venerdì 7 ottobre 2011

Come un ramoscello

COME UN RAMOSCELLO



Come un ramoscello,

abbarbicato al tronco

maestoso e secolare

di un atavico ulivo

dell’entroterra cilentano,

pur avanzato negli anni

e consunto da piogge

e temporali illuminati

da fulmini e saette

di terrificante effetto,

continuo a raccontare

storie fantastiche

con politici camaleonti

e falsi imprenditori

camuffati da folletti.



Ed io ramoscello

abbarbicato al tronco,

dissidente guardo il cielo

speranzoso in un cambiamento

che non avverrà mai.



Vorrei urlare alle stelle

la mia rabbia, ma non posso.

Domani potrebbe passare

una gigantesca ruspa

e spianare l’uliveto.



Catello Nastro


martedì 4 ottobre 2011

Piccoli e grandi fuochi

PICCOLI E GRANDI FUOCHI







Era il tempo dell’età più bella:


nemmeno un po’ di cenere


lasciarono


quelle piccole fiammelle.






Non eran grandi fuochi


ma solo fuocherelli.


Da allora di tempo ne è passato


e una grande fiamma


anche io l’ho trovata..






Gli benedico tutti i giorni


da quando l’ho incontrata.


Da molto tempo riscalda la mia vita


con amore e con coraggio


e molta cenere rimane


al suo passaggio.






Di calore me ne ha dato


a più non posso


e non si è ancora stancata


di questo vecchio orso.










A tutti auguro la mia fortuna,


che di grande fiamma al mondo


se ne trova solo una.






Alimentate il fuoco con vera legna


e vi accorgerete che la fiamma


mai non si spegne.






Gino Vivoli


Agropoli - 2006

Poeti alla ribalta - Gino Vivoli

VIA DEI TIGLI







Era il due novembre


di un anno ormai trascorso


e camminando per i tigli


lungo il corso…






Una lapide attirò


la mia attenzione.


Quello che c’era scritto sopra


mi diede una forte emozione.






C’era scritto: “ Tu che leggi,


non dimenticarlo mai,


quello che tu sei io ero:


quello che io sono tu sarai.






Guadagnando poi l’uscita


e arrivando al cancello,


mi ritorna in mente


quel triste ritornello.






Dopo aver lasciato alle spalle


quella triste sepoltura


pensavo tra me e me…


Non è morire, ma nascere


la vera fregatura:






La vita in prestito


ci è stata data


ed al più presto dobbiamo renderla


a chi ce l’ha donata.










