giovedì 25 dicembre 2014

RICONVERSIONE MORALE PER IL 2015

Non basta dire che i buoni sono diventati più buoni ed i cattivi ancora più cattivi. Non si tratta nemmeno di fare una classifica come in un campionato di calcio. Ed il fenomeno, oggetto della trattazione, non è limitato nel tempo e nello spazio. Quando sentiamo parlare di globalizzazione dovremmo senza dubbio approfondire il concetto che non può essere esteso alla propria abitazione, alla scuola, al mondo del lavoro, della cultura e della  religione. E qui, sia ben chiaro, pur essendo cattolici non parliamo di cattolicesimo, ma di religione universale. Attiva nel campo sociale, e religioso, naturalmente. Per semplificare il concetto, annotiamo una religione nel rispetto di tutti i credenti e con una cooperazione ad un concetto religioso multiplo. Non si può chiedere a nessuno di rinnegare il proprio credo, ma il coordinamento e la pacifica collaborazione, dovrebbe innanzitutto creare un clima di tolleranza, naturalmente senza alcuna preclusione. Diceva Madre Teresa di Calcutta: “ Il mondo ha più bisogno d’amore che di pane.”. Non sono dei voli di fantasia, ma estratti di concetti di un “homo sapiens” normale che si accinge ad affrontare questo annoso problema e condividerlo in via informatica con i lettori su supporto  anche cartaceo. Oggi sentiamo parlare di fondamentalismi, di estremismo, di terrorismo, di intolleranza religiosa. La medesima, a mio avviso, non si fonda solamente sulla diversità della razza e della religione, ma anche nella diversità per futili motivi. Se il vicino di casa, in appartamento attiguo in un grosso condominio, fuma una sigaretta sul balcone perché la moglie glielo ha vietato di farlo in casa e disturba il vicino che non sopporta il fumo, non c’è bisogno di venire alle mani. Basta trovare una via di mezzo per appacificare i contendenti ad un virtuale predominio condominiale. L’uomo d’oggi conosce tutte le religioni, ma di solito ne segue una sola. E le altre? Certamente non vanno escluse da un contesto sociale multietnico e multirazziale, ma vanno rispettate, in un clima di estrema tolleranza senza dar luogo al fanatismo religioso, razziale o addirittura calcistico. E coloro che hanno seguito le vicende del calcio nell’anno in corso, con l’assassinio di un giovane tifoso della squadra avversario, si renderanno conto che l’intolleranza può avere varie radici. Oltre alla razza ed alla religione, si aggiunge anche il tifo per questa o per quella squadra solo perché ha perso una partita!!! Il discorso a questo punto diventa drammatico, ma anche ridicolo. Uccidere un tifoso della  squadra avversaria. E qui affondiamo nella demenza, ben consci di riportare dei casi limite. Intolleranza sportiva, tifoseria, violenza. Uccidere un essere umano, magari coetaneo, per una normale partita di pallone è a dir poco assurdo. Abbandoniamo la pratica sportiva per arrivare nel mondo multietnico e multirazziale, accorciato fisicamente ma non moralmente dai moderni mezzi di trasporto. Stiamo assistendo a crimini atroci di innocenti, come vecchi, donne e bambini, con stragi di innocenti, che nessuna religione evoluta, a mio avviso, potrebbe giustificare. L’uomo si deve confrontare prima con se stesso, come essere razionale e poi con gli altri come essere umano facente parte di una collettività che deve usare lo scudo della religione per difendere i propri diritti. Il diritto alla vita è sancito dalla maggior parte delle religioni e degli statuti politici e morali scritti su tavole di creta tanti anni fa. Nel Cilento esistono delle cittadine ordinate e da segnalare come esempio di pacifica convivenza tra residenti ed immigrati, della penisola o meno. Stiamo parlando di emigranti della Grecia ed anche dell’Asia minore che sono stati accolti nel Cilento come lavoratori immigrati. Proprio come avviene oggi. E qui dovremmo parlare dei cicli e ricicli vichiani che, dopo secoli dalla scuola eleatica, costituiscono per la scuola moderna e del computer,  cardini su cui si basa la nostra identità culturale a livello internazionale, allorquando popoli meno evoluti usavano ancora la clava per distruggere e distruggersi in stupidi predomini che non avvicinava i popoli, ma addirittura li allontanava o li distruggeva facendoci ricordare l’epoca fascista, che rappresenta una delle pagine più vergognose della nostra storia recente. Creiamo un mondo migliore che rispetti innanzitutto la vita umana, che aiuti il prossimo nel momento del bisogno, che cambi il vocabolario negli universali concetti di tolleranza e pacifica convivenza. Buon 2015 all’insegna della pace e della tolleranza, abbattendo ogni forma di discriminazione di qualsiasi genere.  Buona vita a tutti !!!.

