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giovedì 14 giugno 2012

Una poesia di Catello Nastro

E’ BELLO







E’ bello alzarsi la mattina


e guardare negli occhi il mondo,


il fiore che sboccia nel prato,


il bimbo che va all’asilo giocondo.






Una mamma che canta di gioia


e la voce che al cielo si diffonde,


come un inno di ringraziamento,


di amore, di pace al firmamento.






Si da inizio all’opera umana,


aspersa di letizia e buonumore,


senza mai guardare la fronte


cosparsa di liquido sudore.






E’ bello guardare gli altri con amore,


rubare al prossimo normale


che vive silenzioso accanto a noi,


un anonimo sguardo di candore.






Ed uno sguardo si ripete al cielo


ringraziando Iddio del gran dono.






Catello Nastro


mercoledì 6 giugno 2012

comunicato informativo informatico

COMUNICATO

INFORMATIVO

INFORMATICO



Carissimi amici,

lettori dei miei scritti su supporto informatico. Poiché la tecnologia in internet viaggia molto veloce, per essere sempre aggiornata, faccio presente annotando, che lo scrivente, ultrasettantenne, si sforza al massimo delle sue possibilità umane e delle sue cognizioni in campo informatico, per mantenersi aggiornato sulle innovazioni su quest’ultimo ed interessante, nonché gratuito, supporto non tradizionalmente cartaceo, che non sempre riesce a stare alla pari con gli altri che operano, con lodevole iniziativa, su questa branca comunicativa, mantenendosi sempre aggiornati sulle innovazioni che da Gutemberg ad oggi hanno fatto passi da gigante. Informare ed essere informati sta alla base di questo processo. Poiché lo scrivente è ultrasettantenne, per di più appassionato di antiquariato, sembra quasi un paradosso comunicare secondo i nuovi schemi e le nuove innovazioni. Proprio per questo, chiede venia, se la sua produzione letteraria viene divulgata con un sistema approssimativo, quasi preistorico, in parole povere non aggiornato alle nuove tecnologie. Ragion per cui chiede le attenuanti generiche per ogni azione informatica che ad altri può sembrare elementare, ma allo scrivente, che è partito nell’immediato dopoguerra a scrivere col pennino Umberto I° o Cavallotti, intinto in un calamaio d’inchiostro nero dai dubbi risultati, è costata anni, se non addirittura decenni di studi e di tentativi – sovente falliti – di innovazione tecnologica per meglio far viaggiare il suo pensiero, antico, ma sempre teso al miglioramento ed aggiornato alla evoluzione o involuzione dei tempi moderni ed attuali. Ho scoperto, navigando in questo mare, che ci sono dei naviganti quasi centenari che riescono a fare meglio del sottoscritto. Ma ognuno fa quello che può. Accettatimi come sono e per quello che riesco a fare, nonostante gli sforzi compiuti. Non vi prometto niente per il futuro. Nessuna innovazione tecnologica, ma solo un nuovo messaggio, come al solito, di amore, di pace, di fraternità, di comprensione, di solidarietà. Vi abbraccio tutti e vi saluto caramente ed... alla maniera antica.



Catello Nastro

agropolicultura.blogspot.com

mercoledì 18 aprile 2012

Una poesia di Americo Corrente di Cicerale

ANGIOLINA



Angiolina vulìa ‘na vesta,

la vulìa tutta celeste,

la vulìa cu’ li buttuni,

pe’ fa’ colpo cu’ li guagliuni,

ma la sera re’ Carnevale,

Angiolina jette a ballare,

se mangiavo li maccaruni

e se ruppero li buttuni…



Americo Corrente

Cicerale.

giovedì 22 marzo 2012

Un simpatico riconoscimento da Milano

UNA BELLA PERSONA







Ho conosciuto una bella persona


scrive libri e poesie d’amore


parla di sogni e libertà


parla d’amore e di verità.






Scrive ricordi di quando era bambino,


di moglie, figli e nipoti per mano


e del Cilento una terra cara


anche se a viverci è un poco amara.