Gino Vivoli


Agropoli,2006

sabato 1 ottobre 2011

SALSICCE E FUOCHI PIROTECNICI

SALSICCE E FUOCHI PIROTECNICI

Quale connessione possa esserci tra i due soggetti indicati nel titolo non è tanto facile da spiegare. Ma la mia settuagenaria esperienza mi ha portato a fare subito una prima e netta distinzione: tra i botti causati dai bombardamenti e quelli causati dai fuochi pirotecnici alla festa del Santo Patrono del paese. Ad Agropoli, città del Cilento antico, dove vivo da alcuni decenni, i Santi sono parecchi. Ognuno ha la sua bella chiesa che accoglie i fedeli e dove si celebrano battesimi, prime comunioni, matrimoni e funerali. Un servizio per la cittadinanza dei credenti dalla nascita alla morte corporale. Sopra Agropoli, nel centro storico o città alta, ci sta la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, Patroni del paese, nella quale il 16 maggio di quarantuno  anni fa, cioè nel 1970, convolai a giuste nozze con mia moglie che sta già dormendo da due ore, mentre io soffro d’insonnia notturna. Sempre nel centro storico, prospiciente sul mare, la Chiesa della Madonna di Costantinopoli, Patrona e protettrice dei pescatori, non di frodo, naturalmente. Dirimpetto la chiesa di San Francesco, con l’antico convento, sulla strada che porta a Trentova. Poi ci sta la Chiesetta della stazione, quella del Sacro Cuore, che ricorda la bellissima figura di Padre Giacomo e di Don Alfonso, che ebbi l’onore di avere come collega insegnando a Capaccio. Al centro della città la Chiesa della Madonna delle Grazie e nelle due estreme periferie la Chiesa della Madonna del Carmine e quella di Sant’Antonio che mi sembra sia la più recente. Dopo questa ampia introduzione…ecclesiale, avendo omesso le chiese minori, aggiungiamo che tutte queste comunità di devoti, almeno una volta l’anno, fanno una festa. Suoni, cantanti, bancarelle e…fuochi artificiali. Non si bada a spese. Il contributo dei credenti va in…fumo. Ed una volta a Trentova anche in fiamme che per poco non si sfiorò la tragedia. I fuochi di nuova generazione, al fosforo, mi sembra, quando vengono sparati “abbascio a marina”, vicino al porto, cadono sulle acque del mare e poi esplodono. I pesci, ricordando lo sbarco alleato del 1943, si vanno a rifugiare sotto gli scogli, sotto le barche e qualcuno sotto la sabbia. Sono sani come un pesce, ma dopo i fuochi si ammalano, e dalla muta passano direttamente alla mutua. Verso l’una e mezza di notte, indigeni e villeggianti, ospiti del nostro paese, volgarmente definiti bagnanti, proprio perché vengono ad Agropoli per fare i bagni, dopo il finale fanno l’applauso ai fuochisti per la loro bravura. Inutile aggiungere che anche i fuochi pirotecnici, come i pelati, vengono spesso dalla Cina. Ma in tempo di globalizzazione, con la botta, diventano napoletani pure loro, come la pizza margherita. Per fare festa alla festa si spendono ogni anni migliaia e migliaia di euro solo per fare contenti gli amanti dei fuochi pirotecnici, i nottambuli, quelli che della festa del Santo Patrono gradiscono solo i fuochi pirotecnici, le bancarelle, il torrone o la cantante famosa sul palco della piazza o del porto che per aver cantato una dozzina di canzoni, spesso registrate, percepisce altre migliaia di euro. A questo punto la domanda al solito lettore attento ed oculato, sorge spontanea: “ La Spiritualità dove sta???” Non si sa. Sia ben chiaro che non si sa nemmeno dove ai fuochi artificiali preferivano il barbecue con la salsiccia o la bistecca, con un bel panino, il tutti annaffiato con un bel bicchiere di vino. Uno alla volta, senza contare la somma totale. Per digerire: la balera, con l’orchestrina del paese composta da una fisarmonica, una chitarra, una batteria e, magari, anche un cantante di quelli non famosi che vanno alle feste anche solo per devozione. E dove avveniva tutto questo? Nel comune di S.Francesco al Campo, dedicato al Santo Poverello d’Assisi. In provincia di Torino, nel Canavese, dove ho insegnato per circa quindici anni, proprio sotto la pista di decollo dell’aeroporto di Caselle, dove gli aerei passavano, in fase di decollo, a bassa quota e quindi potevano anche essere disturbati dai fuochi artificiali. Annoto, per il lettore pignolo, che questo avveniva anche per molti paesi del Piemonte sprovvisti di aeroporti e pista di decollo. Ho deciso di scrivere questo articolo proprio perché la settimana scorsa è esplosa una fabbrica di fuochi artificiali causando morti e feriti. Un lavoro senza dubbio pericoloso fatto da appassionati di fuochi artificiali che saranno senza dubbio degli artisti veri e propri nel loro mestiere. Ma mettono a repentaglio la loro vita solo per portare a casa uno stipendio dignitoso, guadagnato onestamente, ma rischiando sovente la vita per un lavoro – divertimento, per i fruitori finali. Quando leggo queste notizie mi rattristo. Sono di origini napoletane e Napoli è la città principe nel genere. Ma, in conclusione penso, che se anche nella città partenopea i botti ( famosi quelli di capodanno che spesso procurano morti e feriti) venissero sostituiti dalla salsicciata o, in alternativa, dalla pizza, e da un buon bicchiere di vino di Gragnano, i risultati sarebbero meno pericolosi, faciliterebbero la socializzazione, affratellerebbero i popoli, anche se qualche fanatico dei “botti di capodanno” si asterrebbe dal festeggiare. Fino a qualche anno fa plaudivo ai fuochi artificiali, poi sono passato ai fuochi del barbecue con la grigliata di carne, adesso, a settanta anni, sono passato alla preghiera, alla solidarietà ed alle opere di bene nei confronti del prossimo che ha più bisogno d’amore che di botti.

Catello Nastro


PUBBLICATO SULL N. 35 DEL 1 OTTOBRE 2011
DI “UNICO SETTIMANALE” DI PAESTUM



venerdì 16 settembre 2011

COME UN LIBRO

COME UN LIBRO…







Come un libro d’amore,


iniziato a leggere da mezzo secolo,


dalle pagine sbiadite e i fogli consumati,


siamo arrivati all’indice.






