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giovedì 2 agosto 2012

Prima o poi...

PRIMA O POI…



Prima o poi scenderà la notte,

quella che non si alternerà al giorno.

Incomincerà un nuovo percorso,

scevro da ipocrisie commerciali,

politiche o di facciata, come suol dirsi.

Il tutto verrà appianato da una ruspa

guidata da un folletto dispettoso,

ma dignitoso nella sua funzione.

Una immensa discarica

colma di immondizia una volta umana,

o un verdeggiante praticello

dove le margherite crescono

non per essere recise violentemente,

ma ammirate nella circolare

simmetria delle candide componenti.



Prima o poi scenderà la notte,

illuminata dalla luce della poesia.



Catello Nastro

giovedì 14 giugno 2012

Una poesia di Catello Nastro

E’ BELLO







E’ bello alzarsi la mattina


e guardare negli occhi il mondo,


il fiore che sboccia nel prato,


il bimbo che va all’asilo giocondo.






Una mamma che canta di gioia


e la voce che al cielo si diffonde,


come un inno di ringraziamento,


di amore, di pace al firmamento.






Si da inizio all’opera umana,


aspersa di letizia e buonumore,


senza mai guardare la fronte


cosparsa di liquido sudore.






E’ bello guardare gli altri con amore,


rubare al prossimo normale


che vive silenzioso accanto a noi,


un anonimo sguardo di candore.






Ed uno sguardo si ripete al cielo


ringraziando Iddio del gran dono.






Catello Nastro


martedì 31 gennaio 2012

VIVO



Spiccioli di tempo,

ancora illuminati dal sole,

affacciato alla finestra della vita,

godo tra vetusti acciacchi

e notti intervallate

di sogni lontani

e assillanti pensieri

che non danno adito al riposo.



Eppure penso:

ai limoni appesi

all’albero in giardino

con le foglie sempre verdi

rigurgitanti di rugiada notturna,

come la nottambula dirimpettaia

appena alzata alle dieci del mattino.



Vivo e continuo

a leggere le ultime pagine

del libro meraviglioso della vita.



Catello Nastro

sabato 15 ottobre 2011

Poeti Cilentani: TILDE CIARDO FEOLA

TRISTEZZA

Tristezza è quando
cogli un fiore
e non ne senti il profumo,
quando vedi una farfalla
e non ne ammiri i colori,
quando lo sconforto
uccide la speranza,
quando la luce
diventa buio,
quando hai voglia di piangere
senza saperne il perché.
quando ti cerco
e non ti sento vicino
o mio Signore.

Tilde Ciardo Feola


tratta dal libro "PREMIO CILENTO DI POESIA", antologia di poesia contemporanea, edizioni Il Cilento nuovo, 1988, a cura di Antonio Infante e Catello Nastro

Poeti del Cilento: GIOVANNI CAUCEGLIA

L' ESISTENZA


L'esistenza di una
creatura umana
è mutevole
come una giornata d'autunno
ma è sempre cdegna
di essere vissuta
perhcè è bella


Giovanni Cauceglia

dal libro "Premio Cilento di poesia"- antologia di poesia contemporanea, 1988 -
edizioni "IL CILENTO NUOVO"   -       a cura di Antonio Infante e Catello Nastro

Poeti del Cilento ANNA MAROTTA

LA MIA LUNA 

di Maria Anna Marotta

La mia luna nel pozzo,
ho teso la mano
l'avevo quasi in grembo.

Ma una nuvola lontana
l'ha rapita violenta
e in mano mi resta
una visione stupenda.

Maria Anna Marotta

Tratta dal libro "PREMIO CILENTO DI POESIA",
ed, Il Cilento nuovo, 1988,
 a cura di Antonio Infante e Catello Nastro.



domenica 9 ottobre 2011

Poeti del Cilento: GINO VIVOLI

IL FICO



La gente del borgo

era orgogliosa e raggiante

perché poco lontano viveva un fico

che sembrava un gigante.



Ho chiesto alla gente

che viveva nella borgata

e tutti dicevano che il fico

c’era sempre stato.



Tutti lo amavano

come un monumento nazionale

anche perché a loro

non faceva alcun male.



Quando la calura era soffocante

sotto il suo fogliame

trovavano frescura

il paesano e il viandante.



Quando ero ragazzo

ricordo con tristezza

perché di quel ficone

avevo fatto la mia fortezza.



Tutta la gente

che passava da quel posto,

era consuetudine

fare una piccola sosta.



Dopo essersi rinfrescati

un pochettino

ognuno di loro riprendeva

il suo cammino.



Su quel fico gli uccelli

venivano a mangiare

e quando arrivava la sera

venivano a riposare.