Catello Nastro
Da: agropolicultura,blogspot.com





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martedì 16 dicembre 2014

BUON NATALE, ROSA

BUON NATALE, ROSA

Buon Natale, Rosa,
tu che sei stata e sei il mio mondo.
Con passaggi intervallati
di lotte cruenti e gloriose vittorie
per difendere il regno fantastico
che abbiamo in simbiosi edificato.
Pietra su pietra per costruire
un edificio  di umani valori
nel nome di una sacralità
proiettata nel tempo lontano:
quasi mezzo secolo fa.
Sembrava un attimo,
come il volo di una farfalla,
nell’alternarsi  del giorno e della notte,
nell’imperterrito chiaroscuro
delle giornate variegate
dalla signora fantasia onnipresente
.guardiane le stelle nel cielo,
discrete testimoni di un evento
semplice e megagalattico,
che insegnava che un amore
non appassisce in autunno,
ma si espande con boccioli
e teneri virgulti  dal sorriso personalizzato,
in  un campo di frumento prosperoso
con spighe apportatrici
di umile grano da trasformare
in caldo pane quotidiano.
E’ notte. Torniamo a dormire.

Catello Nastro



sabato 13 dicembre 2014

0MAGGIO A SANTA MARIA LA CARITA'

OMAGGIO A 
SANTA MARIA LA CARITA’

Manco da Santa Maria la Carità da circa settanta anni. Ed i ricordi che tengo di questa ridente ed accogliente cittadina sono pochi ma di grande valore:almeno per me. Mio nonno Giovanni Nastro, zio Francesco, zio Giulio. zio Mario e zio Raffaele. Delle zie non ricordo il nome. Ma una foto di famiglia, ricavata da un collage non cronologico, campeggia nella mia attuale abitazione in Via Filippo Patella, nel centro storico di Agropoli. Nel mio studio ha trovato adeguata collocazione una statua di San Catello, vescovo e protettore di Castellammare di Stabia, dove nacqui nel lontano 1941, da mia madre Concetta De Simone e mio padre Carmine Nastro, come mio figlio primogenito che, unitamente al fratello minore gestisce alcuni negozi di antiquariato e restauro di mobili antichi. Naturalmente con preferenza al napoletano ed al Luigi Filippo. I ricordi sono ben pochi. Il giardino pieno di alberi da frutta, un arancio bellissimo ed alcuni alberi di cachi piccoli, che il nonno chiamava “lampadine” proprio perché erano piccole come una lampadina ma avevano un gusto oggi oramai perduto. Durante la festa del paese, all’età di sette – otto anni, feci la mia prima esibizione in pubblico. Facevo la propaganda per un forno situato su una carretta trainata da un cavallo, naturalmente parcheggiato altrove, mentre il carretto (detto anche secondo la voce araba, sciarabballo) a mezzo di due pizzaioli sfornava e vendeva diecine di pizze ancora cocenti. Il mio ruolo di attore in erba consisteva di far finta di piangere per avere una pizza. La Seconda guerra mondiale era da poco finita e la gente aveva tanta voglia di riprendere il lavoro normale. Ricordo ancora la bontà dei nonni e degli zii. Tra gli altri ricordi il grosso portone in legno, mia nonna Angelina, donna energica ed orgogliosa. A  lei ho dedicato una poesia quasi venti anni fa, nella speranza che la potesse ascoltare in Paradiso. Un altro ricordo bellissimo un lungo viale di platani e pioppi che percorrevo in lunghe passeggiate. Che percorrevo  quando ero ospite dai nonni. Dal 1941 al 1951 sono vissuto in vicolo Mantiello a Castellammare di Stabia. Il 21 ottobre del 1951 con la famiglia mi trasferii ad Agropoli, in  provincia di Salerno, nel Cilento, dove mio padre impiantò il primo caseificio artigianale del paese. Dopo venti anni, con la laurea in lettere conseguita presso l’Università di Napoli, mi trasferisco a Torino, vado ad abitare nella casa dove visse il poeta Guido Gozzano e lì trascorro gli anni più interessanti della mia vita, operando nel campo della scuola e dell’arte figurativa e dedicandomi alla solidarietà.
Questa è la poesia dedicata a “Nonna Angelina.