Ogni capitolo una storia:


ora d’amore, ora di sdegno,


come nell’antica poesia cilentana


che si declamava tanti anni fa.






Alterne vicende umane,


senza un falso gossip


per attrarre spettatori


pigri e insonnoliti.






Come lo scorrere delle acque


di un torrente ora in pianura,


ora in ripida discesa:


quasi una cascata gorgheggiante.






Siamo alle ultime pagine


di un libro stropicciato


dal tempo e dall’uso continuo


per leggere attentamente il contenuto.






Siamo alle ultime pagine:
ma la storia d’amore continua…

Catello Nastro











domenica 4 settembre 2011

Omaggio al Poeta Giuseppe Volpe

All’ombra della dismessa Fornace di Agropoli

INTITOLATA AL POETA GIUSEPPE VOLPE UNA PIAZZETTA DELLA CITTA’ CILENTANA



Grande merito al sindaco della città, avvocato Francesco Alfieri ed all’Assessore alla Identità Culturale dottor Francesco Crispino per aver portato avanti la proposta di intitolare la piazzetta a pochi passi da dove abitava il compianto Giuseppe Volpe, poeta venuto a mancare, quasi centenario, pochi anni fa. L’omaggio del Sindaco di Agropoli ad un artigiano cantore del Cilento con poesie in vernacolo, recentemente scomparso, oltre ad essere un atto dovuto, è stato anche un atto sentito. I grandi uomini non sono solo quelli che compiono grandi imprese, ma anche quelli che fanno grandi esempi. Peppino Volpe, al quale gli amici Antonio Infante, Mario De Pascale e Catello Nastro hanno dedicato il settimo volume ( antologia poetica “OMAGGIO A GIUSEPPE VOLPE” della collana “Il Cilento nuovo”), con poesie di circa trenta poeti del Cilento ed oltre, molte della quali scritte in vernacolo cilentano e dedicate al territorio, rimane vivo nella memoria di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo o almeno leggere le sue liriche. Sabato 3 settembre 2011, nella piazzetta distante meno di cento metri dalla sua abitazione, c’era una moltitudine di amici e conoscenti, oppure semplici lettori ed estimatori del compianto. Dopo le sentite parole di Franco Alfieri e di Franco Crispino, è stata scoperta e benedetta la marmorea targa dedicata al poeta cilentano. Molte le associazioni, civili e militari, presenti alla cerimonia. Al termine della commovente manifestazioni, sono state declamate alcune poesie di Volpe, tra le quali una dedicata alla fornace col suo semi diruto fumaiolo, all’ombra del quale Peppino scrisse una delle sue più belle composizioni.



