lunedì 27 febbraio 2012

Una poesia a soggetto

NIENTE ‘A RICERE



Oggie nun tengo niente ‘a ricere,

e, per la verità, mang’à scrivere.

“Ma allora che staje assettato affà

nnanze a ‘stu marchingegno,

co’ ddilivisore janco cumm’à ‘na carta

e nun te sfuorze mango cu’ l’ingegno?

Avita sape’ ca’ ‘a fora fa friddo,

e pirichè stongo ca’ saluta

nu’ poco, pe’ nun ddicere assaje, ‘nguaiatiello,

m’ha ritto ‘o miereche, ca è n’amico mio,

“Nunn’ò fa’ asci’’a fora a Don Catiello,

ca’ sicccomme è mezzo futtuto,

pote ascì sulo quanno ‘o friddo è fernuto.”

E pe’ nun restà annanza a ‘stu coso invano,

metto ‘ngopp’à iutubbo, appiccio artoparlanto

e me mette ‘a sentere ‘o repertorio napoletano!!!



Catello Nastro



TRADUZIONE

Siamo a fine febbraio 2012 e fuori fa un freddo cane. Sto da un’ora davanti al computer ma non riesco a partire con qualche nuovo articolo o, almeno, con qualche poesia di un certo impegno. Il medico, che è un amico, mi ha detto proprio la settimana scorsa che quando fa freddo non devo uscire di casa perché sono anziano e non troppo bene in salute. Ma la voglia di scrivere non mi viene: il monitor rimane bianco come una carta, non mi rimane altro da fare che passare a youtube ed ascoltare qualche canzone del repertorio classico napoletano.



sabato 25 febbraio 2012

Gastronomia Cilentana Antica

LI PURPETTE RE CARNALUARO



La signora del piano di sopra, ultrasettantenne come lo scrivente, amica di mia moglie, cilentana doc, il giorno di Carnevale ha portato in regalo un piatto pieno di polpette ancora calde. Era l’ora di cena e mia moglie le ha portate a tavola. Un gusto antico, che risaliva addirittura all’800. Infatti la signora del piano di sopra aveva rifatto le polpette povere dell’antica Civiltà Contadina del Cilento. Pane raffermo ( anche da una settimana) “spunzato” cioè fatto ammollare in acqua, poi asciugato, delle uova di gallina fresche, formaggio pecorino, o caprino o casericotta grattugiata finemente, sale, un pizzico di pepe, prezzemolo e per chi aveva ammazzato il maiale a Natale, un poco di “longa” ( pancetta non arrotolata), sausicchia, soppressata o anche del lardo o in mancanza della sugna. Si impastava il tutto creando delle palline come quelle da ping pong e poi servite ancora cocenti in tavola. A me sono arrivate tiepide, ma vi posso assicurare che sono ritornato indietro di oltre un secolo. Quando arrivai nel Cilento, il 21 ottobre del 1951, incominciai a scoprire ( sono sempre stato un buongustaio!!!) la cucina cilentana che a casa mia si alternava a quella napoletana. Risentire, a distanza di tanti anni, gli antichi sapori della cucina povera, ma ricca di fantasia, mi è sembrato ritornare all’epoca borbonica, in una vecchia casa di campagna, con galline, pecore, capre, mucche e qualche asino che serviva per il trasporto di persone e merci. Una specie di fuoristrada dell’800, insomma. Oggi ci sono delle aziende agrituristiche che propongono queste antiche ricette che, vi posso assicurare, sono le migliori anche se infrangono parzialmente la Dieta Mediterranea. Ma il Carnevale veniva e…viene una volta l’anno. Uno strappo alla regola si poteva fare. Le taverne e le bettole esistevano solamente nei grossi centri, mentre in campagna ed in collina ci stava il fai da te…Insomma, la cucina povera cilentana è ricca, specialmente in compagnia di un peretto di primitivo genuino.