Silvia Del Galdo


sabato 25 febbraio 2012

Gastronomia Cilentana Antica

LI PURPETTE RE CARNALUARO



La signora del piano di sopra, ultrasettantenne come lo scrivente, amica di mia moglie, cilentana doc, il giorno di Carnevale ha portato in regalo un piatto pieno di polpette ancora calde. Era l’ora di cena e mia moglie le ha portate a tavola. Un gusto antico, che risaliva addirittura all’800. Infatti la signora del piano di sopra aveva rifatto le polpette povere dell’antica Civiltà Contadina del Cilento. Pane raffermo ( anche da una settimana) “spunzato” cioè fatto ammollare in acqua, poi asciugato, delle uova di gallina fresche, formaggio pecorino, o caprino o casericotta grattugiata finemente, sale, un pizzico di pepe, prezzemolo e per chi aveva ammazzato il maiale a Natale, un poco di “longa” ( pancetta non arrotolata), sausicchia, soppressata o anche del lardo o in mancanza della sugna. Si impastava il tutto creando delle palline come quelle da ping pong e poi servite ancora cocenti in tavola. A me sono arrivate tiepide, ma vi posso assicurare che sono ritornato indietro di oltre un secolo. Quando arrivai nel Cilento, il 21 ottobre del 1951, incominciai a scoprire ( sono sempre stato un buongustaio!!!) la cucina cilentana che a casa mia si alternava a quella napoletana. Risentire, a distanza di tanti anni, gli antichi sapori della cucina povera, ma ricca di fantasia, mi è sembrato ritornare all’epoca borbonica, in una vecchia casa di campagna, con galline, pecore, capre, mucche e qualche asino che serviva per il trasporto di persone e merci. Una specie di fuoristrada dell’800, insomma. Oggi ci sono delle aziende agrituristiche che propongono queste antiche ricette che, vi posso assicurare, sono le migliori anche se infrangono parzialmente la Dieta Mediterranea. Ma il Carnevale veniva e…viene una volta l’anno. Uno strappo alla regola si poteva fare. Le taverne e le bettole esistevano solamente nei grossi centri, mentre in campagna ed in collina ci stava il fai da te…Insomma, la cucina povera cilentana è ricca, specialmente in compagnia di un peretto di primitivo genuino.





Catello Nastro


lunedì 9 gennaio 2012

Poetesse Cilentane

BINIRIZIONE R’U CRIATO


Nun putite ‘mmaginà
quant’è bello
quanno a matina ‘mbressa
 me metto ‘ngoppa u barcone
pe sentì
tutti chiri aucielli cantà.
Me sembra nu coro filarmonico
ca se ‘nnauza a u cielo
pe ringrazià l’Onnipotente
re chiro juorno nascente…
Come s’aiza  nu poco o sole
s’aniscono a stu coro melodioso
u runzìo re l’api laboriose
ca ‘nzieme a la leggiadrìa re i farfalle
aprono na danza ‘ngoppa u rosmarino
e l’arberi fiuruti …
Re a terra zappata
e re l’evera tagliata
avvolge st’armunia
come ncienzo profumato
e tutti quanti ‘nziemi
biniricimmo Dio
ca ‘ngha criati.

Claudia Acone


venerdì 23 dicembre 2011

Natale nel Cilento

IL PRANZO DI NATALE NEL CILENTO




Anche oggi gli anziani (come me!) sono ancora legati alle antiche tradizioni del Natale. Pur essendo di origini napoletane, ma essendo venuto a contatto con la cultura cilentana gia nel 1951, ho abbracciato, per la verità, e con piacere, tutte le tradizioni gastronomiche ed enologiche del Cilento, rinnovellando, ogni tanto anche quelle delle origini napoletane. Il pranzo della vigilia di Natale, come vuole la tradizione è a base di pesce. Ma nel Cilento interno questo non era possibile ed i più ricchi potevano permettersi il lusso del baccalà. Per i meno ricchi ci si rifugiava nelle minestre di verdure ed in altre pietanze a base di pasta e pane, che escludevano la carne. Il pranzo di una famiglia media, alla vigilia di Natale poteva così essere composto:

• verdura mista conservata sott’olio o sotto aceto con qualche alice salata. Note anche le focacce e quelle riempite di verdura prima bollite e salate;

• ministrone di verdure di stagione anche con pasta fatta in casa;

• baccalà fritto o alla “sptrita” con peperoncino per propiziare il bicchiere di vino “tuosto”;

• dolci fatti in casa, come pizze varie al forno o fritte con olio;

• frutta secca ( noci e nocelle);

• vino a volontà, ma solo per gli adulti.