***
NONNA ANGIULINA

‘O fatto risale a sittant’anne fa, quanno nascietti,
quanno ‘e bombe pigliavano ‘o posto de’ cunfietti,
e ‘a nonna mia paterna, nonna Angiulina,
teneva cinque figli surdate, oltre ‘e cunfine.
‘O bosso mio allora teneva già tre figli piccerilli,
l’urdemo nato ero propeto io, e ne facevo strilli,
e nun sapevo d’a vuerra, quanno sunava ‘a sirena
p’avvisà ca’ steveno p’arrivà ‘e bombe a catena.
Ogne matina ‘e notte, ‘a nonna Angiulina,
cumm’à tutte l’ati mamme cu’ ‘e figli ‘o fronte,
jeva leggere appena asceva, ‘o bullettino ‘e vuerra.
‘A mamma ca’ chiagneva e se speppava ‘a faccia,
aveva letto ‘o nomme d’o marito o d’o figlio tra ‘e dispersi.
E allora pe’  disperso s’intendeva ch’era ggià muorto.
Nonna Angiulina tra tutte ‘e mamme ‘e vuerra risperate,
cu’ lacreme chiagnute fu  cchella cchiù affurtunata.
Tutte ‘e cinche ‘e  figlie turnarono d’o’ fronte,
accerettene ‘e perucchie co’ ddt degli alleati,
se retteno dint’à tinozza ‘na bella rinfrescata,
e dint’à terra lloro se mettettene a faticà.
Forse ‘e lacreme e ‘e preghiere ‘e nonna Angiulina,
arrivarono ‘ncielo fino a Dio, e ‘a Maronna tenette pietà.
Stennimmeve ‘a mano, abbracciateve cu’ nu’ surriso,
vuje ca’ site nati ‘ntiempe ‘e pace, ca’ cammisa.
Stennimmece ‘a mano, facimmo  in modo ca’ nisciuno tace,
criammo n’atu munno: ‘nu munno ‘e pace!!!
Catello Nastro
da “agropolicultura.blogspot.com


venerdì 5 dicembre 2014

Natale ad Agropoli

NATALE AD AGROPOLI
Già   molte prenotazioni da parte di turisti italiani e stranieri incominciano ad arrivare alle varie  attività ricettive non solo di Agropoli e di tutto il Cilento. Alberghi, ristoranti, pensioni, aziende agrituristiche, riaprono i battenti ed incominciano a mettere la legna nelle stufe…naturalmente quelle che non sono provviste di riscaldamento di varia natura. I prezzi del Natale, Capodanno ed Epifania, a causa della ben nota recessione, sono diminuiti e tutti si organizzano a fare ottimi acquisti per poter meglio servire una clientela sempre più qualificata ed…esigente. La Dieta Mediterranea in questa occasione andrà in ferie e specialmente nelle aziende agrituristiche si mangerà la migliore carne ed il migliore formaggio locale artigianale. Agnelli, capretti, vitelli e pollastri verranno alla festa nei vari paesi interni del Cilento. Le ricchezze gastronomiche della Piana del Sele e delle colline del Cilento interno terranno compagnia  e ai dolci fatti in casa secondo antiche tradizioni. Non dimentichiamo i prodotti ittici al primo posto nella Dieta Mediterranea. Il pescato fresco e di maggior pregio, arricchirà le tavole dei più…ricchi. Ma anche i prodotti genuini della campagna costituiranno ottimo contorno al tutto. Per digerire una bella passeggiata nel centro storico di Agropoli, incominciando da Via Patella dove potete trovare lo scrivente tra le “Cose Inutili”.Una visita al castello, alle chiese ed al borgo antico Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti ed in particolare modo ai miei lettori ed alle loro famiglie.
Catello Nastro