Catello Nastro


giovedì 23 febbraio 2012

Ricordo di Angelo Palluotto ad Agropoli

Ad un anno dalla scomparsa

RICORDO DI CARMINE PALLUOTTO



Ad un anno dalla scomparsa, nella Chiesa della Madonna di Costantinopoli, posta in cima alla collina del centro storico di Agropoli e che si affaccia sul mare, gremita di fedeli ed in massima parte di giovani amici di Carmine che era benvoluto da tutti per modestia, amore per la solidarietà. Esperto informatico prestò opera di insegnamento presso il Centro Sociale Polivalente “Città di Agropoli” in un corso di computer per anziani che dopo pochi giorni dall’inizio dovette triplicarsi per il crescente numero di iscritti. Il sindaco di Agropoli, avv.Franco Alfieri, fu il primo a donare al corso due computer, che sono ancora in funzione ed a disposizione dei frequentatori della sala computer e biblioteca del CSP. Il mese scorso, con una commovente cerimonia, lo stesso sindaco Alfieri ha scoperto una artistica targa alla memoria del giovane scomparso prematuramente, intitolandogli la sala biblioteca a perenne ricordo di un giovane che aiutò gli anziani e che non ebbe il tempo di diventarlo. Alla messa in suffragio era presente, in rappresentanza del Centro Sociale Catello Nastro, promotore del corso che ricorderà sempre il primo Maestro.



Tratto da

agropolicultura.blogspot.com

mercoledì 22 febbraio 2012

Una poesia di Catello Nastro

LE FOGLIE D’AUTUNNO



Le foglie verdi ingialliscono

ai primi geli dell’autunno:

cadranno in un ultimo volo

dai rami semispogli

degli alberi in giardino.



Dormiranno gelidi sonni,

fortemente abbarbicati alla terra,

con radici profonde

diramate nel freddo terreno,

al riparo di forti tempeste.



Vivranno un’altra vita,

con nuovi germogli,

nuove fioriture variopinte,

nuovi frutti indorati

dal caldo sole di primavera.



Come in un ciclo vichiano,

le foglie verdeggianti

sull’albero maestoso

compaiono e scompaiono

nell’alternarsi delle stagioni.



All’ultima fioritura,

sancita da madre natura,

foglie e fiori scompariranno,

ed anche l’albero rinsecchito,

inutile ornamento, verrà reciso.



Catello Nastro

sabato 18 febbraio 2012

Non è vero, ma ci credo...

OGGI VENERDI'  17 

FEBBRAIO ORE 17





Oggi, venerdì 17,

di pomeriggio alle ore 17,

un gatto nero

mi ha tagliato la strada.



Ho subito deviato,

passando all’angolo

coi palazzi vicini

senza quadrupedi clandestini.



Ho deviato, invano,

ma con la scarpa destra

sono andato a finire

sulla cacca di un cane.



Il gatto nero,

che mi guardava da lontano,

rideva sornione quasi a dir:

“E’ uscita dall’ano di un cane…”



Sorrido al gatto nero,

che parlava un po’ strano,

mi pulisco nell’erba la scarpa

e proseguo il tragitto lontano!!!





Catello Nastro

martedì 14 febbraio 2012

Poetesse del Cilento: ANNA PETTA MICCOLI

AMICIZIA”











Correvo felice da ragazza,


quando inseguivo le mie compagne


chè non riuscivo a raggiungerle.






Poi ci si fermava


appoggiandoci l’una


con l’altra, e guardandoci


negli occhi ridevano


e vedevano il nostro futuro.






Corro ancora


ma di queste amiche


non trovo nessuno


a cui appoggiarmi, o alcune,


che mi guardino negli occhi,


amica che correvi con me


il sentiero della gioventù,


dimmi se ancora dobbiamo


correre la Vita.






Dammi un consiglio


se sono io confusa


oppure è la vita ?






Dammi un abbraccio e andiamo via!










Anna Petta Miccoli


 
 
DONNA











Donna, stimata già da bambina,


cresci come un fiore profumato.


Donna vanitosa e preziosa,


ti accontenti


con un fiore giallo di mimosa!






Donne, eleganti ed importanti


ce ne sono tante.


Cercate sempre di vivere


da persone sincere ed oneste!






Donna, amata con tutta


la tua forza il vostro amore


per paura di perderlo!






Donna, coraggiosa e valorosa


percorri un sentiero per te


non c’è pace, e sei felice!






Donna il tuo lavoro svanisce


come il fumo di una sigaretta


eppure sei sempre pronta e corretta!