Il pranzo del giorno di Natale era una vera e propria abbuffata, perché la maggior parte delle famiglie aveva l’usanza di ammazzare il maiale qualche giorno prima della festa e consumare quelle parti che non potevano essere salate, essiccate, insaccate e quindi conservate per lungo tempo.

• antipasto di “longa” (pancetta stesa o arrotolata con sale, pepe o peperoncino, affettata sapientemente dal padrone di casa. Era piena di grasso apportatore di colesterolo, ma a quei tempi non si facevano le analisi cliniche è quindi nessuno lo…sapeva;

• affettato di sausicchie, soppressate e per i più ricchi anche prosciutto;

• fusilli fatti in casa con ragù di castrato, messo a “pipuliare” per ore ed ore. Naturalmente il piatto recava in cima un bel pezzo di castrato compreso l’osso;

• carne di maiale arrostita nel focone al fuoco di legna (profumata e selezionata) e portata in tavola ancora calda. Per i nonni carne tritata perché non avevano la dentiera, che a quei tempi non esisteva;

• verdure varie di contorno;

• frutta secca che comprendeva anche il famoso fico bianco del Cilento, oggi tanto ricercato, che veniva imbottito con le mandorle del Cilento;

• il dolce completava il pasto natalizio. Altro che pandoro e panettone! Un vassoio gigante di struffoli, castagnelle e scauratielli, fatti tutti col miele, messo da parte già tempo prima;

• anche dopo il dolce gli adulti bevevano vino, mentre ai giovani, ragazzi e donne, era concesso qualche bicchiere di lambiccato, un vino dolce, oggi quasi scomparso, che, unitamente al miglior peretto di primitivo, poteva anche propiziare una nottata di fuoco.

A tarda ora si spegnevano le lanterne, le lucerne, le candele ed i lumini, si metteva la protezione davanti al focone e tutti andavano a dormire. Si mettevano i bambini a letto, si accompagnavano i nonni nelle loro stanze. I genitori chiudevano a chiave la loro stanza e dopo poco si sentiva il rumore delle “sgoglie” dentro il saccone (materasso riempito da involucri delle pannocchie di granoturco, essiccate), che facevano rumore mentre i genitori continuavano a festeggiare l’evento dimenandosi a più non posso.

Oggi queste antiche usanze sono quasi scomparse. Si va in ristorante, ed i più ricchi vanno pure all’estero. Nel XIX secolo la maggior parte dei Cilentani non conoscevano nemmeno Napoli e molti nemmeno Salerno. Oggi, in compenso, le aziende agrituristiche del Cilento ripropongono le antiche pietanze fatte in casa ed il miglior vino del territorio, ricavato da vitigni straordinari tali da competere con i migliori d’Italia. Un felice Natale a tutti i miei lettori, in particolare modo ai giovani affinché non dimentichino mai le tradizioni, la gastronomia e l’enologia del Cilento. (Catello Nastro)