A tutti quell’albero

era importante,

agli uomini, agli uccelli,

al viandante.



La natura con l’uomo

è stata molto benevole

E larga di mano, ma purtroppo

quasi mai ce ne accorgiamo.



Ancora una volta l’uomo

fa il suo corso

E per quel fico oramai

non c’era più posto.



Quando si dice d’essere

nato sfortunato…

Il povero fico doveva cedere

il posto all’autostrada.



La gente del borgo

era furiosa e indignata,

nessuno voleva

quell’inutile autostrada.



Eran tutti decisi

anche alla violenza,

che di quel fico nessuno

voleva restar senza.



Su sa che l’uomo,

per il suo tornaconto,

non ci pensa

né poco né tanto.



Una brutta mattina,

senza preavviso,

quell’albero gigante

era stato già reciso.



Per l’aria si diffondeva

un odore di segatura,

ma si sa che con l’uomo

si cozza contro un muro.



Gente,

ma fermatevi un momento,

il tempo Iddio ce l’ha dato

in cambio di niente.



Certo ne abbiamo combinate

alcune senza fondo

che questo pianeta

non mi sembra ormai più tondo.



Siamo eredi

di un mondo senza freni

e tutti quanti

siamo responsabili più o meno.



Quello che il Signore

non ci perdona mai,

è che abbiamo ridotto

il mondo come un letamaio.



Se ci fermassimo solo per un momento

ad ammirare la natura ed il creato,

ci accorgeremmo

di quanto abbiamo sbagliato.



Ora per quella autostrada

le macchine volano come il vento,

ma di quel fico

nessuno sa più niente.



Se mai un giorno

rinascerò su questa terra,

in qualche loco, amici miei,

ci penserei un poco.



Gino Vivoli

4 gennaio 2003

*****

L’uomo, ovverosia l’egoismo e l’indifferenza.

martedì 4 ottobre 2011

Piccoli e grandi fuochi

PICCOLI E GRANDI FUOCHI







Era il tempo dell’età più bella:


nemmeno un po’ di cenere


lasciarono


quelle piccole fiammelle.






Non eran grandi fuochi


ma solo fuocherelli.


Da allora di tempo ne è passato


e una grande fiamma


anche io l’ho trovata..






Gli benedico tutti i giorni


da quando l’ho incontrata.


Da molto tempo riscalda la mia vita


con amore e con coraggio


e molta cenere rimane


al suo passaggio.






Di calore me ne ha dato


a più non posso


e non si è ancora stancata


di questo vecchio orso.










A tutti auguro la mia fortuna,


che di grande fiamma al mondo


se ne trova solo una.






Alimentate il fuoco con vera legna


e vi accorgerete che la fiamma


mai non si spegne.






Gino Vivoli


Agropoli - 2006

Poeti alla ribalta - Gino Vivoli

VIA DEI TIGLI







Era il due novembre


di un anno ormai trascorso


e camminando per i tigli


lungo il corso…






Una lapide attirò


la mia attenzione.


Quello che c’era scritto sopra


mi diede una forte emozione.






C’era scritto: “ Tu che leggi,


non dimenticarlo mai,


quello che tu sei io ero:


quello che io sono tu sarai.






Guadagnando poi l’uscita


e arrivando al cancello,


mi ritorna in mente


quel triste ritornello.






Dopo aver lasciato alle spalle


quella triste sepoltura


pensavo tra me e me…


Non è morire, ma nascere


la vera fregatura:






La vita in prestito


ci è stata data


ed al più presto dobbiamo renderla


a chi ce l’ha donata.










Gino Vivoli


Agropoli,2006

domenica 4 settembre 2011

Omaggio al Poeta Giuseppe Volpe

All’ombra della dismessa Fornace di Agropoli

INTITOLATA AL POETA GIUSEPPE VOLPE UNA PIAZZETTA DELLA CITTA’ CILENTANA



Grande merito al sindaco della città, avvocato Francesco Alfieri ed all’Assessore alla Identità Culturale dottor Francesco Crispino per aver portato avanti la proposta di intitolare la piazzetta a pochi passi da dove abitava il compianto Giuseppe Volpe, poeta venuto a mancare, quasi centenario, pochi anni fa. L’omaggio del Sindaco di Agropoli ad un artigiano cantore del Cilento con poesie in vernacolo, recentemente scomparso, oltre ad essere un atto dovuto, è stato anche un atto sentito. I grandi uomini non sono solo quelli che compiono grandi imprese, ma anche quelli che fanno grandi esempi. Peppino Volpe, al quale gli amici Antonio Infante, Mario De Pascale e Catello Nastro hanno dedicato il settimo volume ( antologia poetica “OMAGGIO A GIUSEPPE VOLPE” della collana “Il Cilento nuovo”), con poesie di circa trenta poeti del Cilento ed oltre, molte della quali scritte in vernacolo cilentano e dedicate al territorio, rimane vivo nella memoria di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo o almeno leggere le sue liriche. Sabato 3 settembre 2011, nella piazzetta distante meno di cento metri dalla sua abitazione, c’era una moltitudine di amici e conoscenti, oppure semplici lettori ed estimatori del compianto. Dopo le sentite parole di Franco Alfieri e di Franco Crispino, è stata scoperta e benedetta la marmorea targa dedicata al poeta cilentano. Molte le associazioni, civili e militari, presenti alla cerimonia. Al termine della commovente manifestazioni, sono state declamate alcune poesie di Volpe, tra le quali una dedicata alla fornace col suo semi diruto fumaiolo, all’ombra del quale Peppino scrisse una delle sue più belle composizioni.