Donna, scendi e risali


ti fermi e riparti


non riesci a capire se ridere o piangere!






Donna, quando appariranno


le rughe sul tuo volto


non cancellarle con i soldi,


ma col sorriso!










Anna Petta Miccoli






L’EMIGRANTE











Patria mia, nel mio pensiero


ci sei sempre tu!


Rose rosse profumate al mio paese,


il colore vostro l’ho scordato,


la mattina fresche di rugiada


le raccoglievo per donarle a lui!


Soffia vento amico


al mio paese vorrei tornare con te


dove sono nata.


Vorrei tornare dalla mamma mia


che di aspettare non si stanca mai


come vorrei correre ancora a piedi nudi


nei campi di grano,


fra i papaveri, rose e gerani,


cantare ancora le mie canzoni


sono tanti anni che


vivo lontano qui in terra straniera,


la bandiera di un’altra frontiera.


Soffia ancora il vento


Al mio paese porta un saluto per l’amor mio,


una carezza per la mamma mia,


un ciao a presto che ritornerò!


Mai più ti lascerò!










Anna Petta Miccoli


 
 
MAMMA











Pronunciare mamma,


per me è una melodia


è poesia! E’ la vita mia!


Mamma hai un valore


prezioso sei piena


di esperienza e sapienza






Mamma dormi e ti


risvegli, ci copri


di coperte e di baci!


Hai un cuore grande,


lavori, non riposi mai


e sei felice!






Mamma sei bella, dolcissima.


Una tua carezza, un bacio,


dona in me gioia e freschezza.






Mamma sei la mia forza


la mia vita


vivi per sempre


io ho bisogno di te


sei un meraviglioso sogno.






I tuoi consigli


sono la luce dei miei passi.


Ogni tua parola


mi da forza e voglia di vivere!






Mamma ti voglio bene,


amami!










Anna Petta Miccoli


venerdì 10 febbraio 2012

10 FEBBRAIO 2012

10 FEBBRAIO GIORNATA DELLE FOIBE



Con questo breve scritto, in occasione della giornata delle foibe, non voglio fare un trattato su un periodo storico, e bellico, di particolare violenza, che coinvolse quasi tutti gli stati o gruppi etnici che affacciavano sull’Adriatico settentrionale. Il 1941, anno in cui nacque anche Catello Nastro, fu particolarmente terribile per atti di violenza nel corso di quella furono perpetrati una serie di eccidi che andarono sotto la voce di “pulizia etnica”. Non solo militari e caporioni politici furono barbaramente trucidati, ma anche uomini inermi e pacifici, donne e bambini subirono la stessa sorte. Il golfo di Castellammare di Stabia, mio paese natìo, lontano non fu coinvolto e San Catello protettore, protesse, tra gli altri pure me. Come alla base di tutte le guerre, la terribile base per uno sterminio razziale all’ingrosso, fu il predominio territoriale. Non starò qui a farvi la terribile ed inumana storia di questo sanguinoso e vergognoso periodo storico, perchè si può leggere su tutti i libri e sulle riviste. Accanto allo sterminio degli Ebrei nei campi di concentramento nazisti, quello delle foibe è un intervento del quale molti si dovrebbero vergognare. Una lapide, all’ingresso di un cimitero della zona in questione, così recita: “ Ai Fiumani di ogni fede e razza scomparsi in pace ed in guerra, cui violenza totalitaria negò umana giustizia e cristiana sepoltura, tu, libero dall’odio, qui, per essi fermati e prega.” Queste ricorrenze, spesso riportate nei miei scritti di anziano pensionato statale, che non può uscire di casa perchè fuori fa troppo freddo, sia ben chiaro, non vogliono essere delle ricerche storiche o approfondimenti su argomenti del passato. Ma il ricordo delle buone azioni dovrebbe servire alle nuove generazioni per continuare sulla strada della pace, della fratellanza tra i popoli, della solidarietà umana verso chi ha bisogno di un tozzo di pane, di un tetto dove ripararsi, di un medico che curi le sue malattie, di un orecchio che ascolti – e sappia ascoltare – la voce di chi non ha voce, la richiesta umile di chi è nato umile in un territorio umile. Oggi, nel paese in cui vivo, Agropoli, dal 21 0ttobre del 1951, la solidarietà è attiva e presente. Associazioni di volontariato, onlus ed organizzazioni benefiche non a scopo di lucro, rappresentano il fiore all’occhiello della nostra comunità, sia giovane che anziana. In una società multietnica e multirazziale, spartendo il panino con un compagno di altra fede politica, culturale, religiosa, di altro colore della pelle, non solo si incentiva la fratellanza, ma anche la pace nel mondo. Le pagine vergognose della storia, devono essere delle pietre atte ad edificare un mondo diverso in cui ci sia spazio, lavoro, pane e comprensione per tutti. Solo in questa maniera potremo progettare un mondo senza “diversi”, in cui la tolleranza cancelli dal proprio dizionario le parole “violenza, guerre, deportazioni, pulizia etnica, campi di sterminio, foibe.”