Comunicato stampa a cura di

agropolicultura.blogspot.com

mercoledì 14 dicembre 2011

Poesia umoristica ed erotica cilentana

Il 14.XII. 2011 alla Pizzeria “LA BRACE” di Agropoli

PRESENTATO L’ULTIMO LIBRO

DI CATELLO NASTRO



Mercoledì 14 dicembre 2011, nella famosa pizzeria – ristorante “LA BRACE” nei pressi della Stazione Ferroviaria di Agropoli, dopo una lauta cena , è stato presentato dallo scrittore e storico cilentano Antonio Infante, l’ultimo lavoro letterario di Catello Nastro, edito dalla Libera Università Internazionale di Arte, Lettere, Musica e Storia onlus, di Agropoli, dal titolo “ LA POESIA UMORISTICA ED EROTICA CILENTANA”, un quaderno di sessanta pagine, in edizione economica, sedicesimo volume della collana letteraria “Il Cilento nuovo”, diretta da Mario De Pascale, Antonio Infante e lo stesso Catello Nastro. Il pubblico, consistente in una cinquantina di personalità del mondo dell’arte, della cultura e dell’imprenditoria del Cilento, ha apprezzato e più volte applaudito il presentatore, Antonio Infante, cilentano doc, che ha messo in risalto i contenuti positivi del libro. “Il pregio” del volumetto, consiste proprio nella ricerca fatta su vecchi aneddoti, canti e poesie cilentane fino alla prima metà del secolo scorso. La ricerca, portata avanti per una diecina d’anni, ha portato alla scoperta di fatti ed aneddoti caduti nell’oblio ed ora ripescati con certosina pazienza da Catello Nastro che ne ha tratto addirittura un libro di ben sessanta pagine. I contenuti, pur essendo di carattere umoristico ed erotico, non hanno niente a che vedere né con le classiche barzellette né tanto meno con la dilagante pornografia. Catello Nastro, infatti, presenta uno spaccato di una società che cerca di inventare delle regole che a noi del terzo millennio possono anche non essere condivise solo perchè non conosciamo a fondo l’epoca, i costumi, le tradizioni e l’evoluzione della civiltà contadina del Cilento fino ad un secolo fa. Da notare che Catello Nastro, oltre ad essere stato professore di lettere moderne, è di origini napoletane, ma la maggior parte delle sue pubblicazioni riguardano il Cilento nei suoi molteplici aspetti. I racconti del dopoguerra, l’enologia, la gastronomia, le tradizioni, la rivolta ed i moti rivoluzionari, versi di contestazione, l’antica arte culinaria con i prodotti spontanei della terra, il costume, la mentalità, la poesia d’amore e di sdegno e questa volta la poesia umoristica ed erotica, Poesie tessute su un antico canovaccio quasi illeggibile che, con un lavoro di fantasia e di sistemazione in versi, Catello Nastro ne ha tratto dei veri e propri mini capolavori. Anche il proprietario del Ristorante Pizzeria “LA BRACE” sembra aver abbracciato la causa dell’autore, portando a tavola una squisitissima pizza cilentana con pomodori, basilico e “caso re crapa” (formaggio di capra stagionato e grattugiato). Alla fine della serata è stato consegnato un libro omaggio a tutti i commensali che hanno chiesto anche la dedica personale dell’autore presente in sala con tutta la famiglia. Un presentazione letteraria, gastronomica, enologica, una forma di socializzazione e fratellanza che, alla fine, ha lasciato tutti contenti per l’anomale, singolare ed originale serata trascorsa assieme





Comunicato stampa a cura di

agropolicultura.blogspot.com

domenica 4 dicembre 2011

comunicato

Ristorante – Pizzeria – LA BRACE – tel.0974 821605

Via Alcide De Gasperi n. 60 (a 100 metri dalla stazione ferroviaria)

AGROPOLI (sa)

_______________________________________



Mercoledì 14 dicembre 2011 dalle ore 19,30



PIZZA E CULTURA

seconda edizione



frittura all’Italiana, giro di pizze di vari tipi, bibite e vino rosso della casa – Presentazione (5 minuti) dell’ ultima pubblicazione (di sessanta pagine)
di Catello Nastro



 



Sedicesimo volume della collana letteraria “Il Cilento nuovo” edito dalla “Libera Università Internazionale di Arte, Lettere, Musica e Storia onlus di Agropoli.”

Posti limitati. E’ gradita la prenotazione. Si riservano tavoli da 4 a 12 persone.Quota di partecipazione + libro , euro dieci.





Il Presidente

Antonio Infante





“LA POESIA UMORISTICA

ED EROTICA CILENTANA"

lunedì 28 novembre 2011

Una squisita poetessa di Carpi (Mo), WANDA STERMIERI, amante del Cilento

WANDA STERMIERI

Wanda Stermieri vive a Carpi, in provincia di Modena, ma ama il Cilento dove ha partecipato a vari concorsi letterari riscuotendo dovunque meritati successi. E’ stata premiata al Concorso Letterario Internazionale “NATALE AGROPOLESE” organizzato da Antonio Infante ed al Premio Letterario di San Martino Cilento.


Le campane (A Padre Filippo Manzo)






Brillate o nuove campane sull’alto campanile.


Voi liete sorelle salite nella vostra dimora


che ansiosa vi aspetta da tantissimi anni.


Ed ora vi prego, fate sentire


il vostro suono armonioso


come un dono d’amore.


E’ venuto il momento di udire


Lo scampanio a più voci,


suonate in concerto nel gaudio più vero.