Catello Nastro

mercoledì 31 agosto 2011

La poesia semplice di Silvia Del Galdo

Ostigliano

EDITO IL LIBRO “POESIE SEMPLICI” DI SILVIA DEL GALDO



E’ uscito proprio in questi giorni, e precisamente il 31 agosto 2011, il libro intitolato “POESIE SEMPLICI” di SILVIA DEL GALDO nativa di Ostigliano ma da anni residente a Milano, con le edizioni deella “Libera Università Internazionale di Arte, Lettere, Musica e Storia onlus di Agropoli. In oltre sessanta pagine, in decorosa ma elegante veste editoriale, l’autrice personalizza i suoi affetti ed i sentimenti in versi musicalmente ritmati in questo volumetto che è il tredicesimo della collana letteraria “Il Cilento nuovo” diretta da Mario De Pascale, Antonio Infante e Catello Nastro. Questi due ultimi hanno curato la stampa del libro e fatto la presentazione. Antonio Infante ha scritto:” Leggendo i versi, definiti “semplici”, di Silvia del Galdo, si nota subito l’esaltazione degli antichi valori cilentani e non solo. La religione, l’amore, la solidarietà, la fine della vita nella visione francescana, la famiglia intesa come focolare ed elemento, quindi, di unione affettiva, di coesione sociale, che sfocia in un rapporto sublimato dal grado di parentela, dal vivere inteso come condivisione di gioia e dolore, dialogo di cose importanti e nello stesso tempo minute o addirittura transitorie. Nella collana letteraria “Il Cilento nuovo”, diretta dall’amico Catello Nastro, da Mario De Pascale e dallo scrivente, volutamente ci siamo dedicati a poeti e scrittori emergenti. Prossimamente daremo vita anche alla pubblicazione di monografie, cataloghi ed antologie di pittori e scultori, arricchendo, appunto, il nostro studio introducendo l’arte figurativa che proprio in questi ultimi sta dando segno di notevole risveglio, assidua ricerca di nuove espressioni artistiche, successi che onorano il Cilento in Italia e nel mondo. La cilentana Silvia Del Galdo, che vive a Milano da parecchi anni esprime, nelle sue semplici composizioni messaggi personali che diventano addirittura cosmici. L’amore si può cantare in una poesia, un racconto, un libro, una canzone, un’opera pittorica o scultorea. Silvia Del Galdo lo fa attraverso poche righe ritmate alla maniera classica, con un compiacimento personale, semplicemente, senza fronzoli o ricercatezza di vocaboli altisonanti. Giustamente l’amico Catello Nastro ha parlato di “POESIA SEMPLICE DI SILVIA DEL GALDO”. (Antonio Infante). Anche Catello Nastro ha commentato i versi della poetessa di Ostigliano ma operante a Milano già da molti anni. “Quando non si hanno velleità letterarie, o quanto meno presunte tali, la poesia semplice assume un aspetto diverso. Di onestà dell’espressione, della composizione, della stampa, della divulgazione e richiede, quindi, anche onestà di giudizio. Per scrivere poesie oggi è facile, più difficile è trovare lettori benevoli e di larghe vedute che sanno recepire il messaggio in esse contenuto. Nel panorama letterario esiste una caterva di poeti, o quanto meno presunti tali, che usano paroloni con iperboliche rappresentazioni, quasi sempre astratte, per mettere in mostra il loro scibile culturale. L’innovazione, a questo punto, diventa vero e proprio barocchismo espressivo in versi. Quello che più colpisce, nella poesia di Silvia Del Galdo è la semplicità. Sia delle espressioni, sia dei concetti. In parole povere forma e contenuto vanno di pari passo per portare avanti un discorso genuino, sebbene a tratti scarno, con una metrica classica che non cela ermetismi vari, espressioni a doppio senso, dubbi nell’interpretazione, ipocrisia letteraria vera e propria. Certamente non tutte le liriche contenute in questa raccolta antologica assurgono ad alti valori. Ma alcune, in verità, si elevano al di sopra delle altre, per immagini genuine, quasi ottocentesche. Non facciamo raffronti con poeti del mondo classico o moderno che hanno evidenziato una certa personalità espressiva, ma mettiamo in risalto la linearità delle poesie di Silvia Del Galdo che si accinge a dare alla stampa la sua prima raccolta di versi. Se dovessimo fare un raffronto con l’arte figurativa, dovremmo a forza definire la poetessa milanese di adozione ma cilentana di nascita, una paesaggista, una realista, una riproduttrice di colori reali della natura in un insieme di piani, forme e colori, tenui, chiari, incisivi, ben accostati ed infine leggibili al fruitore della composizione. Abbiamo deciso di ospitare nella collana “Il Cilento nuovo” il volumetto di Silvia Del Galdo, per dare modo a tutti i lettori e gli amanti della poesia in particolare, di gustare, come in una mostra di pittura, tutti questi quadretti, semplici ed accessibili, in un figurativo realista con qualche tendenza al naif. Una pittura primitiva, quasi fanciullesca, ma piena di note musicali lievi ed accessibili, come appunto sono i versi di questa poetessa che si presenta per la prima volta alla stampa di una sua “collezione” di poesie. Non citerò le poesie che mi hanno colpito di più per il loro candore espositivo, per non fare torto alle altre, ma anche per lasciare al lettore un giudizio equilibrato senza interferenze del critico d‘arte questa volta nella veste di critico letterario. Nell’augurare all’autrice un meritato successo, vogliamo ancora una volta ribadire l’importanza della nostra collana letteraria “Il Cilento nuovo” che si prefigge di arrivare alla fine del secondo anno a venti opere pubblicate. Un traguardo difficile ma…non impossibile. (Catello Nastro) Ci congratuliamo con l’autrice e con i promotori della collana letteraria dedicata al Cilento, per le ottime pubblicazioni che stanno riscontrando unanimi consensi anche a livello nazionale.

(Renato Volpi)



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