giovedì 22 marzo 2012

Una poesia di SILVIA DEL GALDO, cilentana a Milano

UN PENSIERO AD UN AMICO






Da Milano un pensiero


ad un amico lontano


che un giorno d’estate


mi ha teso la mano.


Ha letto i miei scritti


e capito i pensieri,


i miei sentimenti


di oggi e di ieri.






A lui dico grazie


gli faccio gli auguri


di tanta salute


e la pace nel cuore.






Silvia Del Galdo

martedì 13 marzo 2012

Poesia napoletana di offesa

Poesia di offesa

NE’, MIEZ’OMO



Ne’, miez’omo!

Nunn’ho saccio

si accummingianno

‘a parte ‘e sotto

oppure sulamente

‘a parte ‘e ‘ngoppa.

Tanto fai schifo,

sule ‘a verè ‘a luntano,

pure si tiene ‘a scorza

‘e l’ommo cosiddetto umano.



Tu si’ malamente

‘a rinta e a fora,

e sulo si te veco

assettato annanz’ò bar

me passe ‘ a voglia

e me piglià vicino ‘o bancone,

‘na tazzulella cavere ‘e cafè.



Tu si’ ‘na schifezza a capa ‘o pero,

si’ cumma ‘na cambiala prutestata,

‘na mille lire fauza e ‘nguacchiata,

‘nu fiasco ‘e vino juto acito,

‘na pizza rint’ò furno abbruciacchiata,

‘na vecchia femmina ‘e strada

racchia, zoccola e ‘mpestata.



Tu nun vali propetamente niente,

manco ‘sti stracci ca’ puorti ‘nguollo,

songo leggittimamente di tua probietà.

Quanno te vere passà pa’ via,

pure o bidone r’a munnezza,

pe’ vriogna se sposta all’atu lato,

e pure ‘o munnezzaro ca’ scopa ‘mmano,

te rice aroppa c’à t’ha ddato ‘na vuardata:

“ Tu hara aspettà ‘a raccolta differenziata!!!”



Catello Nastro



TRADUZIONE



Senti, mezzo uomo. Non so se incominciare dalla parte di sopra o di sotto. Tanto fai schifo solo a guardarti da lontano anche se hai l’aspetto di un essere umano. Tu sei malconcio dentro e fuori e solo se ti vedo seduto davanti al bar mi passa la voglia di prendere un caffè caldo al bancone del bar. Tu fai schifo dalla testa ai piedi, sei come una cambiale protestata, una mille lire falsa e sporcata, un fiasco di vino divenuto aceto, una pizza bruciata nel forno, una vecchia prostituta, brutta e malata. Tu non vali proprio niente, e nemmeno gli stracci che porti addosso sono di tua proprietà. Quando passa per strada il bidone dell’immondizia si spaventa e cambia marciapiedi, ed anche l’operatore ecologico ti rifiuta dicendo: “ Tu devi aspettare che fanno la raccolta differenziata!!!”

lunedì 27 febbraio 2012

Una poesia a soggetto

NIENTE ‘A RICERE



Oggie nun tengo niente ‘a ricere,

e, per la verità, mang’à scrivere.

“Ma allora che staje assettato affà

nnanze a ‘stu marchingegno,

co’ ddilivisore janco cumm’à ‘na carta

e nun te sfuorze mango cu’ l’ingegno?

Avita sape’ ca’ ‘a fora fa friddo,

e pirichè stongo ca’ saluta

nu’ poco, pe’ nun ddicere assaje, ‘nguaiatiello,

m’ha ritto ‘o miereche, ca è n’amico mio,

“Nunn’ò fa’ asci’’a fora a Don Catiello,

ca’ sicccomme è mezzo futtuto,

pote ascì sulo quanno ‘o friddo è fernuto.”

E pe’ nun restà annanza a ‘stu coso invano,

metto ‘ngopp’à iutubbo, appiccio artoparlanto

e me mette ‘a sentere ‘o repertorio napoletano!!!



Catello Nastro



TRADUZIONE

Siamo a fine febbraio 2012 e fuori fa un freddo cane. Sto da un’ora davanti al computer ma non riesco a partire con qualche nuovo articolo o, almeno, con qualche poesia di un certo impegno. Il medico, che è un amico, mi ha detto proprio la settimana scorsa che quando fa freddo non devo uscire di casa perché sono anziano e non troppo bene in salute. Ma la voglia di scrivere non mi viene: il monitor rimane bianco come una carta, non mi rimane altro da fare che passare a youtube ed ascoltare qualche canzone del repertorio classico napoletano.



