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martedì 27 dicembre 2011

Concerto per la pace

CONCERTO PER LA PACE
AD AGROPOLI




Domenica 26 dicembre 2011, con inizio alle ore 20,30, nella Chiesa della Madonna delle Grazie ad Agropoli, a cura dell’Associazione Culturale “Classica Cilento” si è tenuta la decima edizione del “Concerto per la Pace”. Sotto la direzione del M° Raffaele Iannicelli, di Agropoli, si è esibita l’Orchestra da Camera di Benevento, col soprano Sonia Reale e Silvano Maria Fusco al violoncello solista. L’orchestra da camera di Benevento è formata di giovani strumentisti già distintisi nella loro carriera per meriti artistici. Membri di prestigiose orchestre italiane, hanno al loro attivo, individualmente, lunga attività di solisti nonché cameristi conseguendo dovunque riconoscimenti pubblici nonché enorme successo ed avendo all’attivo esibizioni in sale prestigiose in Italia ed all’estero. Durante la serata sono stati eseguiti pezzi di Brahms, Puccini, Verdi, Vivaldi, Lehar, Corelli. Al termine del concerto a tutti gli spettatori è stato regalato un libro. Iniziativa realizzata in collaborazione con le associazioni “Altragiustizia” e “Fabbrica di idee”. Notevole il successo e meritato.





Comunicato stampa a cura di


agropolicultura.blogspot.com

venerdì 23 dicembre 2011

Poesia di Natale di Titina Janni

DOVE NASCI SIGNORE ‘



Sotto una palma d’oriente

Tra isolati di cemento

Metropoli inquinate

Ove non sei mai nato?

Quale sarà Betlemme

Del duemila?

Dove ti adoreranno

Regnanti e pastori?

Scegli un posto

Palese nascosto.

Se progetto è la grotta

Vieni ti aspettano tutti.

Bimbi croci viventi

Imbrattati di sangue innocente.

Anziani, stanchi delusi

Non hanno più casa.

Giovani impazziti

Su strade senza cipressi

Cimiteri lo stesso.

Barboni arrotolati tra cartoni

Nelle notti di gelo

Guardano il cielo.

Nomadi, relitti umani

Che tu ami.

Dove nasci Signore?

Se manca l’amore vieni

Portalo in ogni cuore.



Titina Janni

Poesia di Natale di Catello Nastro

BUON NATALE



Quante stelle nell’alto, su, nel cielo,

quante luci di alberi sintetici

illuminati nelle nostre case.

Quanti regali – spesso costosi –

deposti sulla base, in bella vista,

a testimoniare un fatuo amore,

materialistico e consumistico benessere.



L’intermittenza elettrica continua

il suo monotono imperterrito danzare,

e i bimbi guardano le alterne lucine

che s’accendono e si spengono,

in un ritmico, monotono danzare,

di luci soffuse e di colori alternanti.

Solo un bambino resta immobile…





E’ notte. E la famiglia va a dormire.

Sognerà fate e comete, vagheggianti

nella notte fonda di dicembre inoltrato.

Slitte trainate di mansuete renne guidate

da un tecnologico navigatore satellitare,

provenienti da ripe scoscese, impercorribili,

sentieri inusitati per il traffico corrente,

ma all’uopo aperte per la nascita di Cristo.



E solo allora il satollo bimbo di una famiglia

acculturata media e fortemente benestante,

si chiederà, ingenuamente, chi sia Costui,

che scende giù dal cielo per invitare

alla cosmica tolleranza, all’amore incontaminato,

alla pace continua e perenne, al sorriso esternato

anche ai poveri ed ai derelitti, agli indifesi ed i solitari.



E salirà sul palco dell’immensa umanità,

Madre Teresa di Calcutta, San Francesco poverello,

Giovanni Paolo II°, il mite frate di Pietralcina,

il nostro caro Padre Giacomo, l’amico Alberto,

ed intoneranno l’inno di lode al Signore.

E Cristo scenderà dolcemente dalla croce,

asciugherà le ferite rosse di sangue al costato,

e inviterà tutti alla pace. Alla nuova pace del mondo!

Catello Nastro

Poesia di Natale di Sabato Antonio Di Matteo

LA NOTTE RE NATALE





Quanno è la notte re natale

ognuno contentezza tene

tutti a lo Bambino stan’aspettare

ma nisciuno sape addò ne vene:



La Maronna e San Giuseppe

lemme lemme se ne iero a Betlemme

nisciuno le bolette alloggiare

e into a na capanna se iero a rifugiare.