Catello Nastro

giovedì 9 febbraio 2012

Pure ad Agropoli fa freddo

IL FREDDO DI FEBBRAIO 2012



Tengo cchiù ‘e sittant’anne

e nunn’aggio visto maje

‘na ggelata accussì forte

ca’ si arapa a porta ‘e case.

trase ‘a neva ‘ngoppa ‘e vase.



Fa ‘nu freddo ca’ se more,

e pure si nun chiove ‘a fora,

tengo l’osse cungelate

e già penzo ca’ chesta notta

sarà veramente ‘na mala nuttata.



Pure ‘a rentiera s’è gelata

e nun pozzo manco mangià,

tutt’à vocca s’è fermata

e se rifiuta ‘e fa’ trasì,

pure ‘nu poco e marmellata.



Telefono subbito o miereco ‘e famiglia,

e me risponne ca è meglio ca’ me piglio

nu’ bicchiere ‘e vino tuosto,

ca’ cumme accummenza a effetto fa,

‘a rentiera s’arrepiglia a funziunà.



Ammiezz’à tutta sta’ confusione

m’aggio sculato tutt’ò fiascone,

‘a rentiera s’è aggià sbluccata,

ma ‘o cervello e ggià annebbiato,

e nun me rice re mangià.



Riesca a truvà ‘a camera ra’ lietto,

pecchè a porta steva aperta,

me vaco a ‘nfilà sott’è ccuperte

e quanno arriva la conzorte,

sente chiaro ca’ stongo a russà.



‘A matina aroppa, songo ‘e ddiece,

me vene voglie re scetà.

Guardo a fora, veco a neve,

tutta janca ca scenne ro’ cielo,

ma io sott’è ccuperte me ne torno arravuglià!!!





Catello Nastro



TRADUZIONE A SENSO

Ho superato oramai i settanta anni, ma non ho mai sentito un freddo così forte. Anche la dentiera si è congelata e non riesco nemmeno a mangiare. Telefono al mio medico che mi consiglia di scongelarla con un bel bicchiere di vino. Mi scolo tutto il fiasco: la dentiera si sblocca, ma si blocca il cervello. Riesco a trovare la camera da letto, mi infilo sotto le coperte e dopo un poco incomincio a russare.. Il mattino seguente mi alzo alle dieci, vedo il freddo fuori e me ne torno a dormire…