Agropolicultura.blogspot.com

mercoledì 26 novembre 2014

CHI AMA LI'TALIA


                                                                           
  CHI AMA  L'ITALIA                                                                                             
L’Italia ha la forma di un stivale                                                                                    
per dare calci in culo a chi ci vuole male                                                      
Quello che dice l’Italia mi piace perche                                      
amo gli spaghetti un calcio in culo per te                                                                                                                                                                                                                                                   
quando meno te l’aspetti                                                                 
Quello che dice l’Italia mi piace perche
qui ho incontrato il mio amore un calcio
anche per tè che ti mando dal dottore.
L’Italia è bella perche ho passato giorni favoloso
Quello che dice l’Italia è bella perche c’e il mare
un calcio in culo anche perte senza nessuna scusa.
 il sole c’e Roma con via del corso anche per
te un calcio in culo senza alcun rimorso.
L’Italia è bella non perche ci sono le sfogliate
e le carrozzelle ve lo dico senza falsi pudori
io amo l’Italia e il tricolore.
Non hanno ancora capito che l’Italia è bella
perche si chiama Italia.                                                                        
Gente di potere politici e non che siete diventati                      
tutti daltonici non vedete e non amate più i colori                 
avete ridotto il nostro paese un sanatorio.        
Una bomba di cinquanta megatoni
Avrebbe fatto meno danni alla nostra nazione.

Gino Vivoli



L’Italia, gallina dalle uova d’oro
Per pochi e non per tanti
Tutto il resta fanno gli eroi
Per tirare avanti.


Gino Vivoli

martedì 25 novembre 2014

Solo fiori di campo…
Colsi per tè un fiore,
nulla da farmi perdonare,
 ma per tutte quelle  volte
 che non te ne ho potuto offrire.

Prendesti  le mie mani,  guardandomi  con amore,  dicesti, non temere ho già tutto quello che volevo avere.

In me restava sempre una segreta ferita, che  non riuscivo proprio a farla marginare.

Di tempo c’è ne voluto ma quello ,il  delle vacche magre e terminato,   

Sul calendario  segnai tutte le nostre ricorrenze e le nostre date.

Era tempo di far rimarginare la mia ferita offrirgli tutto quello che non aveva mai avuto.

Sul calendario però una grafia a me nota ,diceva ,non potrai darmi più di quello che mi hai già dato

Questo forse,
per non farmelo pesare?            
comunque il messaggio concludeva,                               
(solo fiori di campo per favore )        


                                                       GINO  VIOLI               23 10  2014

SOLO FIORI DI CAMPO

Solo fiori di campo…
Colsi per tè un fiore,
nulla da farmi perdonare,
 ma per tutte quelle  volte
 che non te ne ho potuto offrire.

Prendesti  le mie mani,  guardandomi  con amore,  dicesti, non temere ho già tutto quello che volevo avere.

In me restava sempre una segreta ferita, che  non riuscivo proprio a farla marginare.

Di tempo c’è ne voluto ma quello ,il  delle vacche magre e terminato,   

Sul calendario  segnai tutte le nostre ricorrenze e le nostre date.

Era tempo di far rimarginare la mia ferita offrirgli tutto quello che non aveva mai avuto.

Sul calendario però una grafia a me nota ,diceva ,non potrai darmi più di quello che mi hai già dato

Questo forse,
per non farmelo pesare?            
comunque il messaggio concludeva,                               
(solo fiori di campo per favore )        


                                                       GINO  VIOLI               23 10  2014

lunedì 24 novembre 2014

VERA COME UNA BUGIA


Vera come una bugia...