Il cielo si veste d’azzurro, le onde sonore


se ne vanno pellegrine lasciando


una scia di note musicali.


Suonate campane, cullate dal vento


donateci brividi di gioia e mai un lamento.


Siate sempre voi ad annunciare


la buona novella


con suoni divini, è Dio che ci chiama,


ci vuole vicini.






Questa poesia è stata donata dall’autrice alla comunità di San Martino Cilento


in occasione della raccolta di fondi per la costruzione del campanile della Chiesa


dedicata a San Martino Vescovo.( Primavera – Estate 2005 )










IN CERCA DI FELICITA’






Felicità, sei come una goccia di rugiada,


appoggiata su un petalo di fiore


che appena il sole ti sfiora scompari senza lasciare traccia.






Sei come l’aria che quando è lieve ti dà l’ebbrezza,


ma quando si tramuta in vento diventa forte


e violento scuoti le piante


porti via le foglie e le disperdi senza una meta.






Felicità chi ti possiede anche un solo attimo,


non vuole che tu gli sfugga.


Se qualcuno crede di averla raggiunta


Cerca di chiuderla in uno scrigno


Come un dono più prezioso dell’oro.






Se un giorno vorrà guardarci dentro lo troverà vuoto,


perché se ne sarà andata da sola,


senza bisogno di sollevare il coperchio.






Perché la felicità non è su questa terra;


nessun uomo la possiede


perché viene solo dal cielo.






E per averla, bisogna raggiungere la vetta più alta


che si trova vicino alle stelle;


Là solo ci aspetta la vera felicità.










POTER LEGGERE NEL PENSIERO DI TUTTI










Vorrei che la mia testa fosse un mappamondo


girarla intensamente


nei punti più nascosti


per poter leggere nel pensiero di tutti,


per poter allontanare la parte dell’uomo


che non è più sua.


E se questo accadesse, prometterei a me stesso


di finire i miei giorni chiuso in un ospizio,


tanto mi sta a cuore la pace di tutti.






La cercherei nel mare


mi immergerei nelle spume bianche che


le onde fa scuotere violentemente


per poi disperdersi, finchè le acque del mare


ritrovassero il loro colore azzurro.






E a gran voce chiamerei


Perché ogni uomo trovasse la parte migliore


Nascosta dentro di sé.


Poi altri, altri ancora giungessero


a completare la serenità più vera


ritrovata nel mare aperto senza fine.






Wanda Stermieri

martedì 15 novembre 2011

Poeti del Cilento

LEI E’ SEMPRE LEI



Anche se sono trascorsi

cinquanta anni d’amore,

di condivisione di momenti

di gioia o di tristezza,

in un’altalena quotidiana

di inutili contrasti, fatui,

come fuochi evanescenti,

di solcare le onde del mare

- ora in quiete ora in tempesta -

di una vita in simbiosi

che si sdoppia esteriormente,

con radici salde diramate

in un cretoso terreno fertile

per nuove primavere ,

con nuovi germogli, nuovi fiori,

lei è sempre lei, la stessa

di tanti anni fa quando la guardavi

e le sue guance diventavano rosse.

lei è sempre lei anche se la primavera

ha ceduto il posto all’autunno.



Catello Nastro

domenica 13 novembre 2011

Poeti del Cilento

CAPIRAI…



Capirai, un giorno non lontano,

la sofferenza fisica e morale,

i quiz che la vita ti propone

ed ai quali non sai dar risposta.



Capirai come si può osservare un fiore,

al mattino, nell’orto, appena alzato,

e godere del suo profumo e dei colori,

nell’armonia della natura ormai esplodente.



Capirai come si può amare un cane,

anche randagio, che scodinzola,

per acchiappare un’anonima carezza,

in un mondo indifferente e senza fede.



Capirai il sole che si alza la mattina,

per maturare le spighe di grano già dorato,

nei rigogliosi campi coltivati

per produrre il più umile degli alimenti.



Il pane…



Catello Nastro

venerdì 11 novembre 2011

Benvenuti!!!