mercoledì 8 febbraio 2012

Ecologia - Fantasia

IL COMIZIO DELL’ALBERO



Esseri cosiddetti umani che siete venuti nel bosco ad ascoltare il mio discorso, voglio innanzitutto comunicarvi che non rappresento nessun partito politico, perché i vegetali del bosco, pur trovandosi a sinistra, al centro o a destra della montagna, nelle parti in pianura o in cima al cucuzzolo, non hanno interessi molteplici da difendere, ma uno solo. In comune, anzi in comunione, perché la parola comune potrebbe fraintendersi: hanno la loro esistenza. Gli esseri cosiddetti umani devono capire, una volta per tutte, che eliminando noi, o la stragrande maggioranza di noi, non solo offendono la natura, ma anche Iddio, che ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Maestosi, perché ci innalziamo verso il cielo per rendere omaggio al Creatore, buoni perché ospitiamo i nidi degli uccelli che rallegrano, col loro canto di ringraziamento tutto il bosco, utili con le nostre radici che ostacolano frane, fango, alluvioni, distruzioni di abitati interi, salubri perché non inquiniamo il territorio, anzi lo rendiamo più respirabile col nostro respiro alla clorofilla, non litigiosi, perché ognuno sa stare al suo posto e nessuno aspira a posti di comando, utili a coloro che si amano perché possiamo anche ospitarli su un naturale giaciglio di foglie secche per i loro romantici amplessi, ecologici perché, nel rispetto della natura, diamo da mangiare agli animali che qui vengono a pascolare per produrre un latte profumato da trasformare in tanti tipi di formaggio e, quando ci sta il vento, gratuitamente ci esibiamo in un concerto di foglie e rami che oscillando sotto i colpi d’aria, creano musiche naturali percepibili solo a chi ama la natura. Costruite pure le vostre case, ma solo per le vostre esigenze e le esigenze degli eventuali terzi abitatori. Nella casa modesta si vive meglio, si sta più raccolti, ci si ama di più e si consuma di meno. L’abitazione per i cosiddetti esseri umani deve essere come la corteccia che riveste i nostri tronchi. Si assottiglia di mano in mano che il tronco si assottiglia. Prendete esempio da noi. Quando arriva il boscaiolo taglia con criterio, come gli è stato insegnato dagli antichi padri. Quando passa la ruspa gigantesca non rispetta nemmeno i sotterranei delle formiche. Spiana tutto pur dovendo appropriarsi di un pezzo limitato di terreno appartenente al bosco. Già avete arrecato offesa al fratello mare causando un fenomeno irreversibile che è l’inquinamento, già avete arrecato offesa alla montagna creando sfarzosi e quasi inutili villaggi turistici. Non si può parlare ai bambini di “Festa dell’albero”, quando gli adulti fanno la festa all’albero, anzi ad interi villaggi di vegetali. Il cemento deve essere razionato con uso razionale. Deve servire per pianificare le barriere utili, non per costruire le barrier inutili che possono dividere i popoli. Un muro di contenimento per proteggere un’autostrada da smottamenti eventuali è senza dubbio diverso dal muro di Berlino. Ricordate che se la nostra coalizione verrà eliminata dalla competizione per un mondo migliore, andremo tutti verso un mondo peggiore. I ricchi avranno tre bagni dove andare a fare i loro preziosi bisogni, i cani, invece, una volta distrutti tutti gli alberi, se la faranno sotto. E per concludere vi annuncio il fidanzamento tra Montecicerale e Montestella. Siete tutti invitati nel bosco. Mi raccomando, la busta ed i contenitori di plastica, riportateveli a casa per la raccolta differenziata. Ricordatevi inoltre del vostro albero genealogico…



Pino Laquercia



Tratto da :