Chi non disse mai bugie da oggi e negli anni addietro
 per questo scagli pure la prima pietra.
Dissi la verità non fui creduto
dissi una bugia fui subito capita .
Metti una bugia al punto giusto
con la sua forza trainante e impetuosa
appaia e aggiusta ogni cosa.
Dicesti in quel tempo una grande verità
con la tua stessa voce
non fosti creduto meritasti la croce.
Puerile e insano chi ti giudicò
 fosti condannato senza aver commesso nessun reato.
Croce in spalla come un comune malfattore
beffeggiato e deriso senza alcun pudore.
La vera verità fu per te sofferenza e morte atroce
,oggi è vita e salvezza per noi a causa della tua croce.
                                                                                                                 Gino Vivoli

                                                                            Agropoli.

venerdì 15 agosto 2014

QUANN’O SOLE COCE

Quann’o sole coce
‘o mese r’austo,
nunn’abbasta
‘o  vevere e sciuscià,
e nun riesce ‘nu pucurillo
‘o spirito vullente
manco c’a’  forza
a te puté  calmà…
Coce ‘o sole,
cu’ ‘e titte  re’ case
cu’ l’irmece cucente
ca’ ‘nge putisse cocere
‘ngopp’à creta pure ‘na pizza
ca’ mozzarella ‘ngoppa.
Pure ‘e femmene vullente
coceno ‘o mese r’austo,
e abbasta ‘nu surriso o
‘na semplice vuardata,
ca’ ‘o sango volle
e t’ha facisse ‘na ‘nguacchiata.
Ce pienze e ce repienze
cchiù ‘e trenta vote,
ma ‘o cavere è troppo,
e te passa pure ‘a voglia ‘e scupà…

Catello Nastro

Da Agropolicultura.blogspot.com

venerdì 1 agosto 2014

'NA VOCE

‘NA VOCE

‘Na voce d’a cuscienza
me riceva ‘e nunn’o fa’:
e io null’aggio fatto.
Forse aggio sbagliato…
Ma ‘a voce d’a cuscienza
è‘a voce ‘e l’onestà.
Peccato ca’ sulamente
‘a gente onesta
riesce a cummannà…


Catello Nastro

sabato 19 luglio 2014

VIA INTERNET

AMMORE VIA INTERNET

V’allicurdate, vuje ca’ tenite l’età mia,
‘e lettere r’ammore prufumate.
ca’ se mannavano ‘e ‘ nammurate,
tanto tiempo fa ca’ ferneveno
cu’ nu’ vasillo a pizzichillo?
Era ‘a preistoria e l’ammore:
‘nu foglio, ‘na busta, ‘nu  francubollo,
e l’ammore ca’ dint’a volle
cumm’à ‘nu caccavielle ca spepetèa
aspettanno ca’ s’acalano ‘e spavette.
Ma mo’ ca’ è asciuto l’internette,
nun sapimmo  cchiù cumme se mette.


Catello Nastro



martedì 15 luglio 2014

'O CIUNGO E 'O CICATO

‘O CIUNGO E ‘O CICATO

Dint’à ‘nu palazzo viecchio
d’o quartiere Sanità,
rint’à dduje vasce,
quase porta a porta,
campavano, pe’ modo e ricere,
‘nu povere ciungo
‘ngoppa ‘a carrozzella
e ‘nu cecato
ca’ senteve sulo ‘o calore
d’o sole quann’asceva.
Quase pazzianno
‘ngoppa ‘a propeta malatia,
penzarono ‘e fa ‘na suggità.
‘O ciungo ‘ngoppa ‘a carrozzella
vereva a via addò avevano passà,
mentre o cecato, vuttanno ‘a carrozzella,
‘nziemo a isso poteva camminà.
Ma fu ‘nu juorno stuorto,
ca’ nu tranviere ‘mbriaco nunn’è verette,
ca’ ‘a vita e chisti dduje disgraziate
tristemente fernette.
Quann’arrivarono ‘ngopp’a ‘o Paraviso,
d’e nate sfortunate ‘ngopp’à terra,
San Pietro, ‘o maste ‘e festa,
nunn’è vulette saparà.
Mo’, ogne sera, ‘ngopp’a ‘na nuvola janca,
 ‘o cecato,  ca votta ‘a carrozzella,
e ‘o  ciungo ca’ vere ‘a via,
se ne vanno serenamente a passià.