Ma quanno re venero li roluri

lo cielo cangiao li coluri

s’allominaro tutte le stelle

e li pasturi nterra sonaro

zampogne e ciaramelle

fore ngera puro la neve

l’angioli scennero ra lo cielo

e la Maronna se levao lo velo

tutta la gente se mettette a cantare

lo canto re la notte re natale



Sabato Antonio Di Matteo

Natale nel Cilento

IL PRANZO DI NATALE NEL CILENTO




Anche oggi gli anziani (come me!) sono ancora legati alle antiche tradizioni del Natale. Pur essendo di origini napoletane, ma essendo venuto a contatto con la cultura cilentana gia nel 1951, ho abbracciato, per la verità, e con piacere, tutte le tradizioni gastronomiche ed enologiche del Cilento, rinnovellando, ogni tanto anche quelle delle origini napoletane. Il pranzo della vigilia di Natale, come vuole la tradizione è a base di pesce. Ma nel Cilento interno questo non era possibile ed i più ricchi potevano permettersi il lusso del baccalà. Per i meno ricchi ci si rifugiava nelle minestre di verdure ed in altre pietanze a base di pasta e pane, che escludevano la carne. Il pranzo di una famiglia media, alla vigilia di Natale poteva così essere composto:

• verdura mista conservata sott’olio o sotto aceto con qualche alice salata. Note anche le focacce e quelle riempite di verdura prima bollite e salate;

• ministrone di verdure di stagione anche con pasta fatta in casa;

• baccalà fritto o alla “sptrita” con peperoncino per propiziare il bicchiere di vino “tuosto”;

• dolci fatti in casa, come pizze varie al forno o fritte con olio;

• frutta secca ( noci e nocelle);

• vino a volontà, ma solo per gli adulti.

Il pranzo del giorno di Natale era una vera e propria abbuffata, perché la maggior parte delle famiglie aveva l’usanza di ammazzare il maiale qualche giorno prima della festa e consumare quelle parti che non potevano essere salate, essiccate, insaccate e quindi conservate per lungo tempo.

• antipasto di “longa” (pancetta stesa o arrotolata con sale, pepe o peperoncino, affettata sapientemente dal padrone di casa. Era piena di grasso apportatore di colesterolo, ma a quei tempi non si facevano le analisi cliniche è quindi nessuno lo…sapeva;

• affettato di sausicchie, soppressate e per i più ricchi anche prosciutto;

• fusilli fatti in casa con ragù di castrato, messo a “pipuliare” per ore ed ore. Naturalmente il piatto recava in cima un bel pezzo di castrato compreso l’osso;

• carne di maiale arrostita nel focone al fuoco di legna (profumata e selezionata) e portata in tavola ancora calda. Per i nonni carne tritata perché non avevano la dentiera, che a quei tempi non esisteva;

• verdure varie di contorno;

• frutta secca che comprendeva anche il famoso fico bianco del Cilento, oggi tanto ricercato, che veniva imbottito con le mandorle del Cilento;

• il dolce completava il pasto natalizio. Altro che pandoro e panettone! Un vassoio gigante di struffoli, castagnelle e scauratielli, fatti tutti col miele, messo da parte già tempo prima;

• anche dopo il dolce gli adulti bevevano vino, mentre ai giovani, ragazzi e donne, era concesso qualche bicchiere di lambiccato, un vino dolce, oggi quasi scomparso, che, unitamente al miglior peretto di primitivo, poteva anche propiziare una nottata di fuoco.

A tarda ora si spegnevano le lanterne, le lucerne, le candele ed i lumini, si metteva la protezione davanti al focone e tutti andavano a dormire. Si mettevano i bambini a letto, si accompagnavano i nonni nelle loro stanze. I genitori chiudevano a chiave la loro stanza e dopo poco si sentiva il rumore delle “sgoglie” dentro il saccone (materasso riempito da involucri delle pannocchie di granoturco, essiccate), che facevano rumore mentre i genitori continuavano a festeggiare l’evento dimenandosi a più non posso.

Oggi queste antiche usanze sono quasi scomparse. Si va in ristorante, ed i più ricchi vanno pure all’estero. Nel XIX secolo la maggior parte dei Cilentani non conoscevano nemmeno Napoli e molti nemmeno Salerno. Oggi, in compenso, le aziende agrituristiche del Cilento ripropongono le antiche pietanze fatte in casa ed il miglior vino del territorio, ricavato da vitigni straordinari tali da competere con i migliori d’Italia. Un felice Natale a tutti i miei lettori, in particolare modo ai giovani affinché non dimentichino mai le tradizioni, la gastronomia e l’enologia del Cilento. (Catello Nastro)

Comunicato stampa a cura di

agropolicultura.blogspot.com

venerdì 1 aprile 2011

NATALE A LI TIEMPI MIEI

7 - NATALE A LI TIEMPI MIEI

Quanno venìa Natali,
a li tiempi miei,
quann’ero criaturi,
era usanza pe’ tutte li ccase,
ca’ tanto aviamo magnà
ca’ n’augnau la panza.
Struffule e castagnedde,
pizze chiene re caso e supressate,
‘nzogna re vescica
e picurino rattato, vascuotti e vascuttieddi,
e a la fine re lu pranzo
pure nu’ bicchiere re vino tuosto
ne putiamo sculari.

Catello Nastro

Quando arrivava il Santo Natale, ai miei tempi, nel primo dopoguerra, ero ancora un bambino, era usanza in tutte le casa mangiare tanto che poteva venire anche il mal di pancia. Dolci come “struffoli e castagnelle”, pizza piena di formaggio fresco di capra, pancetta e soppressata, sugna presa da una vescica , formaggio pecorino grattugiato, biscotti rustici e dolci e alla fine del pranzo, a noialtri bambini o ragazzi, era concesso anche un bel bicchiere di vino. Ma solo in tale occasione e nelle grandi feste. Allora la Dieta Mediterranea non era stata ancora scoperta!!!