agropolicultura.blogspot.com

martedì 7 febbraio 2012

SESSANTADUE ANNI
DI FESTIVAL DI SANREMO



A fine gennaio del 1951 abitavo ancora a Castellammare di Stabia, mio paese natìo, in provincia di Napoli, in vicolo Mantiello, una strada popolare ma graziosa che confluiva “ammiezz’o ‘o llarg’ ‘e Fusco”, una piazza bellissima perché a quel tempo piena di fervore di attività artigianali, commerciali, tra cui molti ambulanti, ma innanzitutto piena di vita e di contatti umani. La televisione, naturalmente non esisteva ancora, ed il “Festival della Canzone Italiana” o “Festival di Sanremo”, si poteva ascoltare solo per radio. Una nostra vicina di casa, ricordo, aveva una grandissima radio provvista anche di grammofono nella parte superiore e mobile bar, costellato di specchietti, nella parte centrale. Dentro al mobile si trovavano una dozzina di bottiglie di liquore, senza liquore ma riempite di acqua colorata secondo il colore del liquore che conteneva. Solo per far vedere, insomma!!! La serata di primavera era piacevole e la buona donna per permettere anche agli altri abitanti della via di ascoltare il primo festival della canzone italiana di Sanremo, abitando al pino terra, in un basso, in napoletano “O vascio”, come la famosa canzone lanciata dal compianto Mario Merola, faceva spostare la radio sul marciapiedi, un filo di antenna che andava fino al balcone del primo piano dove era attaccato alla ringhiera per una migliore ricezione e “scannetielli”, panche e “siggiulelle” per permettere agli amici in parte, invitati, proprio per l’evento radiofonico che, come si dice oggi, aveva una notevole “audience”. C’era chi divorava lo sfilatino con la frittata o i pomodori, chi stuzzicava lo stomaco con noci, nocelle, arachidi, chi un mezzo piatto di pasta e fagioli rimasto dal pranzo. Dovete sapere, a proposito, che quando le massaie cucinavano a pranzo la pasta e fagioli, abbondavano per proporla come menù unico anche per la sera o magari il giorno dopo. “’A pasta scarfata” non era altro che il bis del primo piatto riscaldato, avanzato dal giorno prima. Altro che partita di calcio…I commenti non finivano mai. Il tifo per questo o quel cantante, sia maschio che femmina, non terminava nemmeno a tarda sera e si protraeva anche per alcuni giorni. La prima edizione del Festival di Sanremo la vinse Nilla Pizzi, con la famosa canzone “Grazie dei fiori”. Il giorno dopo per tutta la giornata, dai bassi, dai balconi e dalle finestre al primo piano ed oltre, si sentiva la canzone che, anche in seguito ebbe enorme successo. Non è che si sentiva perché era stata registrata. A quei tempi un registratore a bobina costava quasi quanto un’auto. E la radio non si trovava in tutte le case. Il 21 ottobre di quello stesso anno mi trasferivo con la famiglia ad Agropoli. Ricordo che Nilla Pizzi vinse anche la seconda edizione, quella del 1952, con la canzone “Vola colomba”. Di questo evento non ricordo nulla. Sono passati sessanta anni: sia al Festival di Sanremo che a Catello Nastro. Nel 1968 mi trasferisco a Torino e nel 1973 vengo chiamato nella Giurìa di “Stampa Sera” nel salone del famoso quotidiano Piemontese. Questa volta seduto comodamente in poltroncina con piano scrittoio per gli appunti, cena, visita dello stabilimento e la prima copia de “La Stampa” appena sfornata dalle gigantesche rotative. Era già passata l’una di notte. L’articolo sulla “Stampa” appena edita recitava:” La giurìa di “Stampa sera” ha votato Milva, la “pantera” di Goro cantante e diva cresciuta a Torino, al secondo posto Peppino di Capri ed al terzo Umberto Balsamo. La giurìa Torinese era composta da venti persone ( cinque impiegate, quattro impiegati, tre casalinghe, due studentesse, un agente di commercio, un operaio, un autista, un geometra, un ragioniere, un critico d’arte, cioè il sottoscritto). Erano appena cinque anni che stavo ad insegnare in Piemonte e la mia passione per l’arte mi occupava tutto il tempo libero. Avevo già pubblicato alcuni libri d’arte e sull’elenco telefonico risultava anche questa qualifica, peraltro da me richiesta. Milva, che ammiravo moltissimo ed avevo molti suoi dischi, abitava allora a Leinì, confinante con San Francesco al Campo, proprio sotto la pista di decollo dell’aeroporto di Caselle dove ho sempre insegnato nei tre lustri di permanenza a Torino. Da allora, cioè dalla prima edizione del 1951, sono trascorsi più di sessanta anni. Dall’edizione del marzo 1973 circa quaranta anni. L’edizione del 2012, penso, la vedrò con un altro spirito. Le polemiche già iniziate, il gossip e la pomposità eccessiva, non la tollero volentieri. I testi e la musica delle canzoni passano in secondo piano. Sul palco le luci, le riprese, i colpi di scena, donne scollacciate, battute piccanti se non addirittura volgari, scenografie dinamiche e colpi di scena, fanno passare in secondo piano le canzoni. Ma una notizie lieta, che mi terrà inchiodato davanti alla TV, è il nobile gesto di Adriano Celentano, grande artista, che ha deciso di devolvere in beneficenza tutto il suo compenso. Bravo Adriano, dal centro storico di Agropoli, nel Cilento, in provincia di Salerno, ti arriverà un lungo applauso per il tuo gesto, nobile, bellissimo, degno della massima ammirazione, che lascia ancora sperare per il futuro.



Catello Nastro