Catello Nastro

mercoledì 25 maggio 2011

Per il libro "Versi avversi"

Per il libro “VERSI AVVERSI”

Premiato a Bellizzi il poeta agropolese Catello Nastro



Nel mese di maggio 2011, al Premio Internazionale di arte, letteratura e poesia, in quest’ultima sezione, è stata assegnata al poeta agropolese Catello Nastro un’artistica pergamena ed un targa per il libro edito “VERSI AVVERSI”, edito dalla Libera Università Internazionale di Arte, Lettere, Musica e Storia onlus di Agropoli, che ha come Presidente Antonio Infante. Il libro, in veste editoriale economica, è l’undicesimo volume della collana letteraria “Il Cilento nuovo” del Cilento e del Vallo di Diano e diretta da Mario De Pascale, Antonio Infante e Catello Nastro. Si tratta di un libretto di meno di sessanta pagine in cui l’ autore, presentandosi di solo, evidenzia la piena libertà della scrittura. Per meglio capire il concetto di Catello Nastro, riportiamo questa singolare presentazione, che lascia qualche dubbio, ma fa anche riflettere.

“Scrivere poesie oggi, è mantenere la propria libertà. Certo che anche il poeta, quello mercenario, naturalmente, può essere asservito a questa o quella parte politica o, peggio ancora, politicizzata. Ma siccome del poeta nessuno se ne frega, i casi sono sporadici. VERSI AVVERSI…Perché? Contro chi? Per quale motivo? Per cogliere quali risultati? Niente di tutto questo. Solo per dimostrare la libertà di chi scrive versi per comunicare pensieri, idee, emozioni, stati d’animo, progetti virtuali talvolta realizzabili, talvolta irrealizzabili. Ma sempre frutto del pensiero del poeta che vuole esternare agli altri le proprie idee in versi. Quando questi versi non sono in rima può anche significare che il poeta vuole liberarsi anche degli schemi tradizionali per comunicare. Quello che ne viene fuori certamente non tocca al poeta giudicare, ma al lettore. Mi spiego meglio. Nel momento in cui il poeta costruisce il suo progetto poetico, naturalmente, ha intenzione anche di liberarsi della metrica e dell’alternanza dei versi tradizionali e, oserei dire, quasi classica. In altre parole: libertà totale. Sia ben chiaro che i confini della poesia sono imperscrutabili,cioè non si sa quale è il limite dell’orizzonte e dove incomincia o finisce l’universo poetico. Un risultato del tutto insignificante e banale? Forse! Fatti della propria vita, del proprio percorso umano di essere singolo ed unico, possono anche identificarsi col percorso collettivo di tutta l’umanità. Di qualsiasi popolo, di qualsiasi razza, di qualsiasi religione. Certamente i componimenti poetici ( o quanto meno presunti tali) contenuti in “VERSI AVVERSI” sono di epoca varia, di fattura varia, provenienti da stati d’animo vari, composti in momenti vari, assemblati in altrettanti momenti vari, raffiguranti stati d’animo vari con una progettualità varia. Certo, per cogliere un risultato positivo o quanto meno soddisfacente, si dovrebbe ripercorrere un itinerario poetico di quasi una vita. Ma il compito potrebbe risultare arduo. Molte raccolte sono state pubblicate su supporto cartaceo, molte su siti internet, molte su blog vari, molte su giornali e riviste, molte sono andate perdute irrimediabilmente. Per il disordine dell’autore, molte sono state cancellate perché ritenute – ad una prima ed approssimativa lettura – non idonee alla diffusione. Un quadro poliedrico, come poliedrico è l’autore, oramai settantenne, che scrive poesie da oltre mezzo secolo e che ama sovente riportare in caratteri cubitali il motto:” Meglio un poeta senza lettori, che un popolo senza poeti!”. (Catello Nastro)



Comunicato stampa cura di Renato Volpi