Catello Nastro

TRADUZIONE
E’ la storia tra un paralitico inchiodato su una sedia a rotelle ed un cieco. Un bel giorno decidono di fare la società. Il cieco spinge la carrozzella dell’infermo e l’infermo indica la strada da fare al non vedente. Il loro handicap viene eliminato da una società basata sul contatto umano, lo spirito i dedizione e lo scambio delle proprie forze. E’ un messaggio di solidarietà al di fuori e sopra ogni concetto di parte che dovrebbe far riflettere molto sulla parola “solidarietà”.


Catello Nastro

mercoledì 25 giugno 2014

LADRI DI LUNE

LADRI DI LUNE

Nel cielo sereno
e conciliatore di sogni notturni
di innamorati romantici
abbracciati su una panchina
del lungomare di Agropoli,
è scomparsa la luna
nel profondo oscuro della notte.
Saranno stati certi politicanti
avvezzi a siffatti misfatti,
ladri interplanetari
prezzolati dalla camorra,
l’odio del mondo che ancora
non ha capito cos’è l’amore,
abitatori di un altro pianeta
nella sua miseria senza luna
e senza amore intervallato
da romantici amplessi,
esseri misteriosi e meccanici,
automi in cerca di innovazioni,
fantasmi di innamorati
che hanno confuso l’amore col sesso,
prezzolati convegni a guisa di vecchi casini,
incontri di sentimenti distorti
dal galoppante materialismo.
Sconfitta, la luna scompare tra le nuvole
periti o soppressi ed inquinati
da semplici contatti epidermici
suffragati da interventi romantici,
frastornati, gli amanti ripensano
al primo amplesso al chiaro di luna.
Fra poco sorgerà il sole ed illuminerà
anche l’amore dei titubanti.


Catello Nastro

venerdì 4 aprile 2014

'A PACIENZA

‘A PACIENZA


E’  passata quase ‘na summana
e ancora stong’aspettanno
‘e sorde ca t’aggio prestato
‘o distributore r’a benzina
‘ ca’ sta  abbascie ‘e Matine,
‘o mese passato, con la tua berlina.
Vint’euro nun so’ tante,
ma pe’ mme ca’ so’ pinziunato
songo ‘ gli introiti ‘e tutte n’a jurnata.
Per tale motivo, amico mio bello,
tuorname ‘e sorde prestate,
ca’ si no’ te faccio camminà,
quanno scioscia ‘o viento e chiove
sulamente co’ ‘mbrello!!!


Catello Nastro

martedì 1 aprile 2014

IL PENDOLARE

                                                        Ilpendolare…

Alle cinque del mattino suona la sveglia del pendolare, vuol significare alzati e vai a lavorare, maledetto orologio dice stai li sempre a ricordare quello che devo o non devo fare.
Un giorno che mi farai perdere la ragione, stai sicuro che ti butterò dal balcone.
Per questo motivo ti tengo sempre sotto il polsino, per on vedere la tua faccia d’assassino, dice l’orologio ora sei ingiusto e non mi sai apprezzare, io ti dico anche quanto è l’ora di pranzare.
Brutto vigliacco non  hai ancora capito, che a pranzo ci vado quanto ho appetito ,ho  capito dice l’orologio al pendolare, ti duole la mattina quando ti devi alzare.
Te ne accorgerai, quanto un giorno non c’e nulla da mangiare, orologio mal creato con i tuoi argomenti mi rendi la vita difficile e stressante-
Sei un vigliacco non lo puoi negare, ti consulto alle otto di matti, in un momento è gia ora di cenare
Tu fai volare il tempo come il vento, ti accorgi che in una giornata non hai concluso quasi niente.
Avvilito l’orologio e alquanto scoraggiato, che dire del calendario che oggi è gennaio, e dopo un po’ un anno è già passato.
Maledetto mille volte quello che ti ha inventato, ma dopo un anno il calendario è già crepato, tu invece sei come la goccia, che pian piano penetra la roccia.
E allora dillo screanzato di un pendolare, che ti puace vivere come un animale, ti dico anche pendolare dei miei stivali, che puntualità, e precisione, non fa parte della tua religione-
Per tando ti dico vivi pure come più ti pare, di me te ne puoi anche dimenticare, mangi e bevi pure nel tuo trogolo, come i simili tuoi, ma non buttate mai perle a chi sapete voi
                   
