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martedì 8 febbraio 2011

IL PRIMO LIBRO DEL 2011 DI CATELLO NASTRO

Il primo libro del 2011 di Catello Nastro
“VERSI AVVERSI” – SENZA RIMA NE POESIA -

Nel mese di gennaio 2011 è uscito il primo libro di poesie di Catello Nastro, il quarantunesimo pubblicato in oltre quaranta anni di attività letteraria, l’undicesimo volume della collana “Il Cilento nuovo” diretta di Mario De Pascale, Antonio Infante e lo stesso Catello Nastro. Più che di un libro si tratta di un quaderno di cinquanta pagine, con quaranta componimenti, che l’autore chiama …senza rima né poesia, proprio perché in questa raccolta di versi scritti durante l’anno precedente, 2010, più che alla forma egli bada al contenuto. Per la maggior parte si tratta di riferimenti sociali, umani, solidali, ecologici, ma tutti visti, vagliati ed esposti, mantenendo una propria libertà di espressione, ma anche di contenuti. Interessante è riportare la sua presentazione del libro pubblicata in quarta di copertina, quasi l’autore volesse proporre più una conclusione che una presentazione tradizionale. Ma leggiamo quanto scrive Catello Nastro, presentandosi…da solo: “Scrivere poesie oggi, è mantenere la propria libertà. Certo che anche il poeta, quello mercenario, naturalmente, può essere asservito a questa o quella parte politica o, peggio ancora, politicizzata. Ma siccome del poeta nessuno se ne frega, i casi sono sporadici. VERSI AVVERSI…Perché? Contro chi? Per quale motivo? Per cogliere quali risultati? Niente di tutto questo. Solo per dimostrare la libertà di chi scrive versi per comunicare pensieri, idee, emozioni, stati d’animo, progetti virtuali talvolta realizzabili, talvolta irrealizzabili. Ma sempre frutto del pensiero del poeta che vuole esternare agli altri le proprie idee in versi. Quando questi versi non sono in rima può anche significare che il poeta vuole liberarsi anche degli schemi tradizionali per comunicare. Quello che ne viene fuori certamente non tocca al poeta giudicare, ma al lettore. Mi spiego meglio. Nel momento in cui il poeta costruisce il suo progetto poetico, naturalmente, ha intenzione anche di liberarsi della metrica e dell’alternanza dei versi tradizionali e, oserei dire, quasi classica. In altre parole: libertà totale. Sia ben chiaro che i confini della poesia sono imperscrutabili,cioè non si sa quale è il limite dell’orizzonte e dove incomincia o finisce l’universo poetico. Un risultato del tutto insignificante e banale? Forse! Fatti della propria vita, del proprio percorso umano di essere singolo ed unico, possono anche identificarsi col percorso collettivo di tutta l’umanità. Di qualsiasi popolo, di qualsiasi razza, di qualsiasi religione. Certamente i componimenti poetici ( o quanto meno presunti tali) contenuti in “VERSI AVVERSI” sono di epoca varia, di fattura varia, provenienti da stati d’animo vari, composti in momenti vari, assemblati in altrettanti momenti vari, raffiguranti stati d’animo vari con una progettualità varia. Certo, per cogliere un risultato positivo o quanto meno soddisfacente, si dovrebbe ripercorrere un itinerario poetico di quasi una vita. Ma il compito potrebbe risultare arduo. Molte raccolte sono state pubblicate su supporto cartaceo, molte su siti internet, molte su blog vari, molte su giornali e riviste, molte sono andate perdute irrimediabilmente. Per il disordine dell’autore, molte sono state cancellate perché ritenute – ad una prima ed approssimativa lettura – non idonee alla diffusione. Un quadro poliedrico, come poliedrico è l’autore, oramai settantenne, che scrive poesie da oltre mezzo secolo e che ama sovente riportare in caratteri cubitali il motto:” Meglio un poeta senza lettori, che un popolo senza poeti!”. Noi che conosciamo bene Catello Nastro per il suo impegno umano, sociale e culturale, condividiamo, sebbene con qualche riserva, sia di carattere contenutistico che formale, ciò che egli vuole proporre attraverso i suoi componimenti. Gli argomenti che egli tratta, come dicevo più innanzi, vengono esposti in piena libertà formale e questo talvolta danneggia la lettura. Ma egli procede come un fiume in piena, fregandosene di ogni argine, usando spesso una terminologia abbastanza spinta da rasentare talvolta la volgarità espressiva. Ma d’altro canto qualche rara espressione un po’ pesante rende il concetto più incisivo. Con le espressioni che ci propinano quotidianamente i mass media, certamente nessuno lo censurerà. Anche perché il libro è consigliato a lettori adulti. Gente matura che baderà certamente al messaggio inviato dall’autore e non alla veste editoriale economica, essenziale ed addirittura scarna. Una raccolta di versi che farà riflettere il lettore attento e lo giustificherà per aver badato alla libertà del contenuto piuttosto che all’eleganza della veste editoriale. Un quaderno di poesie che si farà leggere tutto di un fiato lasciando molto spazio alla riflessione ed alla critica.

Renato Volpi

mercoledì 3 novembre 2010

recensione

LA POESIA SEMPLICE DI SILVIA DEL GALDO

La poesia di Silvia Del Galdo, che vive in provincia di Milano già da alcuni anni, è semplice e genuina, quasi una lirica naive proprio per i temi attuali descritti in maniera chiara ma incisiva.
Il dolore, l’amore, ma anche la compartecipazione all’evolversi del mondo morale e spirituale sono temi frequenti nelle sue liriche. Tra queste spicca la poesia “14 AGOSTO 1999” che riportiamo integralmente non far torto all’autrice ed anche al fruitore della composizione.

14 AGOSTO 1999

Il viso sofferente
E gli occhi ormai velati
Non brillan più d’amore
Ma si legge il dolore,
e mentre io ti guardo,
il cuore mi si stringe
e il viso mio tirato
di lagrime si tinge.

Ormai più non respiri
Al Padre sei tornata
E nello stesso istante
Il cuore è lacerato.

Silvia De Galdo

Da notare in questi versi la drammaticità del tema trattato, la rassegnazione cristiana e la compartecipazione dignitosa al dolore per la dipartita di una persona cara. Inoltre, noti bene il lettore, che Silvia Del Galdo scrive in maniera incisiva. Ogni suo verso è quasi un capitolo di un lungo diario. Un’altra composizione semplice e senza ricercatezza di astrusi vocaboli è “IL PAESAGGIO”.





IL PAESAGGIO

Com’è bello il paesaggio
Dalla macchina l’osservo,
sembra quello del Presepe
con le capre e l’asinello
con le luci piccoline
come fossero stelline
e di notte è illuminato
come mai l’ho immaginato
con i boschi e con le siepi
con i campi coltivati
con le pinte di limoni
e il profumo di lamponi:

Silvia Del Galdo

La chiara ispirazione cristiana, la semplicità dell’esposizione, sebbene con un vocabolario non molto forbito e pregno di ricercatezza, spingono il critico a prendere in considerazione i versi di Silvia Del Galdo e proporli al lettore spesso sbandato in un clima di apatia o l contrario, di un novello barocchismo linguistico atto a meravigliare più per la forma che per il contenuto.

Catello Nastro

agropolicultura.blogspot.com