sabato 25 febbraio 2012

Gastronomia Cilentana Antica

LI PURPETTE RE CARNALUARO



La signora del piano di sopra, ultrasettantenne come lo scrivente, amica di mia moglie, cilentana doc, il giorno di Carnevale ha portato in regalo un piatto pieno di polpette ancora calde. Era l’ora di cena e mia moglie le ha portate a tavola. Un gusto antico, che risaliva addirittura all’800. Infatti la signora del piano di sopra aveva rifatto le polpette povere dell’antica Civiltà Contadina del Cilento. Pane raffermo ( anche da una settimana) “spunzato” cioè fatto ammollare in acqua, poi asciugato, delle uova di gallina fresche, formaggio pecorino, o caprino o casericotta grattugiata finemente, sale, un pizzico di pepe, prezzemolo e per chi aveva ammazzato il maiale a Natale, un poco di “longa” ( pancetta non arrotolata), sausicchia, soppressata o anche del lardo o in mancanza della sugna. Si impastava il tutto creando delle palline come quelle da ping pong e poi servite ancora cocenti in tavola. A me sono arrivate tiepide, ma vi posso assicurare che sono ritornato indietro di oltre un secolo. Quando arrivai nel Cilento, il 21 ottobre del 1951, incominciai a scoprire ( sono sempre stato un buongustaio!!!) la cucina cilentana che a casa mia si alternava a quella napoletana. Risentire, a distanza di tanti anni, gli antichi sapori della cucina povera, ma ricca di fantasia, mi è sembrato ritornare all’epoca borbonica, in una vecchia casa di campagna, con galline, pecore, capre, mucche e qualche asino che serviva per il trasporto di persone e merci. Una specie di fuoristrada dell’800, insomma. Oggi ci sono delle aziende agrituristiche che propongono queste antiche ricette che, vi posso assicurare, sono le migliori anche se infrangono parzialmente la Dieta Mediterranea. Ma il Carnevale veniva e…viene una volta l’anno. Uno strappo alla regola si poteva fare. Le taverne e le bettole esistevano solamente nei grossi centri, mentre in campagna ed in collina ci stava il fai da te…Insomma, la cucina povera cilentana è ricca, specialmente in compagnia di un peretto di primitivo genuino.





Catello Nastro


giovedì 23 febbraio 2012

Ricordo di Angelo Palluotto ad Agropoli

Ad un anno dalla scomparsa

RICORDO DI CARMINE PALLUOTTO



Ad un anno dalla scomparsa, nella Chiesa della Madonna di Costantinopoli, posta in cima alla collina del centro storico di Agropoli e che si affaccia sul mare, gremita di fedeli ed in massima parte di giovani amici di Carmine che era benvoluto da tutti per modestia, amore per la solidarietà. Esperto informatico prestò opera di insegnamento presso il Centro Sociale Polivalente “Città di Agropoli” in un corso di computer per anziani che dopo pochi giorni dall’inizio dovette triplicarsi per il crescente numero di iscritti. Il sindaco di Agropoli, avv.Franco Alfieri, fu il primo a donare al corso due computer, che sono ancora in funzione ed a disposizione dei frequentatori della sala computer e biblioteca del CSP. Il mese scorso, con una commovente cerimonia, lo stesso sindaco Alfieri ha scoperto una artistica targa alla memoria del giovane scomparso prematuramente, intitolandogli la sala biblioteca a perenne ricordo di un giovane che aiutò gli anziani e che non ebbe il tempo di diventarlo. Alla messa in suffragio era presente, in rappresentanza del Centro Sociale Catello Nastro, promotore del corso che ricorderà sempre il primo Maestro.



Tratto da

agropolicultura.blogspot.com

mercoledì 22 febbraio 2012

Una poesia di Catello Nastro

LE FOGLIE D’AUTUNNO



Le foglie verdi ingialliscono

ai primi geli dell’autunno:

cadranno in un ultimo volo

dai rami semispogli

degli alberi in giardino.



Dormiranno gelidi sonni,

fortemente abbarbicati alla terra,

con radici profonde

diramate nel freddo terreno,

al riparo di forti tempeste.



Vivranno un’altra vita,

con nuovi germogli,

nuove fioriture variopinte,

nuovi frutti indorati

dal caldo sole di primavera.



Come in un ciclo vichiano,

le foglie verdeggianti

sull’albero maestoso

compaiono e scompaiono

nell’alternarsi delle stagioni.



All’ultima fioritura,

sancita da madre natura,

foglie e fiori scompariranno,

ed anche l’albero rinsecchito,

inutile ornamento, verrà reciso.



Catello Nastro

sabato 18 febbraio 2012

Non è vero, ma ci credo...

OGGI VENERDI'  17 

FEBBRAIO ORE 17





Oggi, venerdì 17,

di pomeriggio alle ore 17,

un gatto nero

mi ha tagliato la strada.



Ho subito deviato,

passando all’angolo

coi palazzi vicini

senza quadrupedi clandestini.



Ho deviato, invano,

ma con la scarpa destra

sono andato a finire

sulla cacca di un cane.



Il gatto nero,

che mi guardava da lontano,

rideva sornione quasi a dir:

“E’ uscita dall’ano di un cane…”



Sorrido al gatto nero,

che parlava un po’ strano,

mi pulisco nell’erba la scarpa

e proseguo il tragitto lontano!!!





Catello Nastro