.                                       Gino  Vivoli
               *************************       
20  12  2013                                                               
   

RICORDI

                 Ricordi…

Del bosco ti distinguevi per il tuo maestoso tronco,
e i tuoi possenti rami, ricoperti da un lussureggiante e verde fogliame,.
 che copriva e proteggeva, il tenero e umido sottobosco.
Io fanciullo seduto ai tuoi piedi, poggiavo le mie esili spalle,, al tuo tronco
mi assopivo. facendo cosi castelli ‘in aria, e fantastici sogni.
Tu eri per me un cavaliere di altri tempi, sul tuo cavallo bianco,
 con la lucida armatura, a protezione delle mie fanciullesche speranze.
Tutto  sembrava una favola, oppure un magnifico sogno,
ma i sogni purtroppo a l’alba i  svaniscono e non durano in eterno. 
Un giorno i tuoi rami incominciarono ad incurvarsi,
le tue fronte ad ingiallirsi, e cadere copiosamente
il morbo aveva già fatto il suo terribile, e devastante lavoro
Quando avevo ancora bisogno di te, non ti ho più trovato al solito posto,
lasciando cosi nel mio cuore e nell’umido  e tenero sottobosco
 un immenso e desolante vuoto.
Ora che sono vecchio e stanco, cerco un sostegno per le mie vecchie ossa
ma uguale a lui non l’ho ancora trovato.

                                                A MIO PADRE    Giovanni
 ***********************************************************
GINO VIVOLI                       23   03  2014   

****************************************

Vera come una bugia

Vera come una bugia...

Chi non disse mai bugie da oggi e negli anni addietro
 per questo scagli pure la prima pietra.
Dissi la verità non fui creduto
dissi una bugia fui subito capita .
Metti una bugia al punto giusto
con la sua forza trainante e impetuosa
appaia e aggiusta ogni cosa.
Dicesti in quel tempo una grande verità
con la tua stessa voce
non fosti creduto meritasti la croce.
Puerile e insano chi ti giudicò
 fosti condannato senza aver commesso nessun reato.
Croce in spalla come un comune malfattore
beffeggiato e deriso senza alcun pudore.
La vera verità fu per te sofferenza e morte atroce
,oggi è vita e salvezza per noi a causa della tua croce.

                                                                                                                 Gino  Vivoli
                              Via Dei Mille  5

                                   Agropoli.

giovedì 27 marzo 2014

CHIOVE...

CHIOVE .

Chiove…
Songo tre jurne ca’ chiove.
L’ummero m’è trasuto
pure dint’è stentine.
So’  tre  juorne ca’ chiove
e ‘o sole nun s’affaccia cchiù…
Pure ‘e ‘nnammuate,
‘ngoppa a banchina
abbascio ‘o puorto
nun se verene cchiù.
Chiano chiano,s’arretirano
annanza a televisione
pe’ sentì ‘o papusciare ca rice:
“Rimane sole a profusione!!!”


Catello Nastro

giovedì 13 marzo 2014

‘O   TRAPASS
Nunn’ho saccio
quann’arriva
‘e affà o grande passo
ovverossia  ‘e fa’
chillo ca’ in italiano
chiammasi trapasso.
A dicere ‘a verità
ne facesse overamente a meno,
ma tanto so’ viecchie
e nun me ne fotto
a lassà ‘o scuro d’à cantina
cu’ ancora ‘o vino rint’à votte.
Quanno nasciette ‘ngè steva
appetito ca’ se chiammava  famma
e pure ‘e gliannere re puorci,
‘ntustate e macinate,
facevano magnà tutta ‘a famiglia,
tanto pe’ passà ‘a nuttata.
Mo’, ca’  cchiù ‘e mienzu seculo è passato,
pare propeto ca’ niente è cagnato.
‘Nge sta ‘a vuerra e ‘nge sta a pace.
Ma a matina, quanno t’aizi a rint’ò lietto,
e nun saje chello ca aspiette,
vatte a affà ‘na camminata,
abbascio ‘o puorto o Santu Marco.
Vuarda ‘o mare,
 sia ch’ è calmo o ‘ndruvuliato
e po’ vatte affà ‘na tarantella

p’assapurà l’alba quant’è bella.
Catello Nastro