi televisivi, prima di parlare, o sparlare, filtrassero i discorsi non alla ricerca di un errore grammaticale, ma alla ricerca di un errore di coscienza e conoscenza, di utilità sociale o di danno alla collettività, di convinzione etica di quello che stanno dicendo sovente per favorire, con veemenza prezzolata, il preferito di turno, pur conoscendo il grado di corruzione del lestofante sul palco. Dignità è guardare in faccia i propri figliuoli, non fare false promesse all’elettore, non procedere come gli untori di manzoniana reminiscenza licenziando in tronco i Bravi di Don Rodrigo, mandare in pensione Don Abbondio e non rompere le scatole a Renzo e Lucia. Certamente bisogna avere fiducia nella bontà dell’uomo che può sbagliare in buona fede, ma non in mala fede sapendo che un suo intervento sociale può danneggiare una collettività che credeva ciecamente della sua validità, nel suo operato, nelle sue azioni a livello nazionale tali di migliorare o peggiorare una società già di per se stessa precaria per una crisi quasi internazionale. Tutte le epoche della storia hanno avuto alti e bassi, problematiche diverse che hanno travagliato intere generazioni con calamità naturali, alle quali è difficile porre rimedio, ma le calamità causate alla società da uomini che si sono paragonati all’Onnipotente, o in suo nome hanno compiuto stragi di uomini, vecchi, donne e bambini, con la velleità di salvaguardare una razza, un territorio, una risorsa, una ricchezza. E non parliamo poi dei trafficanti di morte sotto le sporche spoglie di spacciatori di droga, di camorristi, di truffatori, di politici corrotti, i falsi idoli televisivi e di tanti e tanti altri esseri umani che umani non sono e che forse anche gli animali si riterrebbero offesi se li chiamassimo tali. Dignità innanzitutto…Io credo nella bontà dell’uomo ed ho subito la mia parte di mortificazioni. Certamente anch’io ho sbagliato nelle valutazioni. Ma senza alcun danno irreparabile. L’augurio che faccio per il nuovo anno e per il nuovo decennio è quello che ognuno si riappropri della propria dignità e la metta in pratica quotidianamente nel procacciare lavoro per se e per gli altri, per migliorare la qualità della vita, per incrementare il pacifico e non retribuito esercito della solidarietà, che non propini cattivi esempi approfittando del suo ruolo di “star” del mondo dello spettacolo, dello sport, della politica, del potere in genere. Mai più schiavi né padroni, ma libertà e dignità intesa come conseguimento di secoli di lotta per la civiltà e per il benessere morale e materiale, non solo di pochi, ma di tutti. Di qualsiasi colore della pelle, credo religioso, fede politica e perché no, anche calcistica. Buon 2011 a tutti nel segno della dignità umana.
Catello Nastro
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