11- 11- 11

UNDICI NOVEMBRE DUEMILAUNDICI



Nella smorfia napoletana il numero 11 indica “’E suricille”, cioè i topolini, topini o sorcini nati da una madre topona detta in napoletano anche zoccola: Da cui “figlio ‘e zoccola”, in senso offensivo per indicare un uomo furbo che, pur di procurare un grosso benessere a se stesso,ed anche alla sua famiglia, non disdegna di procurare danneggiamenti morali e materiali alla società civile nella quale vive, naturalmente da incivile. Da notare che il numero 10 indica, sempre a Napoli, Maradona, il grande giocatore che fece parlare di se e della squadra di calcio della città partenopea per molti anni. Nel calcio, il numero undici, unitamente al sette, costituisce le ali che fanno volare la fantasia dei tifosi di calcio, specialmente nelle competizioni nazionali ed internazionali. Ma lo sapete quali sono gli undici in campo per la smorfia napoletana? Eccoli! 1 – l’Italia, o la patria; 2 – ‘A piccerella o la bambina; 3 – ‘A jatta o la gatta; 4 – ‘o puorco, il maiale; 5 – ‘A mano o la mano; 6 – Chella ca’ guarda ‘nterra o l’organo sessuale femminile; 7 – ‘O vasetto, il vaso di terracotta che serviva anche per orinare; 8 - ‘A Maronna o la Madonna; 9 – ‘A figliata, o la prole ( prima molto numerosa); 10 – ‘E fasule o Maradona ( questo grande giocatore, anni addietro fu il pastore più venduto sulle bancarelle di San Gregorio Armeno); 11 – ‘E suricille o sorcini da non confondere coi fans del cantante Renato Zero che, chiamandosi appunto Zero, pur essendo il mio idolo preferito, non può trovare posto nella Smorfia napoletana. Già lo scorso anno, il 10 – 10 -10 , cioè il dieci di ottobre del 2010, dissi che in tutta la mia carriera scolastica (dall’asilo alla pensione) era la prima volta che vedevo tre dieci. Anzi un anno ( oltre mezzo secolo fa), assieme ad un mio compagno di scuola infilammo nel cassetto della maestra un grossa “zoccola”, nella fattispecie genitrice di famiglia numerosa di sorcini. Non appena la maestra aprì il cassetto della scrivania la zoccola saltò fuori dal cassetto e la maestra per poco non saltò fuori dalla finestra, anche perché stavamo al piano terra. Mi arrivarono punizioni da tutte le parti. Meno male che la democrazia era stata instaurata da pochi anni, altrimenti una buona purga di olio di ricino nessuno me l’avrebbe tolta! Oggi la smorfia napoletana ha lasciato il posto al progresso. E’ stata sostituita dal gratta e vinci. Se vince deve ringraziare il n. 46 che indica i soldi, il danaro e quindi la vincita. Se non vince ma si gratta solo deve ringraziare il n.30 ( Trenta ‘e palle d’o tenente). Non è vero ma ci credo. La settimana scorsa una attempata nobildonna in auto, pur di non farsi sbarrare la strada da un gatto nero ha preferito sbattere con l’auto contro un muro. Poi, naturalmente ha imprecato contro il gatto nero che le aveva portato sfortuna. La Protezione animali non è intervenuta, forse perché non sapeva chi dei due difendere. Non con una smorfia, ma con un augurio, vi saluto!!!



Catello Nastro

lunedì 7 novembre 2011

Poeti del Cilento

IL VIAGGIO



Percorreremo sentieri inesplorati,

conosceremo creature mai viste,

affronteremo barriere insormontabili,

nemici nascosti tra le rovine dei bassifondi

col fucile spianato, col colpo in canna,

pronti a colpire al primo movimento sospetto,

Guardiani corrotti ci segnaleranno

la via per scontrarci col nemico

ed ancora esseri infetti, immondi parassiti,

che guazzano in un pantano di merda,

reggendosi a galla su un salvagente d’oro

costruito con la pelle dei derelitti

e gonfiato col fiato puzzolente

di prezzolati lecchini, come bestie al guinzaglio

pronti ad ubbidire al padrone.

La Dignità, la Fede, la Solidarietà,

sguainate al vento, pur esso deviato

dall’egoismo dei potenti e dalla pochezza dei corrotti,

saranno i vessilli issati su deboli canne

di fiume incontaminato, dalle acque limpide

e dalla corrente continua ed inesauribile,

ci condurranno alla pacifica vittoria finale.



Catello Nastro